Femminismo

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30 Ottobre Ott 2018 1200 30 ottobre 2018

Un'analisi eco-femminista dell'estrattivismo in Amazzonia

Tania Cruz e Gabriela Ruales hanno spiegato, in Lo Yasuní in chiave femminista, la connessione tra lo sfruttamento (patriarcale) petrolifero e l'abuso in Ecuador.

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Ecuador Estrattivismo Eco-Femminismo

Tania Cruz e Gabriela Ruales sono le autrici di Lo Yasuní in chiave femminista: la vita nel centro e il petrolio sotto terra. Il volume, nato da un collettivo che riunisce membri da Ecuador, Brasile, Uruguay e Messico, analizza la situazione ambientale e sociale dell’Amazzonia in chiave eco-femminista.

COS’È L’ECO-FEMMINISMO

L’eco-femminismo sostiene una connessione tra sfruttamento ambientale (giustizia ecologica) e abuso delle donne (liberazione femminista), in tal senso, esisterebbe, secondo le autrici, un progetto comune nella risoluzione di queste due problematiche. Ecco perché è nato il collettivo Miradas Criticas del Territorio Desde el Feminismo: «Il territorio si legge a partire dal nostro modo di relazionarci con lo spazio, da come stiamo in esso, come ce ne prendiamo cura, lo lavoriamo, lo viviamo», ha spiegato Ruales a El Salto, «per questo quando si violentano i luoghi che abitiamo si violentano i nostri corpi».

Operatori di una società petrolifera lavorano per contenere una perdita di petrolio a Lago Agrio, nella provincia di Sucumbios. (20 agosto 2005)

LE POLITICHE PETROLIFERE E LO SFRUTTAMENTO DEL YASUNÍ

Lo sfruttamento del Yasuní – parco nazionale ecuadoriano in Amazzonia, uno degli ecosistemi con la maggiore biodiversità del pianeta, tanto che in un solo ettaro dello Yasuní è possibile incontrare più specie animali e vegetali che in tutti gli Stati Uniti e il Canada – è iniziato nei primi del 2000, quando il governo di Rafael Correa rispose alle difficoltà sociali di un Paese messo in ginocchio dall’estrema povertà con politiche petrolifere che oggi gli studiosi hanno ribattezzato neo-estrattivismo.

L’ESTRATTIVISMO, UN MODELLO PATRIARCALE

I governi, maturati in strutture patriarcali e spiccatamente capitaliste, stanno agendo, sempre secondo le due ricercatrici, contro il bene del territorio, così come contro quelle degli individui che lo abitano. In particolare, il prezzo più alto lo stanno pagando le categorie strutturalmente più svantaggiate: bambini e donne. «Pensiamo che sia necessario concepire che i nostri corpi stanno incarnando, soffrendo e riproducendo le relazioni di potere che esistono nel sistema capitalista, patriarcale, coloniale, razzista e specista».

Le donne del collettivo 'Miradas Criticas del Territorio Desde el Feminismo' a Yasuní.

MILITARIZZAZIONE E MASCHILITÀ VIOLENTA

Quando il governo, o – per meglio dire – le società petrolifere hanno deciso di conquistare il territorio amazzonico, hanno imposto il proprio controllo: la militarizzazione è stata una conseguenza diretta di questa necessità di dominio, «così come la imposizione di una maschilità violenta, aggressiva e armata tanto contro il territorio quanto contro i corpi che lo abitano», ha spiegato Ruales, che ha poi aggiunto: «La presenza nel territorio di petrolieri e militari fa sì che lo spazio si mascolinizzi e che le donne siano molestate, aggredite o violentate nei loro stessi spazi, vedendosi così rinchiuse negli spazi privati e perdendo la presenza che avevano ottenuto negli spazi pubblici».

LA CENTRALITÀ DEL DENARO

Non solo, al centro delle relazioni tra i tre attori – le istituzioni, il territorio, l’individuo – si istaurano, prima di tutto, rapporti di tipo economico, dove al centro, e in posizione di potere, c’è il denaro. «La centralità dell’aspetto economico approfondisce a sua volta la divisione sessuale del lavoro. Si produce un accerchiamento sui corpi», hanno concluso le due autrici.

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