11 Ottobre Ott 2018 1732 11 ottobre 2018

Aborto, perché la mozione 434 di Verona è un errore

A partire dal video della consigliera comunale Elisa La Paglia, vi spieghiamo i motivi per cui la proposta approvata dalla giunta leghista della 'città a favore della vita' è pericolosa.

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Aborto mozione 434

Elisa La Paglia è la consigliera Comunale dem della neoeletta ‘città a favore la vita’ Verona che – a differenza della collega Carla Padovani, capogruppo Pd della giunta veronese – giovedì 4 ottobre ha votato contro la mozione anti-aborto promossa dalla giunta leghista. «Un attacco da Verona ai diritti delle donne», lo definisce lei nel video, postato sulla sua pagina Facebook, dove spiega il perché del suo voto e cosa c’è che non va nella mozione 434. Non sono piaciute a La Paglia, come spiega lei stessa nel filmato, le dichiarazioni del sindaco Federico Sboarina, il quale ha candidamente «tacciato di ignoranza» chi giudica anti-194 la mozione veronese: «O non sanno leggere o non l’hanno letta o sono in malafede. Personalmente, propendo per quest’ultima visto che il documento parla d’altro». Peccato che però il documento non «parli d’altro», se non di proibire l’aborto garantito dalla Legge 194/78.

Cosa dice la Mozione 434 votata giovedì 4 ottobre, critica contro la legge 194 sull'aborto, e l'attacco da Verona ai diritti delle donne.

Geplaatst door Elisa La Paglia op Maandag 8 oktober 2018

FINANZIAMENTI ALLE ISTITUZIONI PRO-LIFE

Testo alla mano, con l’approvazione della mozione 434, «il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta ad inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona, ad esempio progetto Gemma e Chiara», così come «a promuovere il progetto regionale “Culla segreta”». Quindi, a meno che la giunta Sboarina non abbia trovato il modo di moltiplicare i fondi, il finanziamento ad istituzioni private di matrice cattolica Pro Life rischierebbe di negare queste stesse sovvenzioni alle associazioni comunali di sostegno non solo alle donne, ma anche ad anziani, disabili e indigenti.

LA COLPEVOLIZZAZIONE DELLE DONNE

Nel documento proposto dal Comune veronese si metterebbe in atto una vera e propria «mistificazione della 194», una legge laica che si propone non solo di garantire l’aborto come diritto della donna, ma anche, così come specificato nell’art. 5, «di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». Questo sostegno – psicologico e materiale – è invece sostituito, al fine di ridurre, ed eventualmente eliminare, le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) dalla colpevolizzazione delle donne che desiderano avvalersi di un diritto che è stato loro garantito 40 anni fa.

L'AUMENTO STRUMENTALIZZATO DI IVG

Ma procediamo per punti, così come elencati sul documento: la Legge 194 «ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino», si legge sulla mozione. Entrambi i dati sono però errati. La relazione 2016 del Ministero della Salute sulla attuazione della Legge 194 rileva una realtà diversa: «Il ricorso all’IVG nel 2016 è diminuito in tutte le prime fasce di età, mentre è leggermente aumentato nelle donne dai 35 anni in su. I tassi di abortività più elevati restano fra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni». Il contrasto con quanto affermato dai redattori della mozione è evidente, soprattutto tenendo conto del rapporto possibile tra l’aumento di IVG nella fascia 25-34 e la precarietà del lavoro femminile. Per quanto riguarda l’aborto clandestino, non è chiaro se si stia parlando di un aumento rispetto al periodo precedente l’approvazione della 194 – in questo caso sarebbe un dato del tutto falso – o al periodo post 194. Bisognerebbe quindi interrogarsi sulle ragioni di questo aumento, e non vediamo una correlazione con l’applicazione della legge. Teniamo anche a ricordare che il 70% dei medici ginecologi è obiettore di coscienza (dato inserito nella mozione stessa), questo sì potrebbe spiegare l’impossibilità di accesso a procedure sicure e legali e la clandestinità.

INFORMARE O INFLUENZARE?

Parlando invece di informazione, la giunta veronese afferma che sia non solo «molto scarsa», ma che verrebbe anche «spesso ostacolata». È però l’Art.1 della Legge del 1978 a garantire che sia fatta informazione da medici e strutture sanitarie, tra le quali consultori – pubblici ed eventualmente privati – e ambulatori. Informazione, questa, in netto contrasto con l’opera dei volontari (ovviamente Pro Life) proposta dalla mozione, tesa al contrario a fornire alternative con lo scopo di influenzare una scelta già di per se difficile.

L'«UCCISIONE NASCOSTA» DEI DATI MINISTERIALI

Il documento poi parla di «uccisioni nascoste prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche della procreazione medicalmente assistita». Sorvolando sull’idea – comunque allarmante – che ogni donna che ricorra a procreazione artificiale dovrebbe essere costretta a portare avanti gravidanze plurigemellari per non “eliminare” gli embrioni, passiamo al punto successivo, nel quale si legge che «le statistiche annuali […] non tengono conto delle varie pillole abortive», ed è falso. La relazione 2016 del Ministero, infatti, fornisce un dato molto accurato: «nel 2016 il mifepristone con successiva somministrazione di prostaglandine [la pillola ru468, ndr] è stato adoperato nel 15.7% dei casi».

L'EDUCAZIONE SESSUALE, SOLO PER CHI LA VUOLE

«Un dato preoccupante è la crescita del numero di aborti tra le minorenni» si legge poi. Un dato, anche questo, falso e, nuovamente, smentito dalla relazione ministeriale: «Tra le minorenni, il tasso di abortività per il 2016 è risultato essere pari a 3.1 per 1000, valore identico a quello del 2015, ma in diminuzione rispetto agli anni precedenti (3.7 nel 2014, 4.4 nel 2012)». Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, se non fosse che la giunta mira a ridurre le gravidanze giovanili attraverso l’educazione all’affettività e sessuale, che però il Consigliere Comunale leghista Alberto Zelger, primo firmatario della mozione 434 e già noto per le dichiarazioni misogine, omofobe e razziste, approvava solo nel caso in cui «non vìoli le convinzioni morali e religiose dei genitori» (Odg. 426 del 14 aprile 2014).

I DIRITTI OBLIATI DALLA 434

Concludiamo sottolineando che il documento approvato dal Consiglio Comunale di Verona il 4 ottobre 2018, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, non fa mai menzione a due diritti inalienabili, bensì fondanti della Legge 194: la tutela dei diritti delle madri lavoratrici e delle vittime di discriminazione sul lavoro e la tutela fisica e psichica della donna.

«CITTÀ PER LA VITA» DI CHI?

Verona, la città a favore della vita, ha in programma per il 2019 il Congresso mondiale delle famiglie 2019, organizzato dalle tre associazioni promotrici del Family Day – Pro Vita onlus, Comitato Difendiamo i nostri figli e Generazione Famiglia – sotto la guida di Brian Brown, l’uomo che considera il matrimonio un «legame permanente tra uomo e donna ai fini della procreazione». Verona ha deciso di difendere la vita, ma di chi? Solo quella delle coppie eterosessuali e antiabortiste, dimenticando che esistono altri tipi di famiglie e che la vita di una donna dovrebbe meritare il valore che la 194 le garantisce.

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