11 Ottobre Ott 2018 1930 11 ottobre 2018

Irlanda,18 donne sono morte per PapTest sbagliati

Lo scandalo CervicalCheck ha coinvolto oltre 200 pazienti che a causa dei risultati sbagliati (e mai comunicati) degli esami citologici hanno sviluppato tumori al collo dell'utero.

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Pap Test irlanda

In centinaia hanno marciato in lutto per le strade di Dublino domenica 7 ottobre per la morte di Emma Mhic Mhathúna. La donna che nell’ultima intervista rilasciata a The Irish Times aveva spiegato di non considerare la sua morte «un piano divino, ma un errore umano». Sì perché Mhathúna è una delle oltre 200 donne coinvolte nel caso CervicalCheck: lo scandalo che ha travolto la sanità pubblica irlandese negli ultimi mesi.

LA "PAZIENTE ZERO"

Tutto è iniziato nel 2014, quando a Vicky Phelan venne diagnosticato un cancro al collo dell’utero. Nel 2011 Phelan si era sottoposta al Pap Test offerto dal servizio sanitario nazionale, che era risultato negativo, ma i risultati dell’esame – adesso lo sappiamo – erano sbagliati. Phelan ha citato in giudizio la struttura sanitaria che aveva condotto i controlli e a settembre 2018 le è stato riconosciuto un indennizzo di 2.5 milioni di euro, il suo cancro nel frattempo è progredito in terminale. Il risarcimento alla famiglia di Emma Mhic Mhathúna ammonta a 7.5 milioni di euro.

IL PROGRAMMA NAZIONALE DI PREVENZIONE

Dal 2008 l’Health Service Executive – il servizio sanitario irlandese – promuove un programma nazionale di prevenzione, CervicalCheck appunto, che fornisce esami citologici gratuiti alle donne. I test però sono stati appaltati a terzi: a una società con sede negli Stati Uniti e vengono condotti in due laboratori a Dublino, il Coombe Women & Infants Hospital e il MedLab Pathology. Nell’arco degli ultimi dieci anni, CervicalCheck ha fornito Pap Test a 1.8 milioni di donne. Dal 2008 sono stati notificati all’azienda 1.480 casi di tumore cervicale e 442 hanno subito una revisione dei precedenti risultati di laboratorio: di questi, 208 hanno rivelato falsi negativi che, se segnalati in tempo, avrebbero potuto permettere di intervenire prima dello sviluppo di cellule cancerose.

UN ANNO PER DECIDERE CHI DOVESSE DARE LA NOTIZIA

I falsi negativi, purtroppo, sono all’ordine del giorno in questo tipo di esami. Il problema però è sorto quando, giunti a conoscenza dell'errore, il direttore sanitario di CervicalCheck, Gráinne Flannelly, e il ginecologo “di fiducia” di Vicky Phelan, Kevin Hickey, hanno dovuto decidere a chi spettasse l’onere di dare la mesta notizia alle pazienti. Era il 2016, tra i due intercorsero numerose mail - oggi in mano alla commissione che segue le indagini - nelle quali si può leggere: «Bisogna trovare un accordo per decidere chi [tra le pazienti ndr] ha bisogno di una comunicazione formale dell’esito dei nuovi test». Dopo 12 mesi di dibattimento, Phelan venne informata dell’errore solo nel settembre 2017 e ai medici venne data la «regola generale» di «utilizzare il loro giudizio per individuare i casi in cui risulta chiaro che la diffusione dei nuovi risultati potrebbe comportare più danni che benefici», per l'azienda sanitaria ovviamente. Per le pazienti che invece fossero già decedute, una nota nella cartella clinica è stata ritenuta sufficiente. A maggio 2018, solo 162 donne tra le 208 sottoposte a riesame erano state avvertite, 18 sono morte fino ad oggi.

LE INDAGINI DEL GOVERNO

Il Primo ministro Taoiseach Leo Varadkar ha annunciato un’inchiesta legale sul fallimento del programma nazionale di screening per capire «le motivazione che hanno condotto agli errori nella comunicazione dei risultati». Mentre il ministro della Salute, Simon Harris, ha chiesto alla Health Information and Quality Autority, la commissione di controllo medico nazionale, di procedere ad un’inchiesta per capire «chi sapesse e quando».

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