Femminismo

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24 Ottobre Ott 2018 2224 24 ottobre 2018

Un anello contro la violenza sulle donne: come Angelica nell'Orlando furioso

La protagonista del poema di Ludovico Ariosto lo indossava per sfuggire agli spasimanti. Due siciliane, Eleonora e Alessandra, ne hanno fatto forgiare uno per simboleggiare la lotta ai soprusi. La loro storia.

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«De l’annel c’ha nel dito si ramenta/che può salvarla, e se lo getta in bocca / e l’annel, che non perde il suo costume, / la fa sparir come ad un soffio il lume»: sono versi appartenenti all’Orlando furioso di Ludovico Ariosto; versi riferiti alla protagonista femminile Angelica, principessa del Catai, che grazie al gioiello in questione può diventare invisibile e sfuggire agli spasimanti. Angelica è destinataria di un amore inteso come smania di possesso; l’anello è lo strumento con cui riesce a mettersi in salvo. Ed ecco che questo personaggio inventato – e antico - è diventato simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Per puro caso.

La marionetta di Angelica.

Eleonora Costa, catanese doc, architetto con alle spalle anche una lunga esperienza come assistente scenografa, ha scoperto di nutrire una grande passione per i pupi siciliani - le tipiche marionette - e le loro storie ispirate al ciclo carolingio delle Chansons de Geste. Un giorno si è ritrovata davanti un pupo palermitano che rappresentava proprio Angelica, la sua figura preferita: «I suoi occhi azzurri mi hanno incantato, sembrava che volessero parlarmi». Eleonora ha sentito accendersi il desiderio di fare qualcosa di concreto, proprio partendo da quello sguardo così fiero e allo stesso tempo così triste: «Ho subito pensato alla mia amica Alessandra Fichera, che in quel periodo stava lavorando nella redazione di un programma televisivo dedicato alle storie di donne vittime di abusi e maltrattamenti».

Eleonora e Alessandra.

Eleonora e Alessandra, così, hanno immaginato, progettato e fatto forgiare l’anello di Angelica: è in argento bagnato oro oppure in argento semplice, decorato con una pietra di corallo rosso. Sulla superficie sono incisi quei versi dell’Ariosto che suonano quasi come una formula magica: «De l'annel c'ha nel dito si rammenta che può salvarla». Indossano l’anello, si manda un messaggio forte e chiaro. Può riceverlo chiunque, così come chiunque può sostenere il progetto di queste due quarantenni siciliane: basta inscriversi alla loro associazione culturale Angelicaelealtre. Per saperne di più, abbiamo parlato con Eleonora.

DOMANDA. L’idea di un anello che simboleggi la solidarietà, femminile e non, e al contempo la lotta contro la violenza sulle donne è indubbiamente originale e anche romantica. Ma pensi possa risultare convincente?
RISPOSTA. L’idea è nata in modo del tutto naturale, è stato il nostro modo di scendere in campo. Il nostro obiettivo non è quello di convincere, ma semplicemente diffondere un simbolo di riscatto e solidarietà, appunto. Posso però dirti che, quando il progetto era ancora allo stato embrionale e ne parlavamo, la reazione è sempre stata di grande curiosità. Non so bene cosa ci aspettiamo, ma di certo più saranno le donne che indosseranno l’anello, più forte sarà il senso di questa iniziativa. Vorrei specificare due cose.

Quali?
La nostra non è un’associazione che si occupa di violenza sulle donne: non abbiamo le competenze per portare avanti un’attività simile. E l’anello è per tutte le donne, non soltanto per le vittime di violenza. Vorremmo fosse un modo per creare un legame, ecco.

La vostra iniziativa ha il sostegno di personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo e dello sport, fra cui Donatella Finocchiaro, Daniela Virgilio, Valentina D’Agostino e i due rugbisti Carlo Canna e Mattia Bellini. Come li avete coinvolti?
Alcuni, come la Finocchiaro e la Virgilio, li abbiamo contattati noi. E hanno accolto l’invito con entusiasmo. Altri, come Giorgia Cardaci, hanno saputo dell’anello e ci hanno chiamato. Una bella soddisfazione.

«La nostra quota associativa è di 100 euro, di cui il 20% viene destinato per il sostegno di progetti legati al mondo femminile»

L’anello è disponibile per chiunque deciderà di sostenere il progetto e iscriversi alla vostra associazione. A quanto ammonta la quota associativa?
A 100 euro, di cui il 20% viene destinato per il sostegno di progetti legati al mondo femminile. Più di qualcuno ci ha chiesto dove comprare il gioiello, ma non è in vendita: si riceve a domicilio dopo l’iscrizione all’associazione.

In quanti hanno finora aderito?
Una cinquantina di persone. L’associazione è nata all’inizio del 2018, ma soltanto ora stiamo partendo veramente: abbiamo divulgato un comunicato stampa, creato il sito ufficiale. Tutte le iscrizioni fatte finora derivano una comunicazione pari a zero, e credo che questo sia significativo quanto incoraggiante.

A quali tipi di progetti destinerete il 20%?
Adesso stiamo sostenendo il progetto Stereotipa dell’Udi di Catania: è un concorso che premia le scuole che realizzano attività mirate al superamento degli stereotipi di genere e al sostegno alla lotta al sessismo e alla violenza sulle donne. Per i ragazzi vincitori saranno acquistati dei libri. Poi abbiamo un’altra idea.

Quale?
Ci piacerebbe coinvolgere designer donne di tutta Italia e far creare loro edizioni limitate e personalizzate dell’anello di Angelica: stiamo studiando come fare. Di certo definiremo altri progetti legati al mondo dell’arte e della cultura, sempre uniti da un filo che riconduca al mondo femminile.

Quali devono essere le basi della cultura delle differenze?
Il rispetto e la cultura intesa in senso più ampio e generale. Credo fermamente che la violenza sia figlia dell’ignoranza. L’ignoranza porta a essere arroganti, stupidi, prepotenti. E violenti.

Voi aiutate le associazioni che operano in prima fila nel contrasto agli abusi di genere, ma vi piacerebbe collaborare anche con le scuole?
Sì, ci abbiamo pensato. Sarebbe bello raccontare agli studenti la storia di Angelica, in modo semplice, e far capire loro i suoi significati più profondi.

Ritieni che il mondo dell’associazionismo sia sostenuto dall’attuale governo, soprattutto in riferimento a tali tematiche?
Non mi sembra che il governo, in questo momento, sia particolarmente attivo in tal senso.

«Siamo un’associazione culturale: non ci guadagniamo, anzi è una cosa in più che comporta sacrifici. E abbiamo già il nostro lavoro»

La realizzazione e diffusione del gioiello è per voi anche un lavoro? Se sì, non temi che questo possa creare una certa diffidenza?
La nostra è un’associazione culturale: non ci guadagniamo, anzi è una cosa in più che comporta sacrifici. E abbiamo già il nostro lavoro. Quindi no, non ho questo timore. Sentivamo l’esigenza di fare qualcosa, è un momento in cui c’è bisogno di solidarietà. Gli uomini sono più bravi a "fare branco", noi donne per natura siamo più diffidenti. E invece dovremmo capire che stare insieme aiuta, stare da sole è pericoloso.

Quanti uomini hanno aderito alla vostra associazione?
Nessuno. Diversi uomini hanno regalato l’anello alle loro compagne, ma mettendo il loro nome sulla tessera: si associa chi indossa l’anello (sorride, ndr).

Voi avete creato un anello per combattere la violenza; il quotidiano Libero, invece, ha messo in vendita in tutte le edicole una pistola al peperoncino: cosa ne pensi?
È una cosa che mi fa paura. Non mi piace. Credo che stiamo davvero superando ogni limite. Non mi sembra un’iniziativa adatta a un giornale nazionale di un certo livello, e lo dico a prescindere dal suo schieramento politico che comunque non condivido. E poi c’è un altro punto: siamo sicuri che tutti faranno un uso giusto di questa pistola al peperoncino? E se qualcuno la usa contro il poverino che per strada chiede un euro?

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