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5 Novembre Nov 2018 1725 05 novembre 2018

Il caso delle accuse di molestie al presidente di Confcommercio

Sangalli avrebbe pagato 216 mila euro per mettere a tacere un'ex segretaria. Gli episodi risalgono al periodo tra il 2011 e il 2012. Negli sms la donna parlava di «atroce attenzione sessuale».

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Confcommercio Molestie Sangalli

Una storia di presunte molestie sessuali scuote l'universo di Confcommercio. Al centro della vicenda ci sono il presidente Carlo Sangalli e la lettera con la quale tre dei sette vicepresidenti - Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé - ne hanno chiesto le dimissioni immediate per «ragioni etico-morali» e «incompatibilità con la carica».

UN VERSAMENTO DA 216 MILA EURO

Il motivo della richiesta è velatamente menzionato nella missiva, che si chiede «perché un presidente che ogni anno decide di fare la giornata della legalità e invita tutti a denunciare ricatti e estorsioni, messo di fronte a un ipotetico ricatto, paghi». Secondo quanto ricostruito da Repubblica e Corriere della Sera, i tre sarebbero venuti a conoscenza di un versamento da 216 mila euro fatto da Sangalli a una sua ex segretaria, che lo ha accusato di averla molestata tra il 2011 e il 2012.

SANGALLI SI DICHIARA VITTIMA DI UN RICATTO

Il pagamento, secondo le accuse, avrebbe avuto l'obiettivo di silenziare la donna. Sangalli sostiene, invece, di avere subito un ricatto e di aver pagato, pur innocente, per evitare l'esplosione di un caso.

I MESSAGGI INVIATI AL COLLABORATORE

Il Corriere, in particolare, ha scritto di un sms inviato il 20 marzo 2014 dalla donna a Duilio Aragone, collaboratore di Sangalli, con questo contenuto: «Mi son dovuta difendere fisicamente dal mio massimo superiore per togliere le sue mani che tentavano l’approccio sul mio corpo». L'episodio risalirebbe al 2011. «Il testo è contenuto in una consulenza tecnico-legale fatta eseguire proprio dalla signora lo scorso settembre, tre mesi dopo la lettera con la quale tre vice della confederazione chiedevano le dimissioni del presidente per ragioni etico-morali e per incompatibilità di carica», scrive il quotidiano. La donna ha dichiarato di non essersi rivolta alla magistratura per «timore di essere coinvolta in uno scandalo».

DUE RICOVERI AL PRONTO SOCCORSO

Aragone ha sì ammesso di aver ricevuto i messaggi, ma ha sostenuto che facessero riferimento solo a «questioni di sistemazione alberghiera». Un ex vicepresidente, Pietro Agen, sostiene però che «un collega e amico mi disse che la signora, mesi prima del settembre 2014, gli aveva parlato di molestie sessuali». «Ho dovuto subire proprio da lui un’atroce attenzione sessuale», è la versione della donna, «diventata giorno dopo giorno una vera e propria ossessione alla quale con tutte le mie forze mi sono ribellata. Ho cercato di ragionare con lui, ho pianto davanti a lui, l’ho supplicato di lasciarmi stare. Questa vicenda mi ha logorato, per un lungo periodo, nella mente e nel fisico. Sono arrivata spesso a vomitare nel bagno dell’ufficio, ad avere uno stress tale da dover ricorrere per ben due volte al pronto soccorso per tachicardia e pressione altissima».

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