8 Novembre Nov 2018 1253 08 novembre 2018

Violeta Senchiu e l'ennesimo caso di giornalismo indulgente

La Città di Salerno ha raccontato il suo delitto parlando del «passato burrascoso del suo aguzzino», trasformato «da principe azzurro a orco». Riducendo un femminicidio a una favola senza lieto fine.

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Violeta Senchiu Femmicidio

Ci hanno detto che Violeta Mihaela Senchiu è morta. È morta a 32 anni dopo una lunga agonia perchè il suo compagno, Gimino Chirichella, 48 anni, le ha dato fuoco in cucina. Ne sapremo poco di questa vicenda, lei è rumena, lui italiano, si sa che i media fanno le loro distinzioni nell’orientare il nostro interesse. Cercando notizie sono incappata ahimé su un articolo del quotidiano di Salerno e provincia, La città, che potremmo definire «indicatore» della percezione della violenza di genere che abbiamo nel nostro Paese anche per responsabilità di chi, dentro le redazioni fa informazione.

SI PARLA DI «FOLLIA» E DI «PASSATO BURRASCOSO»

Innanzitutto nel titolo si parla di «follia» ma non è emerso che Gimino Chirichella soffrisse di patologie psichiatriche. È uscito di casa per andare a un distributore di benzina e riempire le due taniche che poi ha sparso sul pavimento e addosso alla compagna. E infatti su di lui oltre all’accusa di omicidio pluriaggravato c’è anche quella di premeditazione. Nel sottotitolo poi vi è il richiamo a un link con il titolo «il passato burrascoso del killer». Oltre al fatto che non si tratta di killer assoldati dalla mafia per una esecuzione ma di uomini violenti che uccidono le proprie compagne o ex compagne su cui pensano di avere diritto di vita e di morte, clicchiamo per andare a vedere di che passato «burrascoso» si tratta. Scopriamo così in un altro articolo della stessa testata che il femminicida Gimino Chirichella ha diversi precedenti penali a suo carico, «violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di esplosivo».

DICIAMO BASTA AL GIORNALISMO INDULGENTE

Un vita criminale viene dunque definita più romanticamente burrascosa, rimandando quindi ad un’immagine di uomo tormentato più che a un violento e crudele quale non può che essere uno stupratore e sfruttatore, ora anche femminicida. All’interno dell’articolo poi si dice che non è chiaro il motivo per cui l’uomo abbia dato fuoco alla compagna. Come se non sapessimo oramai che nei femminicidi la disperazione per essere lasciati o la gelosia non sono che alibi per giustificare l’essere uomini violenti, controllanti e autoritari. Non è la prima volta che incontriamo il giornalismo indulgente, ma non vorremmo più leggerlo.

IL PRICIPE AZZURRO CHE SI È TRASFORMATO IN UN ORCO

Concludendo la lettura de La città di Salerno si incontra poi uno stile narrativo che lascio a voi commentare: «Poi qualche anno fa (Violeta, ndr) ha conosciuto Gimino Chirichella, si è innamorata di quello che poi sarebbe stato il suo aguzzino ed è andata a vivere con lui, forse con la convinzione che il suo sogno di una vita migliore finalmente stava per realizzarsi. L’amore per quest’uomo l’ha portata anche a desiderare un figlio da lui e quel figlio è arrivato. Il sogno continuava a diventare sempre più realtà, ma poi la favola che sembrava stesse per avere il lieto fine si è trasformata in un incubo, quello che per lei sembrava essere un principe azzurro si è trasformato in un orco. Cosa succedeva tra le mura domestiche dell’appartamento dove Violeta ha trovato la morte? Perché un uomo, un padre ha deciso di compiere un omicidio così brutale ?». Ci sarebbe da sorridere se non fosse che è un «pezzo giornalistico» su un femminicidio, se non fosse che Violeta è morta, che lascia tre figli e che di lei risuoneranno nella nostra memoria le urla strazianti di cui racconta chi l’ha soccorsa.

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