16 Ottobre Ott 2018 2120 16 ottobre 2018

Le cose da sapere sulla pensione anticipata con Opzione donna

Il sistema permette alle lavoratrici di lasciare il lavoro prima. Serve un'anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995. E altri requisiti specifici. Ma si riceve un assegno più leggero.

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Opzione Donna

Tra le misure di flessibilità previdenziale previste dalla Legge di Bilancio 2019, approvata dal governo, è stata inserita anche la proroga della cosiddetta Opzione donna. Vediamo in cosa consiste e quali sono i requisiti necessari per accedervi.

IN COSA CONSISTE OPZIONE DONNA

Introdotta dalla Legge Maroni n. 243/04 e ripresa successivamente dalla Legge Fornero del 2011, si tratta di un beneficio che consente alle donne in possesso di determinati requisiti e condizioni di accedere a una pensione di anzianità anticipata a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo.

A CHI È RIVOLTO OPZIONE DONNA

Il regime spetta alle lavoratrici dipendenti e autonome in possesso di un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano già maturato il diritto alla pensione di anzianità o in possesso di un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995 e che non abbiano optato per la liquidazione della pensione esclusivamente in base alle regole del sistema contributivo.

QUALI SONO I REQUISITI NECESSARI PER USUFRUIRNE

Per poter accedere a Opzione donna è obbligatorio aver perfezionato una serie di requisiti fondamentali:

  1. Per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto i 58 anni di età e la soglia dei 35 anni di contributi maturati entro la data del 31 dicembre 2015. Dalla data di maturazione dell’ultimo requisito al versamento della pensione è prevista l’attesa di un periodo, noto come periodo finestra, pari a 12 mesi.
  2. Per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto i 59 anni di età e la soglia dei 35 anni di contributi maturati entro la data del 31 dicembre 2015. Dalla data di maturazione dell’ultimo requisito al versamento della pensione è previsto un periodo finestra pari a 18 mesi.

Si tratta di un provvedimento che, concretamente, porta a un notevole anticipo delle regole ordinarie finora in vigore in materia di pensioni e che imponevano il raggiungimento di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi o di un’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi per le lavoratrici del settore pubblico, 65 anni e 7 mesi per quelle del privato, 66 anni per quelle autonome e che avessero maturato almeno 20 anni di contributi.

È PENALIZZANTE PER LE LAVORATRICI?

Il calcolo contributivo adottato nel contesto di questo regime sperimentale non si basa sugli ultimi stipendi o sulle retribuzioni percepite come nel caso del sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa. E nella misura in cui le pensioni risultano legate ai salari, i vantaggi di cui spesso gli uomini si trovano a usufruire nel corso della carriera potrebbero creare ulteriori disparità a danno delle donne al termine della loro attività lavorativa. In più, gli effetti del sistema contributivo sull’assegno di pensione portano a una decurtazione variabile dal 20 al 30%: la lavoratrice va in pensione in anticipo ma riceve molto meno di quanto avrebbe potuto ottenere con il sistema misto.

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