9 Novembre Nov 2018 1112 09 novembre 2018

Quanto sessismo c'è nel mondo della musica in Italia?

Le donne che lavorano in questo campo ancora trattate alla stregua di assistenti o groupie. Per questo hanno deciso di fare rete. Dal caso di CRLN alle molestie, a che punto siamo.

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Musica Sessismo Italia

«Le difficoltà che una donna incontra in ambito musicale sono le stesse difficoltà che le donne incontrano in tutti gli altri ambiti lavorativi». Esordisce così Nur Al Habash, ex direttrice di Rockit. Che continua: «Tutti quei ruoli che implicano potere, prestigio o perizia sono tradizionalmente associati agli uomini; nel momento in cui le donne cercano di farsi spazio nella migliore delle ipotesi sono ignorate, nella peggiore vengono ostacolate con pregiudizi, battute o episodi più pesanti». Il quadro descritto dunque non ricorda niente di nuovo. Qualcosa che riguarda già le donne in molti ambiti, e che in quello musicale evidentemente non è migliore. Complice la rivoluzione culturale che si è mossa a partire dal #MeToo, qualcosa si sta muovendo anche qui in Italia.

IL CASO CRLN E IL LANCIO DI SHESAID.SO ITALIA

Risale infatti ad agosto lo spiacevole episodio che ha coinvolto la cantante CRLN, insultata pesantemente durante un festival musicale da un manipolo di spettatori, per il solo fatto di essere femmina. A fare la differenza, stavolta, è stata la risposta, che non si è fatta attendere: i social hanno fatto da megafono e hanno permesso di denunciare un fatto che succede ancora molto spesso in Italia e che non riguarda solo chi sta sopra il palco: l’industria musicale subisce ancora vecchie logiche sessiste e discriminatorie, ma le donne non sono più disposte a tacere. Proprio in seguito a quell’avvenimento che è stata anticipato il lancio di Shesaid.so Italia, la divisione locale di una rete internazionale di donne che operano nel music business. Nata a Londra quattro anni fa, ha nuclei molto forti in molte parti del mondo tra cui Los Angeles, Barcellona, ma anche Berlino e Parigi. Nur Al Habash è una fondatrici e spiega così il motivo di questa iniziativa: «Ho cominciato a frequentare i meeting delle divisioni straniere e lì ho verificato ciò che viene fatto in questa rete internazionale. Ci si conosce, ci si scambia opinioni, consigli, opportunità di lavoro, si offre un’attività di tutoring o gruppi di lobbying. Ma soprattutto ci si supporta a vicenda perché ci siano sempre più donne a ricoprire ruoli di rilievo nel music business. L'abbiamo portato in Italia perché non esisteva nessun network del genere». Shesaid.so fa sostanzialmente quello che manca nella vita di tutti i giorni: crea opportunità per le donne, concede visibilità, contatti diretti e supporto. In questo gruppo le donne non vengono lasciate sole e non si sentono sole. «Casi come quello di CRLN accadono a molte che si espongono e sono a contatto con il pubblico. C'è di nuovo che ora c'è qualcuno pronto a rispondere, e faremo azioni molto precise volte a cambiare la cultura sessista, un mattoncino alla volta».

PARLANO LE ADDETTE AI LAVORI

A latere del gap lavorativo, il sessismo in ambito musicale si esprime soprattutto come atteggiamenti tipici di piccoli gruppi dove gli uomini sono soliti porsi in posizione di comando senza porsi tante domande. Dare per scontato lo status quo o addirittura non vederlo neanche: perché nessuno fa presente con indignazione che il 90% degli artisti nei cartelloni dei festival sono uomini? Oppure perché nei panel di discussione non si vede nemmeno una donna del settore? Possibile che siano davvero tutte a un livello inferiore, o semplicemente, come in altri ambiti, si dà per scontato che abbiano un minore potenziale? Secondo Al Habash «si tratta di sessismo inconsapevole. Conosco molti uomini che si dicono anche femministi, ma che quando devono scegliere gli ospiti da invitare riescono a pensare solo ad altri uomini. Il fatto che non gli venga mai in mente nessuna donna, anche se siamo tantissime, è sintomatico di qualcosa che non funziona». Un mondo in cui la competenza femminile viene costantemente messa in discussione. Si pensi all’esempio di Asia Argento al tavolo di X Factor, la cui presenza inizialmente era stata vista con sospetto ed è stata valorizzata una volta andata in onda, quando ormai il suo ruolo era stato compromesso da quanto sollevato con il caso di Jimmy Bennet. Ciononostante, la redazione del programma non è stata in grado di sostituire Argento con una figura femminile altrettanto preparata. Che in Italia ci sia una mancanza di donne esperte o era più semplice trovare un sostituto uomo?

IL SESSISMO TRA MANSPLAINING E DIFFICOLTÀ

Sono molte le professioniste che vogliono dire la loro in merito. Sara Colantonio, produttrice esecutiva e A&R di Bassa Fedeltà, etichetta discografica, afferma: «Le donne necessariamente appaiono come meno preparate. Ci immaginano ad ascoltare canzoni per i nostri ormoni e non che abbiamo l’oggettività di una professionista. Dobbiamo, come al solito, impegnarci il triplo per farci notare e anche a quel punto - ovvero quando credono alla nostra professionalità - le reazioni spesso sono «è una donna con le palle» (e quindi di nuovo una classificazione maschile». Antonia Peressoni, ufficio stampa di Sfera Cubica/Garrincha Dischi e Presidentessa dell’associazione Indie Pride, rincara la dose: «Vivo costantemente la sensazione di dover fare il doppio in confronto ai miei colleghi uomini o di essere, ancora dopo 15 anni, messa costantemente alla prova come se la musica non fosse il posto più adatto per me. Un esempio semplice, se si parla di musica e si è l'unica donna ho sempre la sensazione di essere trattata come chi la materia la conosce meno. E una costante prova per dimostrare la propria competenza e professionalità in un mondo troppo spesso sordo». E aggiunge, parlando di un'altra forma di sessismo: «Poter essere o meno 'oggetto di attenzioni sessuali' può andare ad incidere sul rapporto lavorativo stesso: si può essere discriminate in quanto possibili amanti, ma anche non potendolo essere».

«I COLLEGHI MI TOCCANO ANCHE SE NON CI SIAMO MAI VISTI PRIMA»

Lo conferma Esmeralda Vascellari, fondatrice di Lady Sometimes Records (che promuove artiste italiane shoegaze): «Certi rapporti lavorativi si modificano improvvisamente. A volte colleghi mi hanno baciata, abbracciata o cercato comunque un contatto fisico senza mai averli visti prima. Questo rende meno confortevole la comunicazione e sposta l'asticella dal 'ti parlo perché mi interessa ciò che fai' al 'ti parlo perché sei carina'». Per non parlare di quando si tratta di prendere sul serio il lavoro femminile. Nemmeno l’ambito musicale è esente dal mansplaining e anzi sembra che possa accadere anche di peggio, continua Vascellari: «Inoltre dovendo valutare demo e proposte (al 99% di artisti maschili), se il mio giudizio è negativo, aiuto! Automaticamente la risposta è «probabilmente non hai la cultura musicale adatta». La sensazione è che ci abbiano dato un po' di spazio per giocare, però attenzione, le robe dei grandi, il lavoro vero è di un altro livello». Come afferma Oriana Guarino, music manager e creative director dell’etichetta discografica 800A Records e Indigo: «Mi capita spesso di subire appropriazione indebita d'idea, me le ripetono davanti come fossero le loro pochi secondi dopo averle dette e tutti all'improvviso approvano; non si fa pubblicità del lavoro al femminile e le donne stesse molto spesso preferiscono lavorare con gli uomini se più affermati e soprattutto nell'ambito della produzione musicale».

SESSISMO INTERIORIZZATO E AUTOESCLUSIONE

«Nell'ambiente ne ho sentite tante: dalle insinuazioni di presunte storie con il capo o con il frontman della band di turno per giustificare la scelta di sostenere un progetto. A malincuore devo ammettere di sentire molto più spesso commenti del genere da parte delle donne che dagli uomini», afferma Azzurra Funari, responsabile della comunicazione e progettazione per Freecom. Visione confermata anche da Irene Mambo, co-fondatrice di Strawboscopic, studio che offre servizi creativi a musicisti e etichette indipendenti: «L'ambiente è inospitale perché trovi competizione, egocentrismo, goliardia, dinamiche di potere connotate al maschile quindi naturali per gli uomini e una forzatura per le donne». E purtroppo non concorre solo il sessismo interiorizzato femminile a boicottare le donne tra loro: spesso, tristemente, accade anche l’autosabotaggio. Gaia Dedola, direttrice di Seeyousound Pisa: «Un aspetto difficilmente quantificabile è anche quello dell'autoesclusione. Tante di noi non arrivano neanche ad essere discriminate perché, semplicemente, un ambiente inospitale le porta a rinunciare prima?».

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