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26 Ottobre Ott 2018 1153 26 ottobre 2018

Le donne britanniche sono ammesse nei corpi speciali

L'esercito di Sua Maestà si è aperto alle soldatesse, in tutti i ruoli: dalla Special Boat Service (SBS) allo Special Air Sevice (SAS), ad annunciarlo il segretario della Difesa Williamson.

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Il governo britannico ha annunciato un cambio epocale per il proprio esercito: dal 25 ottobre, infatti, alle donne è permesso di arruolarsi in tutti i corpi militari, incluse le truppe d’assalto sul fronte di guerra e la fanteria di Marina (Royal Marines). L’inizio del programma di addestramento delle nuove leve è stato fissato per aprile 2019, mentre le candidature delle donne che fanno già parte dell’esercito britannico possono essere inviate subito.

AMMESSE ANCHE NELLE FORZE SPECIALI

Il segretario della Difesa, Gavin Williamson, ha dato l’annuncio durante le dimostrazioni di Saliunsbury Plain, nel Wiltshire, aggiungendo che alle soldatesse di Sua maestà sarà permesso di arruolarsi anche nelle forze speciali, Special Boat Service (SBS) e Special Air Sevice (SAS), il più importante corpo speciale aviotrasportato dell'esercito britannico, creato durante la II guerra mondiale per le operazioni contro i tedeschi in Nord Africa e prima forza militare usata al mondo per blitz antiterrorismo e di recupero di ostaggi fin dagli Anni '70.

IL CAMBIAMENTO ERA STATO AVVIATO DA CAMERON

Nonostante le donne abbiano prestato servizio per molti anni in zone di guerra, ricoprendo una vasta gamma di ruoli militari, non sono state autorizzate a ricoprire quelli in combattimenti a terra fino alla revoca, nel 2016, dell'allora primo ministro, David Cameron, che all’epoca annunciò un cambiamento graduale: da novembre 2016 le donne furono ammesse al Royal Armored Corps, e dal settembre 2017 nel reggimento RAF, la forza combattente dell'aeronautica.

L’ESERCITO? LEADER DELLE PARI OPPORTUNITÀ

Per il momento, l’esercito ha circa 35 donne, tra quelle attive e quelle che sono state addestrate per unirsi al Royal Armored Corps, con un plotone già schierato in Estonia e Oman. In un comunicato, in ministero ha chiarito: «Non ci aspettiamo necessariamente un gran numero di candidature femminili per i ruoli di combattimento ravvicinato, ma il cambiamento mira a creare opportunità per individui di ogni estrazione e sfruttare al massimo i loro talenti. Facendo sì che ogni settore sia aperto a tutti, indipendentemente dal loro genere, le forze armate stanno facendo leva sulla loro reputazione di essere un datore di lavoro leader nelle pari opportunità».

NON C’È SOLO L’EMPOWERMENT, SONO UNA VERA RISORSA

Williamson ha sottolineato, poi, la necessità di avere donne di stanza nelle zone di combattimento, «per trattare con le persone della popolazione locale, alcune delle quali potrebbero non essere disposte a parlare con un uomo». Il segretario ha anche chiarito che il cambiamento sarà positivo non solo per l’empowerment femminile, ma per l’esercito stesso: «Le donne hanno fatto parte della squadra per molto tempo. L'idea che stiamo escludendo la metà della popolazione per alcuni di questi ruoli vitali, potrebbe potenzialmente riportare indietro le nostre forze armate». Sul tema delle soldatesse-madri, Williamson è stato chiaro: nessun problema, perché «le persone che fanno questa scelta hanno il profondo desiderio di servire».

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