6 Novembre Nov 2018 1300 06 novembre 2018

Le cose da sapere sul caso Asia Bibi

È stata assolta dalle accuse di blasfemia. Ma le proteste hanno bloccato il Pakistan. E lei e la sua famiglia sono in pericolo: il marito ha lanciato un appello.

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Da una settimana il mondo è ritornato a parlare di Asia Bibi, assolta dalla Corte Suprema del Pakistan il 30 ottobre per le accuse di blasfemia del 2010. Oggi 47enne, contadina, moglie, e madre di cinque figli, da nove anni lotta per non essere condannata a morte: il suo calvario iniziò a causa delle accuse avanzate da alcune sue compagne di lavoro, musulmane, nel villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab. Tre colleghe, braccianti agricole come lei, riferirono a un imam che Asia, che è cristiana, aveva insultato il profeta Maometto in seguito a una discussione. Qualche giorno dopo l’imam sporse denuncia contro di lei, accusandola di blasfemia, non importa se in assenza di prove. Le donne musulmane aggredirono Asia, che venne sottratta ai loro colpi da un gruppo di uomini i quali, in attesa dell’arrivo della polizia, la trattennero e la stuprarono. Pochi giorni dopo venne arrestata e reclusa nel carcere di Sheikhupura. Così iniziarono anni difficilissimi, di costante pericolo: Asia venne trasferita dal braccio della morte a una cella di isolamento, continuamente minacciata dai fondamentalisti islamici (doveva addirittura cucinare da sola il proprio cibo per non rischiare di essere avvelenata). Nel 2013 venne trasferita da Sheikhupura al penitenziario femminile di Multan, più sicuro per lei ma più lontano dalla sua famiglia. Il 16 ottobre del 2014 l’Alta Corte confermò la pena capitale per impiccagione. Condanna ribaltata pochi giorni fa.

L'ASSOLUZIONE

L'assoluzione da parte della Corte suprema del Pakistan è arrivata nove anni dopo quel giorno, il 30 ottobre 2018, quando il verdetto ha accolto il ricorso presentato nel 2015 contro la condanna emessa dall'Alta corte di Lahore (Lhc), che nell'ottobre 2014 aveva confermato la decisione di un tribunale di novembre 2010. Gli attivisti per i diritti umani e la e comunità cristiana hanno accolto con favore la sentenza. Ma non l'opinione pubblica: dal giorno successivo all'assoluazione di Asia Bibi, diverse città del Pakistan sono state per tre giorni paralizzate dalle proteste.

L'immagine di una protesta dei giorni scorsi.

LE PROTESTE IN PAKISTAN

Mentre il mondo gioiiva alla notizia dell'assoluzione, decine di migliaia di persone in Pakistan ne chiedeva l'impiccagione. La maggior parte delle strade sono state bloccate a Karachi, il capoluogo della provincia di Sindh, mentre le attività commerciali si sono fermate. Le proteste sono continuate anche in diverse città della provincia del Punjab, dove Khadim Hussain Rizvi, capo del gruppo religioso estremista sunnita Tehreek e Labbaik Pakistan (Tlp), ha condotto una protesta di fronte all'assemblea provinciale. I manifestanti si sono anche scontrati con i poliziotti fuori dall'ufficio del capo della polizia a Lahore. In molte città del Paese è stato addirittura interrotto il segnale dei telefoni cellulari per impedire ai manifestanti di organizzarsi sui social network, dato che i principali media del Paese non forniscono alcuna copertura sulle manifestazioni. La situazione è talmente esplosa che anche gli ospedali si sono messi in uno stato di allerta per far fronte alla situazione di emergenza (la Polizia del Punjab ha arrestato circa 1100 persone sospettate di aver ferito agenti di Polizia e di aver danneggiato proprietà privata e pubblica nel corso dei tre giorni di proteste). Il 3 novembre Saiful Malook, l'avvocato di Asia Bibi, ha lasciato il Pakistan spiegando che la sua vita è in pericolo. Malook ha parlato di «minacce da parte di una branca di avvocati» e ha aggiunto che «è difficile continuare a praticare nelle circostanze attuali». Il legale veva detto di avere paura, per Asia, per la sua famiglia e per sé. Ma solo lui è riuscito a fuggire dal Paese.

L'avvocato di Asia Bibi.

L'APPELLO DEL MARITO E LA RISPOSTA POLITICA IN ITALIA

Insomma, Asia è stata assolta, ma non può lasciare il Paese per le proteste dei fondamentalisti islamici. Il 4 novembre la vice presidente della Camera Mara Carfagna aveva lanciato un appello urgente al ministro degli Esteri e quello dell'Interno «perché venga immediatamente concesso asilo politico in Italia ad Asia Bibi, ai suoi cinque figli e a suo marito, minacciati di morte dagli estremisti musulmani, nonostante la Corte Suprema del Pakistan abbia assolto Bibi dall'accusa di blasfemia e le abbia reso la libertà dopo nove anni di carcere». E il 6 novembre anche il marito della donna ha chiesto aiuto al nostro Paese tramite un videomessaggio: «Chiedo al governo italiano e faccio un appello: aiutateci a fare uscire dal Pakistan me e la mia famiglia perché siamo in pericolo. Abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare». Il vice premier Matteo Salvini, intervistato da Rtl 102.5, ha dichiarato di essere al lavoro sul caso Asia Bibi insieme ad altri Paesi occidentali: «Lo stiamo facendo con discrezione per evitare problemi in loco alla famiglia che vuole avere un futuro». Anche Giorgia Meloni si è espressa sul caso tramite Twitter: «Fratelli d'Italia chiede al Governo di ascoltare la disperata richiesta di aiuto di Ashiq Masih: l'Italia conceda subito asilo politico a lui, a sua moglie Asia Bibi e ai suoi figli, minacciati di morte dagli estremisti islamici pakistani. L'Italia non si volti dall'altra parte».

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