3 Ottobre Ott 2018 1747 03 ottobre 2018

Che cosa è la Tampon Tax (in Italia e nel mondo)

Mentre l'Australia ha eliminato le tasse sui tamponi femminili, in Italia abbiamo l'Iva come fossero prodotti di lusso (22%). Ma nel resto del mondo?

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Tampon Tax

L'Australia ha deciso di non applicare più la tassazione del 10% sui prodotti per l'igiene intima femminile. La diminuzione dei prezzi dovrebbe iniziare da gennaio 2019, ma il percorso per giungere all'aliquota zero era iniziato nel 2000, quando il governo conservatore del primo ministro John Howard aveva introdotto una modifica 'declassando' preservativi e lubrificati a beni di prima necessità. La Tampon Tax, come viene chiamata l'aliquota su assorbenti e tamponi interni, è stata molto dibattuta negli ultimi anni e l'Australia è solo l'ultimo di una serie di Stati che ha scelto di eliminarla o ridurla.

TUTTI I NUMERI DEL CICLO

In Italia attualmente i period products sono soggetti all'aliquota Iva del 22%, come fossero prodotti di lusso. Si stima che una donna fertile, nel corso della sua vita, sia soggetta a 520 cicli mestruali, con una durata media tra tre e cinque giorni. Considerando 4-5 cambi al giorno, l'esborso annuale ammonta a circa 125 euro, di questi il 22% è, appunto, di Iva.

QUALI SONO I PAESI TAMPON FREE?

Le associazioni dei consumatori e le attiviste chiedono che vengano rimossa, o quanto meno ridotta, l’aliquota massima solitamente prevista, perché le mestruazioni non sono una scelta e i costi ricadono interamente sulle donne. Nel 2015 la Francia ha portato l’imposta dal 20% al 5.5%, lo stesso anno in cui il Canada ha abolito la tassazione sugli assorbenti, così come l'Irlanda. In Inghilterra è stata ridotta dal 17,5% al 5,5%, in Olanda al 6%. Nel 2017 è stata invece la volta del Belgio, che ha apportato una diminuzione dal 21% al 6%. Lo stesso anno anno in cui la Svezia ha inziato ad offrire gratuitamente tamponi alle ragazze, come già faceva il Kenya. Anche Nicaragua, Nigeria, Tanzania, Libano e Giamaica fanno parte del gruppo a tassazione zero. La Germania è ancora uno dei Paesi che più si avvicina all'Italia, con una tassazione al 19%, mentre la ministra delle Finanze spagnola solo in luglio aveva dichiarato di voler eliminare la 'tassa rosa'.

IL DIBATTITO EUROPEO

Da diversi mesi, la Commissione Europea sta discutendo sulla proposta di eliminare tutti i beni in plastica a uso singolo - ovvero tutti quei prodotti, come bicchieri, cannucce, palloncini, in materiale plastico usa-e-getta - e il 27 settembre la discussione si è concentrata proprio sui prodotti per l'igiene intima femminile. Assorbenti e tamponi sono infatti al quinto posto per quantità tra i rifiuti rinvenuti sulle spiagge, ma i membri del Parlamento europeo sono riluttati ad inserirli nella lista dei prodotti soggetti ad EPR (ovvero la responsabilità allargata del produttore: un sistema di gestione ambientale che estende ai produttori l’onere di sostenere economicamente la gestione e la bonifica dei rifiuti). Il voto della Commissione Europea sull'ambientale è previsto per il 10 ottobre, ma, se anche gli assorbenti non fossero inseriti nella lista dei prodotti da tassare, il problema non sarebbe risolto.

UN PROBLEMA (ANCHE) FINANZIARIO

Esiste infatti una questione legata all'ingegneria economica: la base per l’applicazione dell’Iva dovrebbe essere la più ampia possibile per riuscire a mantenere le aliquote più basse, senza generare distorsioni tra il prezzo dei benni di prima necessità e gli 'extra'. Quando si sceglie di applicare aliquote decisamente inferiori ad un determinato gruppo di prodotti, il mancato ritorno deve essere compensato, attraverso l'aumento su altri prodotti. Ecco che la struttura fiscale si complica: anche i costi che il rivenditore dovrebbe sostenere durante la modifica dei prezzi, ricadrebbero con ogni probabilità sulle acquirenti.

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