4 Ottobre Ott 2018 1915 04 ottobre 2018

Tutto quello che dovete sapere sull'allattamento

In occasione della Settimana mondiale, vi spieghiamo se fa bene, quanto costa e perché non deve essere un tabù. In alcuni Paesi è legge, in Italia siamo indietro. E le star che lo postano sono molte.

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Settimana Mondiale Allattamento

In occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento Materno, dal primo al 7 ottobre, LetteraDonna analizza i pro e i contro, i costi, e perché farlo in pubblico non dovrebbe essere più un tabù. Il neonato comincia a dare senso alla vita instaurando una relazione con la madre attraverso il contatto durante l’esperienza della nutrizione. Quanto più questo contatto si verifica in modo sereno, tanto più il piccolo può fare esperienza della realtà e del mondo che, nei primi giorni di vita, coincidono con la madre stessa. In ogni Paese però le leggi sono diverse e, mentre alcuni incoraggiato l’allattamento pubblico, altri lo vietano.

CHI LO DICE CHE ALLATTARE FA BENE?

L’allattamento al seno è vivamente consigliato dal ministero della Salute: «È uno straordinario investimento nella salute del proprio piccolo. Grazie alle sue proprietà, infatti, il latte materno è in grado di favorire un corretto sviluppo del bambino e proteggerlo da molte malattie». Lo stesso ministero, in un opuscolo del 2016, si è espresso in merito all’allattamento prolungato: «Il tuo latte è il cibo appropriato per soddisfare completamente i bisogni del tuo bambino fino al sesto mese compiuto, momento in cui comincerai a offrirgli anche altri alimenti, che si aggiungeranno alle poppate. L’allattamento continua ad avere importanza sia per te che per il tuo bambino dopo il sesto mese e per tutto il tempo che desiderate proseguire, anche oltre il secondo anno di vita». Ammesso che il bambino sia in buona salute, spiega l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), l’introduzione di cibi alternativi dopo il sesto mese di vita è fondamentale, così come rispondere in maniera appropriata al comportamento del lattante: non forzare le poppate e non negare il seno quando viene chiesto, fin quando accade.

DOVE ALLATTARE IN PUBBLICO È UN DIRITTO

L’ultimo Paese a legalizzare l’allattamento in pubblico, come fosse in dubbio che è un atto del tutto naturale, sono gli Stati Uniti nel luglio 2018. In Australia la legge pro-breastfeeding è in vigore dal 1984, mentre nella vicina Nuova Zelanda è tanto incoraggiato da far storcere il naso quando, al contrario, ai neonati viene offerto un biberon. In Gran Bretagna l’Equyality Act è arrivato solo nel 2010. Mentre Francia, Islanda, Olanda, Canada, Germania e Svezia non hanno una legge ad hoc, perché è considerato perfettamente normale, così come nella maggior parte dei Paesi in Sud America e Africa. La Danimarca, al contrario, permette ai proprietari di attività commerciale di applicare il divieto assoluto. In Italia possiamo considerarci un po’ terra di nessuno: la legge non ci dice se sia possibile o no allattare in pubblico, ma questa pratica non è ancora stata ‘normalizzata’, e se in diversi luoghi pubblici, come bar e ristoranti, le mamme vengono incoraggiate ad allattare i propri bimbi senza vergogna, ce ne sono altrettanti che le allontanano. Questo vuoto legislativo ha creato l’esigenza di luoghi adibiti all’allattamento, così a Milano e in altre città italiane Unicef – in collaborazione con l’Oms e la campagna globale, approvata dal ministero, Ospedali Amici dei Bambini – ha avviato il programma Baby Pit-Stop: ambienti protetti, all’interno di spazi pubblici commerciali e non, per fare il pieno di latte e anche il cambio di pannolino.

ALLATTAMENTO A RICHIESTA E PROLUNGATO

Il problema dell’allattamento in pubblico, spesso, è provocato dalla scelta di fornire ai neonati il nutrimento materno a richiesta. Ossia la poppata non programmata secondo uno schema predefinito,. Questo comporta la necessità di allattare in qualsiasi momento, e luogo, ve ne sia bisogno, specie nelle prime settimane quando la richiesta potrebbe essere anche di 10/12 volte al giorno. Negli ultimi anni questo metodo è tornato in voga – sostituito per molto tempo dall’allattamento orario, che si riteneva permettesse di avviare il neonato a una routine – perché si è tornati a credere che porti vantaggi significativi allo sviluppo del bambino, oltre a permettere di soddisfare il reale bisogno di nutrimento del neonato. L’allattamento prolungato, ovvero oltre i due anni di vita, non ha nessuna controindicazione, anzi aiuterebbe il normale sviluppo del cervello del bambino, come del suo sistema immunitario, ed è consigliato dall’Oms e dal ministero. La maggior parte dei mammiferi continuano ad allattare i propri cuccioli finché i denti permanenti non sono emersi, quindi non c’è nessuna ragione per la quale l’allattamento prolungato non possa essere benefico anche per i bambini.

UNA CAUSA DA STAR

Papa Francesco è stato il primo, e forse il più celebre, a ribadire che le madri non dovrebbero sentirsi in difetto ad allattare, a costo di sfoderare i seni proprio durante la messa: «Fatelo liberamente, come la Vergine Maria fece con Gesù», aveva detto nel 2015 di fronte alle coppie riunite nella Cappella Sistina per i tradizionali battesimi. Eva Riccobono, nel 2016, si era fatta portavoce dei benefici dell’allattamento oltre i due anni d’età: suo figlio Leo infatti a tre anni veniva ancora allattato. Ma sono molte le celebrity che hanno promosso l’allattamento pubblico e prolungato: Bianca Balti, Giselle Bunchen, Gwen Stefani, Kourtney Kardashian, Selma Blair, Alyssa Milano, Douzen Krones, Laura Chiatti, Maggie Gyllenhaal, Miranda Kerr, Natalia Vodianova, tra le altre.

TUTTI I BENEFICI PER MAMME E BAMBINI

«Il latte materno è l’unico alimento naturale che contiene tutti i nutrienti nelle giuste proporzioni, è facilmente digeribile e contiene una serie di fattori che proteggono dalle infezioni e aiutano a prevenire alcune malattie e allergie, offre quindi molti vantaggi per il bambino in termini di salute, crescita e sviluppo psicologico», si può leggere sul sito del ministero della Salute. Per il bambino i benefici sono molteplici: riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti, protegge dalle infezioni respiratorie, migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio, migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni. Per quanto riguarda la mamma, secondo il Medical research Insititure di Brisbane, in Australia, proseguire l’allattamento fino al nono mese di vita del bambino, o più, ridurrebbe dell’11% le possibilità di sviluppare un carcinoma dell’endometrio. Secondo l’Airc, l’allattamento riduce il rischio di emorragia dopo il parto e stimola l’utero a tornare alle sue dimensioni originali, inoltre, tenendo sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue, previene l’incidenza del diabete e facilita il ritorno al peso forma della madre. Alcuni studi, secondo quanto riportato dal ministero della Salute, hanno ipotizzato che l’allattamento al seno riduca il rischio di osteoporosi dopo la menopausa.

LE CONTROINDICAZIONI: SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO

Non esistono controindicazioni, se non quelle dipendenti da cause materne: in caso di positività a virus, come l’Hiv o l’herpes, tossicodipendenza o alcolismo. È molto costoso, ma solo in termini di tempo. Infatti, se è vero che rispetto al latte formulato, quello materno ha costo zero, è stato calcolato – per le mamme australiane, ma è verosimile anche in Italia – che le donne che allattano al seno impiegano, in media, cinque ore in più ogni settimana per nutrire il proprio bambino

TUTTI I NUMERI DEL LATTE

L’allattamento al seno, come già detto, rafforzando il sistema immunitario contribuisce a ridurre le malattie, questo significa che, per ogni bambino allattato al seno, il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) spenderebbe 140 euro in meno. Non solo per il Ssn, ma anche per le famiglie i costi sono significativamente ridotti: i costi collegati a medicinali e ricoveri sono inferiori, in media, di circa 20 euro per ogni mese aggiuntivo di allattamento al seno e la spesa totale - che comprende anche l'acquisto del latte artificiale – si riduce di 144 euro. Da un’indagine del ministero della Salute sulla Promozione dell’Allattamento del 2014 è emerso che nei primi giorni di vita comincia ad allattare al seno, anche se magari non in maniera esclusiva, oltre il 90% delle donne. Solo il 77% però continua a farlo dopo la dimissione dall’ospedale e la quota si riduce al 31 % dopo 4 mesi, solo il 10% arriva fino al sesto mese di vita. Generalmente le cause che portano ad abbandonare l'allattamento sono la scarsa informazione sulle conseguenze o il mancato sostegno alle donne, soprattutto il termini di tempo per le madri lavoratrici.

I PERMESSI PER ALLATTAMENTO

Accanto alla tutela obbligatoria e al congedo parentale, la legge permette la possibilità di assentarsi per un periodo ulteriore grazie al permessi per allattamento, pensati per sfuggire alla discriminazione delle madri lavoratrici e, soprattutto, tutelare il neonato. Il riferimento normativo è il D.lgs. 151/2001 che tutela la maternità, nello specifico l’art. 39 si occupa dei periodi di riposo. Questi permessi sono solitamente composti da due ore, che il genitore – sì, genitore: anche i padri possono usufruirne – può utilizzare per entrare dopo o lasciare in anticipo il luogo di lavoro. Essendo un diritto dei lavoratori il datore di lavoro non si può opporre; inoltre, la Corte d’appello di Ancona ha precisato che vige in materia un generale principio di equiparazione tra le ore di lavoro effettivo e quelle di permesso per allattamento, pertanto questi periodi hanno lo stesso valore delle ore di servizio ai fini della durata e della retribuzione lavorativa.

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