8 Ottobre Ott 2018 1642 08 ottobre 2018

Il ddl Pillon metterebbe a rischio i figli di genitori violenti

Garantirebbe loro il diritto di frequentarli sempre e comunque. E l'ultimo caso di Taranto, dove un padre ha tentato di uccidere i suoi bambini dopo aver perso la patria potestà, lo dimostra.

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A Taranto, dopo un litigio al telefono con la ex moglie, un uomo ha accoltellato il figlio di 14 anni che è riuscito a scappare e poi ha lanciato la figlia di sei dal balcone (la bimba è in condizioni gravissime all’ospedale Santissima Annunziata). Tutto è avvenuto nella casa dei genitori di lui, a cui erano stati affidati i nipoti a causa delle denunce per maltrattamenti in famiglia per cui l’uomo aveva perso la responsabilità genitoriale. Vani sono stati i tentativi dei parenti di fermarlo.

Questo ennesimo tentativo di figlicidio si compie proprio mentre nel Paese è in corso un dibattito contro il disegno di legge del senatore leghista Pillon, appoggiato dalle associazioni di padri separati e osteggiato da tutte quelle associazioni ed istituzioni che si occupano di tutela dei minori, tra cui il Forum delle associazioni familiari, di matrice cattolica, e il Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia.

Il disegno di legge, che viene presentato dai suoi sostenitori come un provvedimento per garantire ai bambini la bigenitorialità, quindi con valenza positiva, di fatto non solo escluderebbe i bambini da ogni decisione quando i genitori si separano, ma li costringerebbe in situazioni di pericolo a continuare a frequentare il genitore violento.

Non si dice ma si legge chiaramente nel testo del disegno che la bigenitorialità viene di fatto trasformata da diritto del bambino a diritto dell’adulto. Si tratta dunque, come sottolineato anche da molti avvocati e magistrati esperti di tutela minori come il magistrato Fabio Roia di un provvedimento adultocentrico che favorirebbe sistematicamente i genitori violenti garantendogli il diritto di frequentare i figli sempre e comunque.

Il disegno di legge Pillon prevede infatti che anche nei comprovati casi di violenza e abuso sessuale e quindi di affido esclusivo alla madre, vi sia l’obbligo di garantire, in ogni modo, la frequentazione del bambino con il padre.

Il figlicidio è una forma di femminicidio con cui gli uomini violenti puniscono le loro compagne con il più crudele degli atti.

Lo sa bene Antonella Penati, madre del piccolo Federico Barakat ucciso dal padre a otto anni durante un incontro protetto presso gli uffici dei servizi sociali di San Donato Milanese. Antonella fu definita «madre alienante», in nome di quella «alienazione parentale» tanto esaltata nel progetto oscurantista firmato Pillon.

Lo sa bene anche Erica Patti, a cui l’ex marito uccise i figli Davide e Andrea dandogli fuoco, come aveva spesso minacciato di fare ma anche Erica Patti non fu creduta, e i piccoli morirono, così come sono morte Martina e Alessia a Cisterna di Latina, così come sono morti altri bambini e bambine lasciati in situazione di pericolo perché «il padre è sempre il padre», si dice troppe volte.

Lo racconta bene il film L’affido, in cui si comprende come una giudice con le migliori intenzioni possa mettere in pericolo la vita di un bambino perchè incapace di valutare i fattori di rischio che per chi si occupa tutti i giorni di violenza sono invece molto chiari.

Per ogni minore che muore ce ne sono decine a rischio di subire violenze e abusi, come il piccolo di quattro anni che a Ovada veniva violentato quando andava a casa del padre, ma fu necessario installare le telecamere e fargli subire nuovi abusi per credere alle sue parole e a quelle della madre. In questo disegno di legge le «false accuse» delle madri sono invocate come se fossero la norma, e allora tutto torna: in un momento storico in cui finalmente si è arrivati al riconoscimento pubblico del femminicidio, conosciuto e condannato come un questione culturale e non privata, ci voleva qualcosa per tornare indietro, per ripristinare l’ordine della società patriarcale che teneva nascoste tra le mura domestiche le violenze. Che riportasse le donne e i bambini alla sottomissione e alla rassegnazione.

Ci auguriamo che le donne e gli uomini che ci rappresentano nella politica si prendano la briga di leggere il disegno e non fermarsi alle belle parole con cui viene proposto. Non è un testo che abbisogna di modifiche, va ritirato e stracciato perché offende la dignità delle persone e di un Paese che si vuole definire civile.

Come cittadini e cittadine oggi ci stringiamo a quella bambina che sta lottando per sopravvivere, ci stringiamo al fratello accoltellato all’addome e sotto choc. Ci stringiamo a quella madre annientata dal dolore.

Ma non fermiamoci a questo.

Il 10 novembre l’associazione DIRE contro la violenza ha organizzato nelle piazze di tutta Italia (non più solo a Roma come previsto inizialmente) una manifestazione per dire che non si torna indietro, che il ddl Pillon va ritirato e vanno invece applicate le buone leggi che già esistono e che già garantiscono la bigenitorialità ove entrambi i genitori sono amorevoli e responsabili con i propri figli.

Dire ha anche lanciato una raccolta di firme con una petizione e ha dato vita a un Comitato No Pillon a cui si può aderire anche via Facebook.

Manifestiamo la nostra indignazione e facciamolo uniti, donne e uomini, come sappiamo essere, contro un’impostazione antica della famiglia che non ci rappresenta.

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