Femminismo

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7 Novembre Nov 2018 0800 07 novembre 2018

«Tutte le ragazze avanti!» racconta il femminismo di oggi

Il linguaggio, gli stereotipi, la lotta attraverso il corpo: esce il 7 novembre il libro curato da Giusi Marchetta, che ha raccolto le testimonianze di dieci intellettuali, scrittrici e artiste italiane.

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Tutte Ragazze Davanti Libro Femminismo

Cosa significa essere femminista, oggi, in Italia? A porre questa domanda è il libro Tutte le ragazze avanti! (Add Editore), curato dalla scrittrice e docente Giusi Marchetta, in uscita il 7 novembre. Nel tentativo di dare una risposta, Marchetta ha raccolto le testimonianze di dieci intellettuali, scrittrici e artiste italiane che hanno condiviso le loro storie e hanno raccontato cosa vuol dire essere e soprattutto crescere femminista. Da Giulia Blasi a Giulia Gianni, da Marta Corato a Claudia Durastanti, il libro rivela punti di vista e percorsi diversi, che messi insieme compongono un mosaico di voci unite dalla lotta, dalla sorellanza e dall'impegno quotidiano. Come quello della leader del gruppo rock Bikini Kill, Kathleen Hanna, che quando saliva sul palco urlava «Tutte le ragazze davanti!» e finché le prime file non venivano occupate dalle donne, il concerto non poteva iniziare. Da qui nasce il titolo del libro e da qui parte una conversazione sul femminismo che verrà portato anche nelle scuole con il progetto Il tavolo delle ragazze. Perché come scrive Marzia D'Amico – tra le autrici del testo –, è proprio dall'educazione nelle scuole che bisogna ripartire.

L'IMPORTANZA DEL LINGUAGGIO

«Isterica», «acida», «maestrina», «troia». Queste sono solo alcune delle parole che vengono rivolte in maniera esclusiva alle donne, il cui corrispettivo maschile, in alcuni casi, è praticamente inesistente. E non a caso, Tutte le ragazze avanti! parte proprio da qui, dall'importanza della lingua: «Non so dirti esattamente quando, ma a un certo punto mi sono ritrovata a combattere con le parole», racconta Marchetta, che sin da piccola si era resa conto della differenza di trattamento tra maschi e femmine. Alcuni termini vengono usati per insultare le donne, ma altri sembrano appartenere solo all'universo maschile, come «presidente», «sindaco», «ingegnere», di recente declinati al femminile, non senza fatica: «La declinazione femminile dei mestieri in precedenza preclusi alle donne significa normalizzare», spiega la poeta e performer Marzia D'Amico. Ci sono anche intere frasi cariche di pregiudizi, come sottolinea la coautrice di Senza Rossetto Giulia Perona, da «dove vai vestita così?» a «chiudi le gambe»: «La società ci vuole belle, magre, lavoratrici, brave padrone di casa, brave mamme, mogli silenziose e fedeli, educate». Lasciando davvero poco spazio alla libertà individuale.

RAGAZZE GUERRIERE

Del resto, l'obiettivo del femminismo è proprio questo: la liberazione delle donne. Dai ruoli di genere, dalle etichette e dagli stereotipi prestabiliti che ingabbiano e reprimono desideri e aspirazioni. Pensiamo a Biancaneve, Cenerentola e alle altre favole che, come racconta la scrittrice Giulia Gianni, erano «piene di principesse bisognose e di valorosi principi smaniosi di salvarle». Modelli che ormai hanno fatto il loro tempo, e che sono stati sostituiti da donne moderne, anticonformiste, ribelli e guerriere. Artefici del loro destino. Come le protagoniste delle serie tv scelte dalla giornalista Marina Pierri, che afferma: «Come donne, dobbiamo parlare. Recitare. Contraddire. Asserire. Insistere. Emergere. Lasciare un segno pure nelle piccole cose e nelle grandi». Bisogna sperimentare secondo Giulia Cavaliere, critica musicale, perché «non c’è conquista più importante, centrale, essenziale, di essere ogni giorno nel mondo proprio come vogliamo stare nel mondo».

OLTRE LE CONVENZIONI SOCIALI

Eppure, crescere all'interno di una società patriarcale condiziona tutti, tanto che scindere desideri personali e convenzioni sociali è quasi impossibile: «Siamo tutti vittime di pregiudizi, a livelli diversi e in modalità diverse», spiega Maria Marchese, docente, scrittrice e blogger, ciò che conta è esserne consapevoli per riuscire ad abbatterli. Perché le differenze «sono una ricchezza, e non un ostacolo. Eliminarle in nome di un’astratta idea di omogeneità giova solo al sistema di produzione dominante», prosegue Marchese. Bisogna dunque superare le classiche categorie maschile e femminile e accettare che ogni essere umano possieda caratteristiche di entrambi i generi: «L’unica cosa che è naturalmente femminile e impossibile all’uomo è la creazione della vita e il parto. Tutto il resto – dal farsi le sopracciglia ad andare sulla Luna – è abbastanza interscambiabile», dice Lucia Brandoli, editor e traduttrice.

LA LOTTA ATTRAVERSO IL CORPO

Un altro tema fondamentale del discorso femminista, affrontato in Tutte le ragazze avanti!, è quello del corpo femminile. È attraverso di esso che passa «la lotta per i diritti delle donne», secondo Marta Corato, cocreatrice della rivista Soft Revolution: «Il rapporto con il mio corpo è sempre stato difficile non tanto perché avessi problemi con me stessa, ma perché essere 'grassa' è sempre stato un modo con cui gli altri mi hanno definito». Combattere ed eliminare le pressioni esterne non è certo un'impresa facile, ma bisogna imparare che «il nostro corpo è un contenitore per le persone che siamo – i nostri pensieri, le nostre azioni, i nostri sentimenti sono molto più importanti della forma fisica che ci porta in giro». Come afferma Giulia Blasi, giornalista e scrittrice, «L’importante è ricordare ogni giorno alle ragazze che non hanno il dovere di essere belle e che la bellezza non è un salvacondotto». Per questo Blasi, da diversi anni, ha smesso di parlare in pubblico del corpo degli altri: «Se noi sottraiamo il giudizio morale dalla percezione del corpo ci vediamo più belli e vediamo più belli gli altri e la vita è oggettivamente migliore».

IL POTERE DELLA SORELLANZA

Oggi il femminismo deve essere intersezionale, deve spronare all'autodeterminazione, alla consapevolezza di sé ma anche delle condizioni altrui. Per la scrittrice Claudia Durastanti essere femminista significa esattamente questo: «Essere costantemente attenta a come stanno gli altri, e non perché ho una predisposizione al materno o alla cura in quanto donna». Significa 'ascolto, comprensione, supporto', come dice Marta Corato, e non può «esistere al di fuori della lotta per i diritti civili di tutti gli altri gruppi storicamente oppressi dalla società (LGBT+, i neri, le persone che appartengono a minoranze)». Femminismo significa quindi sorellanza, contro ogni forma di oppressione, discriminazione e prevaricazione. Per Giulia Blasi è «una grande solidarietà tra ragazze e nei confronti di quelli che non sono attratti sessualmente dalle ragazze, o lo sono ma non mettono le mani sulle gambe a tutte; solidarietà nei confronti di quelli che sono diversi dagli altri per qualsiasi motivo».

UNA GRANDE BATTAGLIA

Il femminismo non è una guerra ma di sicuro è una grande battaglia, che include tutte le minoranze, e che si combatte in politica, in piazza ma anche tutti i giorni, nella quotidianità. Che si tratti di un commento sessista, razzista o di un'osservazione inopportuna. «La lotta è proprio nella vita di tutti giorni, nel riuscire a mantenere la propria consapevolezza. Nel non lasciar passare nemmeno le piccole cose, perché è proprio da lì che piano piano nascono i grandi cambiamenti», afferma Lucia Brandoli. Senza dubbio, precisa Giusi Marchetta, «Non è una battaglia contro e non è finalizzata a togliere dei diritti altrui: solo ad estenderli a tutti in modo che non restino dei privilegi». Ecco perché tutti dovrebbero essere femministi. Perché rifiutare il femminismo vuol dire non preoccuparsi dei diritti umani, aggiunge Marzia D'Amico: «Vuole dire decidere che si è comodi nella propria posizione, a discapito di altri».

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