22 Ottobre Ott 2018 1243 22 ottobre 2018 Aggiornato il 23 ottobre 2018

Perché la mozione anti-aborto di Roma non è meglio della veronese

La discussione del documento di FdI prevista per il 25 ottobre è stata rinviata a dopo il 4 novembre. M5S ha annunciato voto sfavorevole.

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Antiaborto Roma Non Una Di Meno

Pre-annunciata da Non Una di Meno sui social network, ecco che spunta la mozione romana anti-abortista. Il voto era previsto per le 14.00 del 22 ottobre, ma è stato rimandato prima al 25 ottobre – ore 14.00 in Campidoglio – poi a dopo il 4 novembre. A proporla, questa volta, non è stata la Lega – come accaduto a Verona, dove la 434 è stata approvata il 4 ottobre con 21 voti a favore e sei contrari – ma Fratelli D’Italia. Tra i firmatari spiccano Giorgia Meloni e Rachele Mussolini – incoraggiante – che con i colleghi chiedono di «proclamare ufficialmente Roma come ‘città a favore della vita’», «predisporre un piano straordinario che rimetta al centro la famiglia e la natalità», «prevedere nella manovra di bilancio, le risorse necessaria per sostenere i centri di aiuto alla vita» e infine sostenere «ulteriori progetti finalizzati ad informare le donne sulle alternative all’interruzione di gravidanza». Come se Roma, con l'80% di medici obiettori di coscienza, non fosse già un terreno difficile per l'Interruzione volontaria di gravidanza.

MA È DAVVERO SOLO POLITICA?

Un déjà-vu? Forse. Di sicuro però, dopo quella approvata a Verona e la proposta ferrarese, l’ennesima mozione anti-abortista è il nuovo segnale di un riavvicinamento tra le formazioni politiche di destra e le organizzazioni Pro Life e ultra-cattoliche: e infatti la prima a salire sul carrozzone dell’attacco alla Legge 194 è Giorgia Meloni, che probabilmente ci vede la possibilità di riacquistare il consenso smarrito e guadagnare terreno sugli ex alleati di Lega. (Un po’ come Maria Elena Boschi su Maxim, ma peggio.) Il Movimento 5 stelle invece ha già annunciato la propria intenzione di votare no alla mozione presentata da FdI. Dal Campidoglio, infatti, i rappresentanti del Movimento hanno ribadito l'impegno, assunto nel febbraio 2017 attraverso una mozione approvata dal consiglio di Roma Capitale, a «garantire la piena applicazione della legge 194».

Giovedì 25 ottobre dalle ore 14.00 torniamo al Campidoglio! Nessuna mozione sui nostri...

Geplaatst door NON UNA DI MENO op Dinsdag 23 oktober 2018

MEGLIO I DATI FALSI O L'ALLARMISMO?

Sugli errori della mozione 434 veronese LetteraDonna si è già espressa e la mozione romana ne sembra una copia rivista e corretta, o – quanto meno – i redattori sono stati tanto lungimiranti da eliminare espressioni come «uccisioni nascoste» e «cultura dello scarto». Non citano nemmeno dati palesemente falsi – come la «crescita del numero di aborti tra minorenni» e l’assenza di dati relativi alle pillole abortive – sbugiardati dalla relazione ministeriale 2016, ma non fa meno paura l’esplicito riferimento al calo della natalità: «il numero degli aborti nel 2016 è stato pari a 84.926 unità, ovvero un numero superiore alla popolazione di capoluoghi di provincia italiani», è quanto si legge sulla mozione. Viene da chiedersi quale sia la reale necessità – se non quella di creare una sorta di allarmismo scevro di interesse scientifico – di confrontare gli aborti con il numero di abitati di, tanto per citarne uno, Campobasso: capoluogo molisano da 49.251 abitanti. Il documento, poi, continua informandoci che «nel 2017, con soli 458.151 nuovi nati, si è registrato il record negativo di nascite dall’Unità d’Italia», sottintendendo forse che il calo della natalità sia indissolubilmente legato alle interruzioni volontarie di gravidanza e non anche alla possibilità che una donna possa scegliere di non avere figli. Quindi, prepariamoci, perché il prossimo passo potrebbe essere quello di imporre un numero di figli non inferiore a quello delle nostre trisnonne.

LE CONTRO-MOZIONI CHE DIFENDONO LA 194

Durante la stessa seduta si dovrebbe però procedere anche al voto di due contro-mozioni: la prima, promossa dall'ex viceministro dell'Economia Stefano Fassina, che prevede un «impegno per la sindaca a manifestare la posizione dell'Assemblea Capitolina in difesa degli inalienabili diritti di autodeterminazione delle donne garantite dalla legge 194/1978, a tutela della salute e del riconoscimento di una maternità consapevole». Lo stesso Fassina ha anche chiesto alla sindaca Raggi di «assumere una posizione pubblica a sostegno dei diritti e della libertà delle donne garantite dalla legge 194, che ha ridotto in maniera significativa il numero delle interruzioni di gravidanza e salvato migliaia di donne». Anche la seconda monzione, presentata invece da esponenti del Partito Democratico, richiede «l'impegno per la Sindaca e la Giunta a sostenere le iniziative volte alla difesa e alla tutela della normativa della Legge 194 del 22 maggio 1978». Nonostante il voto contrario annunciato dalla maggioranza M5S alla mozione pomossa da Meloni-Mussolini, il movimento potrebbe astenersi dalla votazione alle due contro-mozioni.

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