Me Too Times Up

#MeToo

23 Ottobre Ott 2018 1908 23 ottobre 2018

Nel primo anno di #MeToo 200 uomini di potere hanno perso il lavoro

Questo è il numero, secondo il New York Times, delle figure maschili in vista che hanno perso il posto per le accuse di molestie sessuali. E più del 40% sono state sostituite da donne.

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Me Too lavoro

A un anno dalla nascita di #MeToo, il New York Times ha reso nota un’analisi dettagliata degli stravolgimenti che le battaglie del movimento hanno generato nelle stanze del potere.

ALMENO 200 GLI UOMINI CHE HANNO PERSO IL POSTO PER LE ACCUSE DI MOLESTIE

Secondo quanto si legge nel report del quotidiano americano, Harvey Weinstein ha fatto, senza dubbio, da apripista alla caduta di molti dei pezzi grossi ai vertici delle industrie leader del paese. Dopo la pubblicazione delle accuse di molestie sessuali a carico dell’ex tycoon di Miramax (seguita, pochi giorni dopo, dall’inchiesta del New Yorker), infatti, sono stati almeno 200 gli uomini di potere che hanno subìto lo stesso trattamento e che hanno perso il posto sulla scorta delle denunce delle loro vittime. E sui 920 nomi in vista finiti sulle liste degli imputati per condotte sessuali inappropriate grazie alla risonanza di #MeToo, alcuni si sono trovati a scontare la loro condanna (vedi Weinstein) e quasi la metà (più del 40%) di quelli che hanno fatto i conti con un licenziamento o una dimissione sono stati rimpiazzati da una donna. Fenomeno che, a macchia d’olio, ha coinvolto un terzo degli uomini impiegati nei media, un quarto nel governo e un quinto nel mondo dell’arte e dello spettacolo. E che ha determinato un massiccio divario rispetto ai risultati registrati nel 2016, anno in cui il totale delle persone di alto profilo costrette ad allontanarsi dal posto di lavoro non arrivava neppure a 30.

L’ASCESA DELLE DONNE AI VERTICI DELLE AZIENDE NELL’ERA POST WEINSTEIN

Anche se il problema degli abusi sessuali non è stato sicuramente risolto e la legge federale non è ancora arrivata ad assicurare standard di protezione accettabili alle donne, soprattutto sul posto di lavoro, l’analisi del New York Times ha dimostrato come stiano progressivamente acquisendo potere e posizioni di riguardo, soprattutto nell’organico di quelle aziende travolte dallo scandalo molestie. E anche se la strada per l’eguaglianza di genere è ancora lunga, soprattutto ai vertici delle istituzioni americane, la portata del risultato rimane consistente. Come è stato notato, ad esempio, nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, dove le donne che hanno sostituito gli uomini detronizzati hanno contribuito a cambiare la formula con cui i contenuti venivano veicolati, spesso sulla scorta dell’influenza di Me Too. La giornalista Tanzina Vega, ad esempio, subentrata a John Hockenberry al timone del programma radiofonico newyorchese The Takeaway, ha scelto di trattare temi come il gender pay gap, il sessismo e il collegamento tra genere e razza, svincolandoli dalle conversazioni di nicchia e sdoganandoli nel dibattito nazionale.

UN FENOMENO MAI VISTO PRIMA

Joan Williams, professore di legge specializzato nello studio delle tematiche di genere all’University of California, ha definito il fenomeno come «qualcosa di mai visto prima» e ha sottolineato come, rispetto al passato, siano gli uomini, oggi, quelli etichettati come «soggetti rischiosi sul posto di lavoro relativamente al discorso delle assunzioni». Una lettura alla quale le donne si sono opposte, ribadendo a gran voce come non sia stato solo il rischio a garantire loro una promozione ma soprattutto i meriti, l’esperienza e le abilità dimostrate sul posto di lavoro.

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