13 Ottobre Ott 2018 0800 13 ottobre 2018

No Bra Day, il 13 ottobre è la Giornata Mondiale Senza Reggiseno

È nata nel 2011 come ricorrenza dedicata alla sensibilizzazione contro il cancro al seno, per diventare col tempo qualcosa di più.

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No Bra Day Cos'è

Lanciato, bruciato, odiato. C'è chi lo condanna e chi non può viverci senza. Chi viene criticata se non lo mette, mentre c'è chi crede di doverlo imbottire per farlo sembrare più pieno. Parliamo, ovviamente, del reggiseno, che oscilla da decenni fra lo status di oggetto quotidiano e quello di simbolo di liberazione e/o oppressione a seconda della sponda da cui lo si guarda passare. E mentre i ferretti e i push up passano di moda e stagione dopo stagione gli scaffali si riempiono di bralette e top sportivi, ogni 13 ottobre ricorre il No Bra Day: la Giornata Mondiale Senza Reggiseno.

COME DOVE E PERCHÉ

Per quanto il nome possa far pensare a lotte femministe, barricate e moti di protesta, il No Bra Day è nato più come un giorno di consapevolezza (che, comunque, è sempre una forma di liberazione) nei confronti del cancro al seno. Come ogni ricorrenza nata negli anni di Internet e dei social, non è facile stabilire come dove e quando sia nata. All'inizio, nel 2011, fu scelto il 9 luglio, per poi passare a ottobre, mese della sensibilizzazione. Dietro l'invito a non indossare il reggiseno per 24 ore ci furono alcune prime utenti anonime, seguite ben presto da migliaia di altre donne: nel 2017 la Giornata è stata osservata in 30 Paesi al mondo. Togliere quest'indumento, e renderlo pubblico, viene inteso come un modo per promuovere i controlli medici e la prevenzione. Un fenomeno social che si va ad aggiungere alle tante altre iniziative di sensibilizzazione.

FATE PACE COL NOSTRO SENO

Ovviamente il senso dato al 13 ottobre si è fatto sempre più lato col corso del tempo: del resto il mondo non ha ancora fatto pace col seno delle donne, che viene strumentalizzato a targhe alterne e secondo criteri che rasentano la bipolarità. Sovraesposto al cinema, in televisione e nel caro vecchio baluardo del sessismo, la pubblicità, demonizzato se esposto in modalità e situazioni che escono dagli schemi della spettacolarizzazione. La filosofia è sempre quella del: “Tiratele le fuori le tette, ma solo quando viene comodo a noi, meglio se quando possiamo farci su un po' di soldi”. Terreno di conflitti accesissimi. Basti pensare ai movimenti #FreeTheNipple, alle incursioni delle Femen e a tutti i casi di cronaca che hanno riguardato capezzoli femminili censurati o neo mamme costrette a nascondersi sotto lenzuoli e sciarponi durante l'allattamento. C'è anche chi si è vista licenziata perché non indossava nulla sotto la maglietta. Il 13 ottobre vuole essere una risposta anche a questa idiozia diffusa, che, se vogliamo, è anch'essa a modo suo una malattia.

EMILY, #ESCILE (MA QUANDO LO DICONO LORO)

Ultima vittima del proprio reggiseno, o meglio della sua mancanza, è una che deve in parte la sua fama anche al decolté: Emily Ratajkowski. La modella americana, che i nostri connazionali si erano divertiti a sommergere su Facebook di #escile, è stata recentemente arrestata insieme ad Amy Schumer durante una manifestazione di protesta contro la nomima alla Corte Suprema di Brett Kavanaugh. In tutta risposta, quello che le hanno fatto notare in molti (e in modo anche molto aggressivo) è il fatto che durante la marcia non avesse indosso altre che la canotta. Non ci dovrebbe essere bisogno di far notare quanto sia tragicomico il fatto che una donna che manifesta contro un uomo accusato di molestie sessuali venga, ancora, giudicata per come è vestita. Non c'è da stupirsi se a qualcuna, alla fine, il reggiseno inizi a stare stretto, figurativamente parlando e non. Lasciateceli usare come ci pare e piace.

CAPEZZOLI SI, NO, FORSE, A VOLTE

Che ottobre sia il mese dedicato alla prevenzione e che si tratti l'argomento in modo informato e neutro fa bene non solo da un punto di vista medico. Ce ne sono di passi avanti da fare quando si parla di seni. Quando una donna esce di casa senza reggiseno può suscitare una vasta gamma di reazioni (tutte altrettanto infantili) a seconda delle situazioni in cui si trova. Sei senza su un red carpet? Allora è ok, puoi, anzi devi, essere sexy. Sei su un red carpet senza reggiseno e per sbaglio spunta un capezzolo? Passi dall'essere sexy all'essere ridicola: dovrai correre a coprirti con imbarazzo e mostrarti contrita e dispiaciuta, ma anche un po' divertita. E quando non lo si indossa per andare a far la spesa, in università, al lavoro o in palestra e i capezzoli hanno l'audacia di mostrarsi da sotto la maglietta? Ci sarà sempre qualcuno pronto a pronunciare una di queste parole: 'tettine', 'capezzolini', 'turgidi', 'in tiro', giusto per il gusto di mettere in imbarazzo. Voi avete mai sentito parlare di una donna che prende in giro un uomo per un'erezione non prevista? No, appunto.

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