Femminicidio

Femminicidio

23 Ottobre Ott 2018 1949 23 ottobre 2018 Aggiornato il 12 novembre 2018

Le cose da sapere sull'omicidio di Desirée Mariottini

Il Gip di Roma ha convalidato il fermo di tre dei quattro indagati: tra le altre cose avrebbero impedito i soccorsi. L'11 novembre è stato arrestato un pusher romano.

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Desiree Mariottini Roma

Rimangono in carcere tre dei quattro accusati dello stupro di gruppo di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita nella notte fra il 18 e il 19 ottobre in un palazzo abbandonato di via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo di Roma. PEr il Gip che ha confermato la custodia cautelare si sono mossi con una «crudeltà senza remore». Si tratta di due senegalesi irregolari in Italia, Mamadou Gara (26 anni) e Brian Minteh (43 anni), e di un nigeriano di 46 anni, Alinno Chima. C'è un quarto accusato, Yusif Salia, 32 anni, cittadino ganese. Sulla conferma della sua custodia deciderà il Gip di Foggia. Tutti e quattro i fermati hanno precedenti per spaccio di stupefacenti e sono accusati di omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti. Le indagini hanno inoltre accertato che nel palazzo abbandonato c’erano almeno 12 persone quando Desirée era ormai stata ridotta in stato di incoscienza dai suoi aguzzini. Secondo il Gip di Roma che ha confermato la custodia cautelare in carcere di tre dei quattro indagati, questi avrebbero impedito di chiamare i soccorsi: «Meglio lei morta che noi in carcere» e la frase che avrebbero pronunciato. L'11 novembre un colpo di scena nelle indagini: un pusher romano di 36 anni, Marco Mancini, è stato arrestato nella Capitale dagli agenti della squadra mobile per spaccio di stupefacenti e psicofarmaci che inducono effetti psicotropi, anche contenenti 'quetiapina', a persone che frequentavano i locali nello stesso quartiere, anche a minorenni. Il 12 novembre la Procura di Roma ha chiesto la convalida del fermo e l'emissione di una ordinanza di custodia cautelare per il pusher coinvolto nell'inchiesta sull'omicidio di Desirée.

CONVALIDATO IL FERMO DEGLI INDAGATI

Il Gip di Roma, Maria Paola Tomaselli, ha convalidato il 27 ottobre il fermo di Gara, Minteh e Chima per la morte e lo stupro di Desirée emettendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Soltanto Minteh ha risposto alle domande del magistrato, gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. «Io non c'entro nulla con questa storia. Non sono stato io, sono stati altri», ha detto Minteh. L'uomo avrebbe fatto alcuni nomi, su cui gli investigatori dovranno effettuare ulteriori accertamenti. Chima, invece, ha detto al suo avvocato: «Non mi sarei mai permesso neanche di sfiorare Desirée, perché si vedeva che era una bambina». Secondo il Gip, che ha confermato il carcere, i tre avrebbero dimostrato pervicacia, crudeltà senza remore e disinvoltura nel perpetrare l'omicidio di cui sono accusati. I tre avrebbero anche impedito che la ragazzina venisse soccorsa. Nell'ordinanza il gip cita anche una frase choc che secondo alcune testimonianze, tre dei quattro fermati avrebbero pronunciato: «Meglio che muore lei che noi in galera». Il giudice scrive che i quattro accusati «dapprima hanno somministrato alla ragazza il mix di droghe e sostanze, perfettamente consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali per abusarne, poi ne hanno abusato lungamente e ripetutamente, infine l'hanno lasciata abbandonata a se stessa senza adeguati soccorsi, nonostante l'evidente e progressivo peggiorare del suo stato, fino ad impedire ad alcuni dei presenti di chiamare i soccorsi per aiutarla». Per quanto riguarda Salia, il ganese bloccato a Foggia, sarà il Gip di Foggia a decidere sul verdetto.

I FERMATI ERANO IRREGOLARI IN ITALIA

Mamadou Gara aveva un permesso di soggiorno per richiesta d'asilo scaduto e aveva ricevuto un provvedimento di espulsione firmato dal prefetto di Roma il 30 ottobre 2017. L'uomo si era reso irreperibile. Era stato poi rintracciato dal personale delle volanti a Roma il 22 luglio 2018 ed era stato richiesto nulla osta dell'autorità giudiziaria per reati pendenti a suo carico. L'altro senegalese fermato, Brian Minteh, aveva presentato alla questura di Roma il 24 agosto 2017 istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, a seguito di una decisione adottata dal tribunale di Roma il 12 febbraio 2015. La questura era in attesa di integrazioni documentali perché la domanda risultava carente della prescritta iscrizione anagrafica.

Un fermo immagine tratto da un video della polizia mostra gli uomini fermati dalla squadra mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo in relazione all'omicidio di Desirée.

SALVINI: «PRESO IL QUARTO VERME, GUARDA CASO UN CLANDESTINO»

«Catturato a Foggia il quarto verme che avrebbe stuprato e portato alla morte Desiree. Si tratta (guarda caso) di un immigrato clandestino. Per lui, come per gli altri tre, carcere duro e a casa!. Ringrazio la procura e le forze dell'ordine per la rapidità e l'efficacia», ha commentato su Twitter il ministro dell'Interno Matteo Salvini la cattura del quarto uomo coinvolto nell'omicidio. Un messaggio che ha fatto seguito a quelli dello stesso tenore postati dopo la cattura dei primi responsabili.

Anche Virginia Raggi aveva spedito via Twitter un ringramento alle forze dell'ordine e anticipato che l'ipotesi che fossero almeno quattro persone coinvolte nell'omicidio. Quindi la sindaca di Roma ha deciso di proclamare una giornata di lutto cittadino in concomitanza con i funerali della 16enne.

DROGATA E ABUSATA MENTRE ERA INCOSCIENTE

Le indagini confermano che Desirée è stata drogata e poi abusata sessualmente quando era in uno stato di incoscienza. A quanto ricostruito, la 16enne avrebbe assunto stupefacenti già nel pomeriggio del 18 e avrebbe perso coscienza per poi morire nella notte del 19. In quel lasso di tempo, mentre dallo stato di incoscienza durato per ore a causa di un mix micidiale di droghe si passava alla morte, si sarebbero consumati gli abusi, effettuati più volte da più persone. Secondo gli inquirenti la ragazza conosceva i fermati, che gravitavano nel palazzo abbandonato che avrebbe già frequentato in passato. A quanto accertato avrebbero ceduto alla ragazza la dose che poi le è stata fatale. Resta da accertare, invece, se fossero coinvolti in un giro di spaccio. Nel pomeriggio del 25 ottobre dall'inchiesta è emerso che Desirèe si sarebbe prostituita per ottenere droga. Gli inquirenti avrebbero accertato, anche ascoltando alcune testimonianze, che la ragazza, nelle due settimane che hanno preceduto la morte, avrebbe avuto incontri sessuali al fine di ottenere la droga. Incontri che si sarebbero consumati nello stabile dove l'hanno trovata morta.

UN TESTIMONE: «AVEVA PAURA DI TORNARE A CASA, IL PAPÀ LA PICCHIAVA PERCHÉ SI DROGAVA»

«Ora voglio giustizia per Desirée, voglio che questa tragedia non accada ad altre ragazze», sono state le parole di Barbara Mariottini, la mamma della giovane, alla notizia dei fermi per lo stupro e l'omicidio della figlia. Chiusa in casa a Cisterna di Latina la donna ha preferito restare con la sua famiglia e lasciare Roma. Sul cancello del cantiere abbandonato di via dei Lucani hanno scritto: «Giustizia per Desirée, San Lorenzo non ti dimentica». Ma sulla verità caso non si è ancora del tutto sollevato il velo. «Quella notte ero nel palazzo. Ho visto Desirée stare male. Era per terra e aveva attorno 7/8 persone. Le davano dell'acqua per farla riprendere», ha dichiarato uno frequentatori del palazzo. «Quel giorno l'ho vista da sola», ha aggiunto l'uomo, uno straniero di circa 30 anni. «Desiree mi ha detto che non voleva tornare a casa, mi ha raccontato che aveva paura perché il papà la picchiava perché si drogava». Un'altra voce anonima aveva raccontato la sua versione a Rai Uno: «Io sono del Senegal. Io c’ero quella sera, dopo che è morta c’ero. Sono arrivato lì tra mezzanotte o mezzanotte e mezza, sono entrato e c'era una ragazza che urlava. Ho guardato quella che urlava e c'era un’altra ragazza a letto: le avevano messo una coperta fino alla testa ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava ma sembrava già morta, perché l’altra ragazza urlava e diceva che era morta», ha spiegato. Secondo il testimone in quello stabile ci sarebbero stati «africani e arabi: un po' di gente, sette persone o sei». Ma stando a quello che diceva la seconda ragazza - un'italiana, che parlava romano nella sua descrizione - a drogarla e stuprarla sarebbero stati in tre o quattro. L'uomo ha raccontato che la ragazza «urlava che l’hanno violentata, poi lei ha anche preso qualche droga perché lì si vende la droga».

LE ULTIME PAROLE ALLA NONNA: «RESTO A ROMA DA UN'AMICA»

Desirée viveva con la madre e la nonna e una sorella più piccola nel paesino in provincia di Latina. Il 17 ottobre, prima di sparire aveva detto in una telefonata alla nonna materna: «Ho perso l'autobus, resto a Roma da un'amica». L'avvocato di famiglia, Valerio Masci, ha spiegato che queste sono state le sue ultime parole. La mattina del 19 ottobre è stata ritrovata senza vita.

La ricostruzione delle ultime ore di Desirée.

Il caso è diventato subito oggetto di annunci, dibattito ma anche polemica e propaganda politica. Il 24 ottobre, prima della svolta nelle indagini col fermo dei due senegalesi, era già intervenuto Salvini che durante un'intervista ha annunciato la volontà di recarsi nel quartiere di San Lorenzo: «Non può essere un ricettacolo di spacciatori, e una ragazza non può morire stuprata nel cuore di Roma», ha dichiarato il vicepremier ai microfoni di radio Rtl 102.5 (leggi la cronaca della visita e la reazione degli abitanti). «La Lega Nord forse non conosce Roma», ha replicato subito la sindaca M5s della Capitale, Virginia Raggi. «Non c'è solo San Lorenzo come quartiere difficile. Abbiamo zone più periferiche come San Basilio, Tor Bella Monaca, Corviale, Centocelle in cui è necessario che l'azione dello Stato sia più incisiva. Servono più forze dell'ordine, accompagnerò il ministro Salvini a conoscere Roma in modo che si possa passare finalmente dalle parole ai fatti». Dopo le dichiarazioni la prima cittadina e il responsabile del Viminale si sono visti alla prefettura per una riunione del comitato provinciale per la sicurezza incentrata sul caso di Desirée e sulla situazione degli sgomberi di immobili occupati a Roma e a cui ha partecipato anche il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Dal canto suo il comitato di quartiere ha indetto un'assemblea per organizzare una fiaccolata «per abbracciare ed essere idealmente vicini alla sua famiglia». «Il recente fatto di cronaca», è scritto nel comunicato del comitato, «ha scosso l'intero quartiere quindi riteniamo doveroso riflettere sull'accaduto e mobilitarci affinché non accada mai più. Non possiamo accettare la deriva di un'intera comunità e dei suoi valori».

LE MENTIRONO SUL MIX DI STUPEFACENTI

Il 28 ottobre sono emersi nuovi dettagli sulla morte di Desirée: i suoi aguzzini le avevano assicurato che quel mix di sostanze composto anche di tranquillanti e pasticche non fosse altro che metadone. Ma dall'ordinanza con cui il gip ha disposto il carcere per i tre fermati per l'omicidio è emerso che la giovane, in crisi di astinenza, è stata indotta dagli arrestati ad assumere «tali sostanze facendole credere che si trattasse solo di metadone». Invece la miscela, «rivelatasi mortale» era composta da psicotropi che hanno determinato la perdita «della sua capacità di reazione» consentendo agli indagati di poter mettere in atto lo stupro. Al momento si attendono gli esiti degli esami del Dna per stabilire se ci sono anche altre persone responsabili di abusi sessuali su Desirée e sono in corso indagini anche sulla rete di pusher che riforniva gli immigrati coinvolti nella morte della 16enne. Gli investigatori stanno effettuando verifiche per stabilire da dove arrivava la droga. Non è escluso che ci possa essere anche qualche italiano nella rete che approvvigionava i pusher del palazzo di via dei Lucani. Come quello, ora ricercato dagli inquirenti, che potrebbe, secondo alcuni testimoni, aver ceduto parte della droga ai quattro pusher accusati di aver stuprato ed ucciso la giovane nel palazzo abbandonato a San Lorenzo.

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