10 Ottobre Ott 2018 1348 10 ottobre 2018

Chi è Cristina Donati Meyer, l'artista anti-Salvini

Si definisce artivista e negli ultimi mesi ha spesso dipinto di femminicidi e immigrazione. L'ultima opera è Una pisciata vi seppellirà, distrutta dai sostenitori del ministro in poche ore. 

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Cristina Donati Meyer

Cristina Donati Meyer è l'artista che già da diversi mesi protesta contro il «regime salviniano» attraverso le sue opere. L'ultima, intitolata Una pisciata vi seppellirà, è stata affissa su uno dei ponti lungo il Naviglio Grande a Milano e raffigura il ministro dell'Interno Matteo Salvini - o meglio raffigurava, dal momento che è stata vandalizzata da alcuni sostenitori del leader leghista - nei panni di un gerarca fascista mentre due bambini gli fanno pipì sugli stivali.

«STO ANDANDO NELLA DIREZIONE GIUSTA, MA NON ACCETTO MINACCE»

«Per la prima volta una mia opera è stata completamente distrutta, fatta minuziosamente a pezzi in modo che non ne restasse nulla. Ne deduco che il clima si stia surriscaldando e questo per me significa che sto andando nella direzione giusta. Però quando si arriva alle minacce personali è troppo», ha spiegato l'artista dopo la distruzione dell'installazione. Meyer infatti è stata presa di mira da «i soliti leoni da tastiera», come li ha definiti lei sulle pagine di Repubblica: «Una decina di persone mi ha scritto messaggi privati minacciando me e la mia famiglia e intimandomi di stare attenta nei miei spostamenti. Sporgerò denuncia». L'opera, che voleva denunciare il clima di intolleranza provocato dal decreto Salvini in materia di immigrazione e sicurezza, non è l'unica ad aver ricevuto la codarda 'censura' notturna: anche Europa di piazza San Babila, installata durante l'incontro tra Salvini e Orban, è stata distrutta col favore del buio.

Una pisciata vi seppellirà, Cristina Donati Meyer, Milano.

L'ARTIVISTA MILANESE CHE DENUNCIA MAFIE E POTERI CONSOLIDATI

Cristina Donati Meyer, classe 1985, ha frequentato l’Istituto d’Arte Rudolf Steiner e poi l’Accademia di Belle Arti di Milano, che però ha lasciato prima di concludere gli studi per dedicarsi completamente alla sua arte anti-accademica e decorativa. Quando non è impegnata nella produzione dei suoi manifesti artistici, che negli ultimi mesi hanno spesso indugiato in tematiche anti-salviniane, Meyer dirige l'Associazione culturale artistica M'Arte. Dal 2007 è anche curatrice dello Spazio M'Arte di Milano ed è co-titolare dell'Artelier dei Navigli in Vicolo dei Lavandai. «Consapevole che l’Arte può cambiare il mondo e può se non sconfiggere, almeno denunciare le mafie e i poteri consolidati», come scrive lei stessa sulla sua pagina Facebook. Cristina è un'artista eclettica, che spazia dalla pittura alla fotografia, passando per le performance dove mette il suo corpo in prima linea per raccontare «di spiriti, di femminicidio, di sangue che gronda, di migranti morti in mare, di bombardamenti, di ambiente deturpato, di animali. Di barlumi di speranza, di amore e futuro».

LE OPERE PRECEDENTI RIMOSSE DALLE FORZE DELL'ORDINE

Sempre sui ponti del Naviglio Grande in luglio Meyer aveva ritratto due bambini con gli avambraci esposti che mostravano numeri impressi sulla pelle, proprio come quelli dei tatuaggi nei campi di concentramento. «È una provocazione per me ancora più dolorosa», aveva dichiarato l'artista di origini ebraiche, che con quell'opera protestava contro il «censimento» su base etnica proposto dallo stesso ministro degli Interni per le comunità rom.

Censimento, Cristina Donati Meyer, Milano.

Porti chiusi era invece stata esposta davanti alla prefettura di Milano, in corso Monforte 31: il dipinto che raffigurava un Matteo Salvini in versione Robocop tra le acque dei mari che 'protegge'. In quell'occasione i poliziotti e dagli agenti della Digos erano intervenuti per rimuovere la tela e identificare la donna. Su Facebook Meyer aveva scritto: «Oggi [14 giugno, ndr] alle 13.30 abbiamo esposto e affisso un'opera raffigurante il ministro degli interni Salvini nelle vesti di Robocop che sorge dal mare. ProAfrica Onlus ha commissionato l'opera e la performance di protesta. L'iniziativa è stata interrotta bruscamente dall'intervento della polizia e della Digos». Roberto Saviano era invece il protagonista del manifesto del 3 agosto, dove era raffigurato dietro le sbarre, sui muri di un edificio in viale Bligny, nel centro di Milano. «Sogno di un ministro in una notte di mezza estate» era la didascalia che accompagnava il ritratto e faceva riferimento al conflitto tra lo scrittore e il ministro leghista.

Robocop, Cristina Donati Meyer, Milano.

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