22 Ottobre Ott 2018 1824 22 ottobre 2018

In Spagna è nato il primo sindacato per la tutela dei diritti delle prostitute

Creata nell'agosto del 2018, l'associazione OTRAS rivendica uno status legittimo per i lavoratori e le lavoratrici del sesso. Ma il governo spagnolo ne ha proposto lo scioglimento.

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Sindacato prostitute Spagna

Quello sulla regolamentazione della prostituzione come attività lavorativa è un dibattito che, da anni, continua a tenere impegnati (e a dividere) governi e paesi. E che, negli ultimi tempi, ha acquisito risonanza soprattutto in Spagna, dove il 4 agosto 2018 è nato OTRAS, il primo sindacato per la tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso.

PIÙ TUTELE PER I LAVORATORI DEL SESSO IN SPAGNA

Pochi giorni dopo la sua ufficializzazione, l’associazione sindacale (nata per raggruppare le donne di Barcellona ma con l’obiettivo di estendersi anche su scala nazionale) ha spiegato chiaramente come la sua genesi sia stata legata solo ed esclusivamente alla necessità di rivendicare uno status legittimo per i lavoratori del sesso e una disciplina ufficiale per un mestiere ancora controverso. «Quelli del sesso sono lavoratori come tutti gli altri, uomini e donne per i quali, purtroppo, la possibilità di godere di diritti e tutele, negli anni, si è convertita in un’utopia», si legge in una nota diffusa sulle piattaforme social, «Sperare nella stipula di un contratto da parte del datore di lavoro o nel diritto di poter richiedere un permesso per malattia o un congedo per maternità, delle ferie o una retribuzione fissa alla fine di ogni mese, è assolutamente impensabile». E, per rispondere alle accuse ricevute, il segretario generale Conxa Borrell ha chiarito, nel corso di un incontro con la stampa, come l’associazione sia nata nella piena legalità e con tutte le autorizzazioni necessarie. Ma, soprattutto, ha sottolineato con gran forza come non abbia nulla a che vedere con i circuiti dello sfruttamento e del mercato sessuale.

LA BATTAGLIA DI OTRAS CONTRO IL GOVERNO

Dopo il via libera alla costituzione ufficiale, pubblicata sul BOE, la gazzetta ufficiale spagnola, OTRAS ha subìto una violenta manovra d’arresto da parte del governo socialista. Che, dopo averlo autorizzato, non ha perso tempo a sconfessarlo. Il 30 agosto 2018, la ministra del Lavoro, Magdalena Valerio, ha spiegato come la procedura fosse stata avallata dal suo ministero ma a sua insaputa. E ha tempestivamente richiesto lo scioglimento del sindacato, dichiarando di reputare assolutamente impensabile che «un governo femminista come quello spagnolo possa schierarsi dalla parte di un’associazione che propone la tutela di un’attività illegale». Posizione sulla quale si è allineato anche il presidente Pedro Sanchez che, già in passato, sulla prostituzione volontaria aveva espresso posizioni abolizioniste. Davanti alla cortina di ferro del potere centrale, le prostitute spagnole hanno deciso di non defezionare e continuare la battaglia per i propri diritti, accusando un esecutivo che si è sempre definito socialista operaio di «nascondersi dietro l’intoccabile tela del femminismo bianco, eterosessuale e borghese, che cova un odio viscerale contro le prostitute». E imputandogli anche una «connivenza con settori a cui interessa che chi lavora nel settore del sesso non abbia alcuna copertura legale».

LE REAZIONI DEI SINDACATI IBERICI

Al dibattito sulla prostituzione rinfocolato da OTRAS, hanno prontamente risposto molte delle associazioni sindacali iberiche. L’UGT (Uniòn General de Trabajadores, notoriamente vicina al Partito Socialista) si è dimostrata molto critica nei confronti del nuovo sindacato, parlando di come la sua esistenza potrebbe «finire con il normalizzare una forma di commercio in cui le merci sono i corpi degli esseri umani». Agli antipodi si sono collocate, invece, le posizioni delle due organizzazioni più affini alla tradizione anarchico-sindacale del paese: mentre la sezione catalana della Confederazione Generale del Lavoro ha difeso «la regolamentazione del lavoro sessuale come soluzione per porre fine all’economia sommersa», quella femminista, molto più dura, si è chiesta se l’idea che le prostitute si organizzino abbia dato fastidio «perché, in questo modo, la società patriarcale non può più decidere per loro».

E IN ITALIA?

Come in Spagna, anche in Italia, chi sceglie di lavorare nella prostituzione non può contare sulle tutele di cui, invece, possono usufruire tutti gli altri lavoratori. E se nel nostro Paese non si può parlare propriamente di un sindacato, a combattere le lotte che in Spagna combatte OTRAS, ci sono Pia Covre e Carla Corso, fondatrici del Comitato per i diritti civili delle prostitute. Nato nel lontano 1982, questa sorta di associazione sindacale, da 30 anni, si batte per l’abolizione della legge Merlin, la legalizzazione della prostituzione e il riconoscimento dei diritti e dei doveri del lavoro sessuale. Nello staff del Comitato ci sono avvocati, medici ed educatori, che si occupano dei problemi legali e sanitari delle prostitute, ma anche di togliere dalla strada chi questa professione non l’ha scelta. «Criminalizzare la prostituzione relega sempre più le lavoratrici del sesso nell’underground e nel clandestino, mettendole in pericolo», ha spiegato Pia Covre, «Legalizzare, invece, significherebbe che chi decide di fare la prostituta può iscriversi all’Inps, pagare le tasse su quello che guadagna e, magari, un giorno, avere anche una pensione. E se qualcuno si permette di maltrattarla, può denunciarlo tranquillamente, senza incorrere in altre magagne legali».

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