9 Ottobre Ott 2018 1830 09 ottobre 2018

Non una di Meno: «Verona, esempio di politica contro le donne»

Un'attivista locale sull'approvazione della mozione 434: «Vogliono pagarci per partorire: quello che sta accadendo qui rischia di ripetersi a livello nazionale».

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Verona: si scrive «città a favore della vita», si legge «a sfavore della libera scelta delle donne». Con l’approvazione della mozione 434, che impegna l’amministrazione veronese a finanziare le associazioni antiabortiste locali e a promuovere il progetto regionale «Culla segreta», essere donna nel comune scaligero è più difficile. «Vogliono strumentalizzare la maternità», denunciano le attiviste veronesi di Non Una di Meno. «Noi non attacchiamo le associazioni che intendono sostenere economicamente le donne in gravidanza che si trovano in difficoltà. Noi attacchiamo i presupposti politici che stanno dietro alla mozione votata dall’amministrazione comunale, che testimoniano la precisa volontà di sfruttare il corpo delle donne». Ma, mettono in guardia le militanti del capoluogo veneto, Verona rappresenta solo un terreno di prova per l’attuazione di politiche contro i diritti delle donne. «Il disegno di legge Pillon riguarda tutte quante», avvertono.

LA MOZIONE: COSA NE PENSA NUDM VERONA

La mozione 434, approvata la scorsa settimana, prevede il finanziamento «ad associazioni e progetti che operano nel comune di Verona, ad esempio progetto Gemma e Chiara», la promozione del progetto regionale «Culla segreta», a sostegno della maternità in anonimato, e la proclamazione ufficiale di Verona come «città a favore della vita». Dietro la volontà di prestare aiuto alle donne in gravidanza si nasconderebbe, però, ben altro. «La mozione si è sviluppata all’interno di un chiaro contesto politico», ha spiegato a LetteraDonna una delle attiviste veronesi di Non Una di Meno, che ha chiesto di rimanere anonima. Non è un caso che il suo promotore, il consigliere leghista Alberto Zelger, in un’intervista al programma radiofonico La Zanzara abbia definito la 194 «una sciagura che deve essere abolita». L’intento della mozione appare inequivocabile: screditare il diritto all’aborto citando dati non ufficiali e paragonando l’interruzione volontaria della gravidanza a uno strumento contraccettivo. «Tutti i passaggi politici svelano un’altra verità dietro la facciata del sostegno alla maternità: le donne sono delle incubatrici a cui vengono dati dei soldi affinché partoriscano. Ma la scelta di diventare o non diventare madre è più complessa e non è legata solo a fattori economici. Le donne devono poter decidere libere da ingerenze esterne».

IL VOTO A FAVORE DELLA CAPOGRUPPO PD E LE GIUSTIFICAZIONI DELLA MAGGIORANZA

Carla Padovani, capogruppo del Partito Democratico, è tra le donne che hanno votato a favore della mozione. Alle accuse che le sono state rivolte ha risposto dichiarando di aver agito «secondo coscienza». «Non nutrivamo grandi aspettative sul voto della Padovani. La consigliera dem si era già distinta in passato per delle pesantissime dichiarazioni in merito alle unioni civili. Ma da parte nostra non è mancato un moto di protesta», ci ha raccontato l’attivista di Non Una di Meno: «La Padovani non solo è una donna, ma è anche capogruppo di un partito che si definisce di centrosinistra». Anche da parte delle donne della maggioranza non sono mancate giustificazioni e discolpe. «Per difendere la mozione hanno tirato in ballo l’articolo 1 della Legge 194, dove si afferma che Stato, Enti e Regioni devono lavorare per evitare che l’aborto diventi un mezzo di controllo delle nascite. Finanziare queste associazioni scongiurerebbe, a loro avviso, questo rischio. Ma per evitare gravidanze indesiderate le misure da adottare sono altre: dall’educazione sessuale nelle scuole, alla contraccezione gratuita e ai finanziamenti ai consultori pubblici».

In una foto postata sulla pagina Facebook 'Non una di meno' attiviste del movimento femminista, vestite da ancelle come i costumi della serie Tv "Handmaid's Tale", assistono alla seduta del consiglio comunale.

LA MOZIONE SULLA SEPOLTURA DEI FETI

Legata alla mozione 434 c’è la numero 441, che prevede la sepoltura dei automatica dei feti, anche contro la volontà della donna. Della proposta si discuterà nelle prossime settimane. «Si vuole affermare a tutti i costi che il feto sia un bambino mai nato. Ma così si impone un’elaborazione del lutto non richiesta», ci dice l’attivista. «L’intento è quello di rafforzare l’equazione secondo cui un aborto equivale a un omicidio, colpevolizzando le donne».

ESSERE DONNA A VERONA

Le donne veronesi sono costrette a confrontarsi ogni giorno con la morsa conservatrice che stringe la città. Un’ondata nera frutto dell’incontro fra l’estrema destra e la galassia ultracattolica. «In città si svolgono costantemente manifestazioni conservatrici. La pressione e l’onnipresenza dei convegni rendono difficile fare controinformazione», spieg Non Una di Meno. Durante il corteo dello scorso otto marzo, alle attiviste era stato rivolto il saluto fascista. Qualcuno, al loro passaggio si era perfino segnato con il segno della croce. «Noi proseguiamo con il nostro lavoro e saremo di nuovo in consiglio comunale per la discussione della proposta sulla sepoltura dei feti. Nel frattempo cercheremo anche di lavorare a una via legale contro le due mozioni».

IN PIAZZA PER L'ABORTO, SICURO E GRATUITO

Sabato 13 ottobre Non Una di Meno Verona e NUDM nazionale, insieme a tante altre realtà locali, sarà in piazza per difendere l’aborto libero, sicuro e gratuito. Ma al centro non ci sarà solo l’aborto. «La questione delle donne è entrata in una dinamica politica più ampia, che ha visto le istanze razziste e xenofobe dei movimenti di estrema destra saldarsi con le posizioni ultracattoliche. Quello che sta accadendo a Verona rischia di ripetersi a livello nazionale».

Con 21 voti a favore e 6 contro, È STATA APPROVATA pochi minuti fa la MOZIONE 434 che dichiara ufficialmente Verona "...

Geplaatst door Non una di meno - Verona op Donderdag 4 oktober 2018
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