17 Ottobre Ott 2018 1651 17 ottobre 2018

Le cose da sapere sul congedo di partenità in Italia

Che cos'è, come funziona e perché c'è una «difficoltà culturale e psicologica a interpretare la nuova genitorialità». Ne parliamo con uno psicologo.

  • ...
Congedo Paternità

Da un lato il Ddl Pillon difende il principio della «bigenitorialità perfetta», dall’altro la nuova legge di Bilancio mette a rischio il congedo di paternità, togliendo agli uomini il diritto di accudire i figli fin dai primi giorni di vita. Ma qual è il «tempo dei padri» oggi? E che ruolo hanno i papà italiani in un mondo sempre più orientato verso la parità di genere?

CONGEDO DI PATERNITÀ, COS’È?

Il congedo di paternità è stato istituito nel 2012 per favorire la maggiore condivisione della cura dei figli all'interno della coppia. Con la riforma Fornero i giorni di congedo (senza decurtazione dello stipendio) concessi ai padri lavoratori entro i primi cinque mesi dalla vita dei figli, sono aumentati da due a quattro giorni, ma la misura è rimasta non strutturale, e in assenza di nuovi finanziamenti, potrebbe essere cancellata a partire dall’1 gennaio 2019.

*Sul sito www.fare.progressi.org è in corso una raccolta di firme per chiedere ai politici di salvare il congedo di paternità, di renderlo una misura strutturale, e di estenderlo a dieci giorni.

LE CONTRADDIZIONI SUL RUOLO DEI PADRI

Secondo il dott. Christian Colautti, psicologo e psicoterapeuta per le persone e per il lavoro, le iniziative del governo in tema di diritto di famiglia e politiche sociali «riflettono una difficoltà culturale e psicologica a interpretare la nuova genitorialità», che non può prescindere dal concetto di parità sia dentro sia fuori dalla dimensione domestica. «La bigenitorialità perfetta non si negozia in sede di separazione tra coniugi, ma si costruisce fin dalla nascita, attraverso il la condivisione di tutte le responsabilità e i piaceri legati all’accudimento dei figli». Se ciò non avviene e uno dei genitori resta escluso dalla vita del bambino quando è piccolo, difficilmente in seguito riuscirà a sentirsi a suo agio quando il bambino gli viene 'affidato' per 12 giorni al mese.

PAPÀ PART TIME E MAMME A TEMPO PIENO?

In un’epoca sia gli uomini sia le donne svolgono un lavoro extradomestico «alla nascita di un bambino la conciliazione vita-carriera deve trovare un nuovo equilibrio che non svantaggi solo le mamme». Perché ciò avvenga è necessario un cambiamento culturale e normativo che permetta di superare valori e modelli antiquati e discriminanti. «La parità non è solo questione di tempo dedicato ai figli e risorse investite nel loro mantenimento, ma riguarda anche il diritto di entrambi i genitori a porsi come modelli di individui realizzati e felici dentro e fuori casa».

A CHI SERVONO I PAPÀ?

Alla coppia

Lo psicologo spiega che «il coinvolgimento dei padri in un ruolo di cura tradizionalmente riservato alle donne evita sentimenti di frustrazione, gelosia e rabbia che possono mettere in crisi la coppia». Affrontare insieme la gestione della quotidianità e accudire il piccolo facendo gioco di squadra «aiuta la relazione poiché favorisce la complicità tra i partners, consentendo a entrambi di sentirsi protagonisti attivi dei nuovi equilibri che si stanno costruendo», conclude l’esperto.

Ai papà

«Gli uomini che possono dedicarsi attivamente alla cura dei propri figli sono più felici», imparano l’importanza degli orari e della gestione del tempo, riescono a ridimensionare meglio i problemi che incontrano sul lavoro, migliorano la loro capacità di ricercare un equilibrio personale e sviluppano pazienza, capacità di ascolto e di attesa, competenza emotiva.

Ai bambini

Il legame si instaura tra padre e figlio è fondamentale perché quest’ultimo sviluppi sicurezza di sé, autostima e capacità di aprirsi al sociale. Essere accudito non solo dalla madre ma anche dal padre «porta il bambino a confrontarsi con figure diverse e con una situazione familiare basata sulla responsabilità, la condivisione e l’aiuto reciproco» conclude l’esperto.

Alle donne

Poter delegare in parte responsabilità e impegni al partner consente alle donne di tornare presto a dedicarsi anche a se stesse e alla propria carriera. Questo, spiega Colautti, «è fondamentale perché la madre possa far convivere il suo ruolo domestico con quello sociale, e sviluppare una buona relazione di attaccamento al bambino grazie al supporto emotivo e pratico che riceve dal partner, oltre che dal contesto familiare e sociale che la circonda».

All’economia e alla società

Rimuovere gli ostacoli all’accesso (o alla permanenza) delle donne nel mondo del lavoro e al raggiungimento la parità di trattamento salariale è vantaggioso sia della giustizia sociale, sia per le casse pubbliche: infatti l’aumento del tasso di occupazione femminile genera più entrate fiscali, e può contribuire a rifinanziare quelle stesse misure di sostegno alla famiglia che lo hanno reso possibile.

CHE COSA MANCA IN ITALIA

Anche se oggi i padri più giovani e istruiti dedicano più tempo e attenzione ai figli piccoli, il nostro Paese è più arretrato rispetto ai vicini europei sia per mentalità sia per le politiche di sostegno alla genitorialità e alla parità di genere. «Quattro o cinque giorni di congedo sono troppo pochi perché un padre possa imparare a gestire un bambino», per questo in molti altri Paesi europei i congedi di paternità sono più lunghi (54 in Finlandia, 20 in Portogallo, 15 in Danimarca, Norvegia, Gran Bretagna e Spagna, dieci in Svezia) e meno penalizzanti dal punto di vista economico: sebbene anche in Italia sia previsto un congedo parentale 'flessibile' (sei mesi distribuiti entro i primi sei anni di vita del figlio) e 'suddivisibile' (utilizzabile alternativamente dai due genitori), la retribuzione prevista ammonta al 30% dello stipendio, contro il 70-100% dei vicini europei.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso