17 Ottobre Ott 2018 1245 17 ottobre 2018 Aggiornato il 22 ottobre 2018

Cos'è MeTooEP, il blog di denuncia delle vittime di sessismo

Il Parlamento Europeo ha avviato un'iniziativa seria sulle moleste sessuali. Anche perché l'85% delle deputate ha subito violenze. Ecco le loro storie.

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MeTooEP

MeTooEP è il progetto nato per dare voce alle vittime dei casi di sessismo, aggressioni e molestie sessuali all’interno del Parlamento Europeo. «Come punto cardine del funzionamento di questa istituzione crediamo di dover mantenere uno standard di comportamento esemplare, come impiegati e come cittadini, e contribuire inoltre alla lotta contro gli abusi sessuali», questo è quanto si legge sulla piattaforma creata per raccogliere le testimonianze. Nel loro appello, i dipendenti del parlamento sono chiari: «Noi ci rifiutiamo di permettere che l’abuso diventi un’abitudine o che l’abuso di potere venga normalizzato. Quando anche una sola persona è vittima di molestie sessuali, siamo tutti a rischio. Ecco perché le denunce sono pubblicate in anonimato, perché sono la storia di tutti noi: mia, tua, sua, loro e #MeToo». Il blog, in rete dal 9 ottobre 2018, ha immediatamente riscosso un grande successo, con associazioni che plaudono all’iniziativa e numerosi utenti social che condividono le proprie testimonianze.

L’85% DELLE EUROPARLAMENTARI HA SUBITO VIOLENZA

A pochi giorni dalla presentazione della piattaforma, l’Unione interparlamentare (Ipu) e l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa hanno pubblicato i dati sugli abusi ai quali sono soggette le europarlamentari, che hanno immediatamente destato grande sconcerto: risulta infatti che l’85% delle donne abbia subito violenze psicologiche, atti di sessismo o abusi sessuali. Sembrerebbe quindi che tra le mura dei palazzi delle assemblee legislative gli abusi siano all’ordine del giorno: il 47% delle deputate ha riferito di aver ricevuto minacce di morte, di stupro o di violenza fisica, il 68% è stata presa di mira da commenti sessisti e il 25% ha riferito di aver subito violenza sessuale. Gli episodi di sessismo si verificano più spesso ai danni dello staff femminile, specie sotto i 40 anni. Il problema, però, non è solo questo: la maggior parte dei parlamenti di fatto non ha meccanismi che permettano alle vittime di denunciare, sempre secondo quanto ha segnalato l’Ipu. Lo stesso studio rileva che i social network sono il principale vettore – nel 58% dei casi segnalati – di minacce e molestie. In un clima simile, l’importanza del progetto MeTooEP risulta evidente, vi proponiamo alcune delle testimonianze.

«QUANDO MI CHIESE ‘ULTERIORI COLLABORAZIONI’»

«Ho ricevuto un messaggio da un membro del Parlamento Europeo con il quale lavoravo alla stesura di un documento, lo scorso Aprile. Il messaggio diceva: ‘Sarei interessato a portare avanti ulteriori collaborazioni con te’. Erano le 2 di notte».

«QUANDO MI DISSE CHE ERO TROPPO CARINA PER QUESTO LAVORO»

«Ho iniziato a lavorare per un partito a maggio 2016. Alcuni colleghi mi avevano avvertita del fatto che a un MEP [Memento del Parlamento Europeo ndr] del mio gruppo piaceva invitare le nuove reclute a cena a Strasburgo, quindi quando lo fece non ci pensai molto e accettai. Quando arrivai al ristorante, però, capii subito che non era una cena ufficiale, per niente. Invece era una cenetta intima per due in un ristorante molto elegante. Mi sedetti sperando che qualche assistente sarebbe arrivato, ad un certo punto; ma non lo fecero. Man mano che l’incontro procedeva, ero sempre più a disagio. Verso la fine della cena, iniziò a farmi dei complimenti e disse: ‘Mi sembra incredibile che una donna tanto bella faccia un lavoro simile’, e poi aggiunse ‘Sono sicuro che hai molti ammiratori’. Mi chiese se volevo andare in un locale dopo, al Les Aviateurs. Io rifiutai, lui insistette per riaccompagnarmi a casa. Per fortuna, non accadde nient’altro, ma ero terrorizzata. Dopo, iniziò a mandarmi dei messaggini, sempre vagamente inerenti al lavoro, ma mai niente di urgente e sempre fuori dall’orario d’ufficio. Il suo comportamento nei miei confronti divenne tanto viscido che i miei colleghi iniziarono a scherzarci su, ‘gli piaci’, mi dicevano. Avrei preferito non piacergli, affatto».

«QUANDO UN COLLEGA MI SCATTÒ DELLE FOTOGRAFIE»

«Ricevetti una mai alle due del mattina da un consigliere politico che lavorava all'EP [Parlamento Europeo ndr], famoso appassionato di fotografie lascive. La mail – inviata dal suo indirizzo istituzionale – conteneva una serie di mie fotografie, scattate senza il mio consenso. L’oggetto della mail: ‘Ne ho altre’».

«QUANDO DISSE DI ESSERE ECCITATO DALL’ALLATTAMENTO»

«Ero in missione all’estero con una delegazione ufficiale. All’epoca stavo allattando, quindi capitarono episodi spiacevoli – come macchie di latte sulle camicie. Un giorno, tornando nella mia stanza, mi trovai in ascensore da sola con un MEP. Lui iniziò a farmi delle avances, mi tocco un seno e mi chiese se poteva ‘succhiare il mio latte’. Ero terrorizzata, scappai, ma continuai a ricevere messaggi allusivi per tutto il resto della trasferta. Non presi più l’ascensore da sola, controllavo tre volte di aver chiuso a chiave la porta e rimasi incollata alle mie colleghe nei giorni successivi. Tornata a casa non raccontai niente, per paura di essere licenziata. Sono passati già diversi anni, e quel membro del parlamento lavora ancora con me».

«SONO STATA AGGREDITA IN TRASFERTA UFFICIALE»

«Ero in missione ufficiale per il parlamento e decisi di condividere un Airbnb con un collega. Una notte, mentre ero a letto, sentii bussare. Ero in dormiveglia, non risposi. All’improvviso la porta si spalancò, e il mio collega entrò indossando solo la biancheria. Mi spaventai, gli intimai di andarsene. Invece lui saltò sul mio letto. Ero terrorizzata, mi rannicchiai e gli urlai di lasciarmi. Invece lui mi ha aggredita. Mi afferrò il seno, stringendomi i capezzoli con violenza. Mi stava facendo male, ma non si fermò. Continuò a strusciare la sua erezione sulle mie cosce. Dopo cinque mintui deve essersi stufato di sentirmi pregare di smettere, quindi mi rimproverò di non essere stata accondiscendente e, con mio grande sollievo, mi lasciò sola. Denunciai l’episodio alle autorità competenti in 3 ottobre 2017. Non ho ancora ricevuto risposta».

Questo racconto è stato pubblicato il 9 ottobre 2018, a più di un anno dall’aggressione.

«SONO STATA STUPRATA DA UN COLLEGA»

«Un paio di mesi dopo aver iniziato a lavorare qui [Parlamento Europeo, ndr] sono stata stuprata da un collega. È stato violento, e terrifficante. Ero giovanissima. Non ne parlai con nessuno perché ero paralizzata dalla paura, ma quando le mie ferite guarirono, decisi di raccontare. Lui venne licenziato. Sono felice di non doverci più avere a che fare, ma nessuno mi ha mai offerto un sostegno. Lavorare nello stesso ufficio dov'era lui è dura. Sognavo di entrare in politica, un giorno, ma non ho più la forza. Non ho più la sicurezza necessaria a parlare alla gente. Lavoriamo molto in comitati e udienze plenarie per far sì che tutto vada avanti. Non domenticatevi di noi. Non dimenticate che soffriamo ancora».

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