Me Too Times Up

#MeToo

16 Ottobre Ott 2018 1906 16 ottobre 2018

Cosa pensa Tarana Burke del primo anno di celebrità per #MeToo

Pochi sanno che il movimento, reso famoso nel 2017, in realtà è stato fondato nel 2006. Cosa pensa la sua creatrice dell'uso fatto dai social e del suo futuro?

  • ...
Tarana Burke Un Anno #MeToo

Quando il 15 ottobre 2017 Alyssa Milano scrisse «Me Too», Tarana Burke – la vera fondatrice del movimento – ha raccontato a Business Insider di essere «andata nel panico»: in meno di 24 ore, infatti, #MeToo – che nel frattempo era diventato un hashtag – è virale, con più di 12 milioni di post su Facebook, su Twitter mezzo milione in sole 12 ore. «Ero scandalizzata, milioni di donne stavano raccontando le proprie storie, ma non esisteva ancora nessun ‘contenitore’ per tutto questo. Non c’era nessuno ad aiutarle, per accompagnarle attraverso il recupero. Cosa avrebbero fatto dopo aver postato #MeToo?», si è chiesta Tarana.

IL VERO #METOO, PRIMA DELLA FAMA

Un po’ di storia, che forse in pochi di noi conoscono: Tarana Burke viveva in Alabama quando, nel 2005, fondò la Just Be Inc., un’organizzazione giovanile dedicata al supporto delle giovani ragazze di colore, in particolare quelle con esperienze di abusi sessuali alle spalle. Un anno dopo, nel 2006, sbarcò su MySpace 'Me Too'​. «Vivere in un mondo che non permette più di essere bambine; ma non le prepara neanche ad avere il coraggio e l’esperienza di una donna può essere sconfortante», si legge sul sito dell’organizzazione, ancora molto attiva in territorio statunitense. L’idea però nacque molto più indietro nel tempo, nel 1997, quando una ragazzina – 12 anni appena – le raccontò delle violenze subite, ma Burke non riuscì ad aiutarla: avrebbe solo voluto dirle «anch’io», o meglio #Metoo.

COSA C’È CHE NON VA IN ME TOO SUI SOCIAL

In una recente intervista su The New York Times, Burke ha parlato del futuro del suo progetto, dell’uso che ne stanno facendo i social network e delle donne di colore che ancora non riescono a farsi ascoltare. Il nuovo #MeToo avrà, innanzitutto, una nuova forma: un sito web dedicato, che fungerà da ‘archivio’, ma non di violenza. L’attivista, infatti, ha spiegato che il vero senso del movimento – ricominciare a vivere dopo gli abusi – è stato corrotto dal meccanismo social: «Siamo in un’epoca in cui più racconti di te stessa, più piaci; così pensiamo che le cose debbano essere pubbliche, dobbiamo renderle popolari per dimostrarne la validità. So quanto possa essere catartico pronunciare le parole «Mi ha fatto questo», ma noi cerchiamo di separarci da questa narrazione e di dire: «Non siete obbligate a raccontare pubblicamente, non dovete per forza dire cosa vi è accaduto». Ecco perché, continua, la piattaforma raccoglierà solo storie di riscatto, quella che oggi chiamiamo resilienza, affiancate da consigli e percorsi da seguire per denunciare. L’ultimo anno è stato dedicato anche alla realizzazione di un documentario (in uscita a ottobre 2018) e alla creazione di un fondo, che ha già raccolto più di 2 milioni di dollari, per sostenere le vittime. L’obiettivo, però, è quello di continuare a crescere.

IL MOVIMENTO CHE DIMENTICA LE DONNE DI COLORE

Era nato proprio per loro, per le ragazze afroamericane o ispaniche che, come lei, avevano subito violenze: «Quando iniziai nel 2005 in Alabama, Gabrielle Union era l’unica donna nera che parlava apertamente del suo vissuto. Ancora oggi, sento così tante storie tremende, sussurri delle donne di colore di Hollywood che non si sentono a proprio agio a portare avanti le denunce – perché non si sentono rappresentate», ha spiegato Tarana. #MeToo infatti è entrato nel mondo dello spettacolo ma, a parte qualche rara eccezione, come Lupita Nyong’o, è diventato il movimento delle donne bianche: «Non possiamo aspettare che i bianche decidano che i nostri traumi meritano uno spazio. Sappiamo che ci sono persone che stanno rovinando la nostra comunità, dentro o fuori dall’intrattenimento. Dobbiamo essere proattivi, anche se, sfortunatamente, senza l’aiuto dell’esposizione mediatica. Questa è la nostra realtà».

MA #METOO NON È SOLO UNA FASE

A chi ripete che «MeToo passerà», Burke ha risposto che non deve accadere. Purtroppo, la copertura mediatica data al movimento di denuncia ne ha spesso «diluito il senso ultimo», c’è quindi bisogno di «aiutare le persone a comprendere il peso delle parole, di non abituarsi a dire “Oh, guarda chi è entrato in Me Too, ah-ah”», ha spiegato lei. Ecco perché è tanto importante crescere e cambiare – ha aggiunto – e non permettere che diventi solo denuncia, preparando le persone a quello che viene dopo: «La campagna finora ha creato speranza. Le persone hanno bisogno di ispirazione. Ma queste due cose si ottengono solo continuando a lavorare», aveva spiegato Burke a The Washington Post nel 2017.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso