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5 Ottobre Ott 2018 1249 05 ottobre 2018

Perché la Juventus ha difeso Ronaldo dalle accuse di stupro nel modo sbagliato

Sarebbe bastato dire: «Abbiamo fiducia in lui e attendiamo l'esito delle indagini». Invece, la società bianconera ha lasciato passare un messaggio grave oltre che sbagliato.

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I contorni della vicenda che vede Cristiano Ronaldo accusato di violenza sessuale dalla 34enne statunitense Kathryn Mayorga sono ancora tutti da chiarire. Di certo, il caso pare trovare sempre più spazio sulle pagine di quei giornali italiani che in un primo momento si erano occupati solo marginalmente delle accuse riportate a galla dal tedesco Spiegel.

LA DIFESA PASSA DA TWITTER

Una crescente attenzione che ha inevitabilmente innescato le reazioni dei protagonisti, diretti o indiretti, di una storia assai poco gradevole per l'immagine di Cr7. E se la difesa del portoghese, apparsa nero su bianco per la prima volta in due tweet coi quali ha ribadito la sua innocenza, è apparsa più che lecita, a fare rumore è stata la netta presa di posizione della Juventus.

Due tweet, quelli pubblicati nella serata del 4 otobre dal club bianconero, che hanno manifestato pieno sostegno al Pallone d'Oro, ma anche al più oneroso investimento dell'ultracentenaria storia della Vecchia Signora. Scontato, si dirà, che una tra le società calcistiche più popolari al mondo prenda le difese del nuovo simbolo della juventinità, nonché del suo principale asset. Meno scontato che per farlo utilizzi una comunicazione decisamente stonata. Se la scelta del tweet, invece di un canonico comunicato stampa, restringe necessariamente la possibilità di chiarire la posizione bianconera su una vicenda tanto delicata quanto spinosa, a lasciare perplessi è la tesi sostenuta tra le righe dal profilo della Juventus.

«Ronaldo ha dimostrato in questi mesi la sua grande professionalità e serietà, apprezzata da tutti alla Juventus», recita il primo post, cui segue un messaggio che ai più è parso inopportuno. «Le vicende asseritamente risalenti a quasi 10 anni fa, non modificano questa opinione, condivisa da chiunque sia entrato in contatto con questo grande campione».

QUELL'ACCENTO STONATO SUI TEMPI DELLA VICENDA

La professionalità del portoghese, tuttavia, nulla ha che fare con un caso di cronaca che esula dal mondo del calcio e il fatto che la società ponga l'accento sulla distanza temporale sottende un messaggio di per sé scorretto se non pericoloso. Quasi a significare la minore gravità dei presunti accadimenti solo perché risalenti al 2009. Sarebbe bastato scrivere, più semplicemente: «Abbiamo fiducia in Ronaldo e attendiamo che l'indagine si concluda, confidando che tutto verrà chiarito».

Cristiano Ronaldo.

Una scelta forte, quella del club di Andrea Agnelli, e che rischia di trasformarsi in un boomerang, data la quantità di critiche ricevute dal messaggio in questione nel giro di poche ore. Una linea che diverge nettamente da quella adottata dai principali sponsor del portoghese. A cominciare da Nike, sempre particolarmente sensibile alle battaglie civili, che in una nota ha espresso «preoccupazione» per le «accuse inquietanti» che gravano sul portoghese, facendo sapere di seguire con attenzione le evoluzioni del caso.

LA PREOCCUPATA CAUTELA DEGLI SPONSOR

«Stiamo monitorando attentamente la situazione perché ci aspettiamo che i nostri testimonial incarnino i valori della nostra azienda», ha dichiarato al Sun un portavoce del colosso dei videogames Ea Sports. Mentre l'Ong Save the Children, di cui Ronaldo è ambasciatore, si è detta «demoralizzata da quanto trapelato finora e al lavoro per raccogliere nuove informazion». Una cautela che la Juventus ha preferito accantonare in maniera maldestra, spinta forse dal desiderio di offrire a Cristiano l'appoggio che lui stesso negò di avere ricevuto dal Real Madrid nel bel mezzo delle sue vicissitudini fiscali.

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