3 Ottobre Ott 2018 1759 03 ottobre 2018

Le femministe che difendono la Legge Merlin

«Tutela la libertà sessuale delle donne: ci batteremo col sangue». Un'istanza sostiene sia incostituzionale. Così a 60 anni dall'approvazione, è in pericolo.

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Legge Merlin Corte Costituzionale

La questione è complessa, ma proviamo a semplificare: a distanza di 60 anni dalla sua approvazione, la Legge Merlin sulla prostituzione potrebbe essere modificata. Afebbraio, nell’ambito del processo sulle 26 escort condotte nelle dimore private di Silvio Berlusconi, gli avvocati Nicola Quaranta, Raffaele Quara, Ascanio Amenduni e Nino Ghiro, difensori di Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia, a loro volta imputati per favoreggiamento e reclutamento della prostituzione, ovvero per aver fatto da intermediari tra le escort stesse e l’ex Presidente del Consiglio (anni 2008-2009), hanno presentato un’istanza in cui si sostiene che la legge Merlin sarebbe incostituzionale nella parte in cui punisce chi recluta prostitute se queste hanno scelto di prostituirsi «deliberatamente», cioè per loro volontà. La Corte di Appello di Bari ha accolto le richieste dei suddetti legali, ritenendo «non manifestamente infondata» la presunta illegittimità costituzionale della Merlin e quindi sospendendo il processo. I giudici hanno rinviato gli atti alla Corte costituzionale; in altre parole, è stato rimandato il giudizio alla Consulta e quest’ultima deciderà se sia ancora opportuno punire chi recluta escort che hanno deciso di vendere il proprio corpo. E a questo punto entrano in scena otto associazioni femministe e la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Che, per fortuna, sono allineate nella difesa della legge Merlin.

«NON OFFENDE LA LIBERTÀ FEMMINILE»

Palazzo Chigi ritiene «inammissibile» la questione di costituzionalità e anche manifestamente infondata, perché ci sarebbe un «errore di prospettiva quanto all'individuazione del bene giuridico protetto». Le suddette associazioni – che per l’esattezza sono Differenza Donna Onlus, Rete per la Parità, Donne in quota, Coordinamento italiani della Lobby Europea delle Donne/Lef-Italia, Salute Donna, UDI, Resistenza Femminista e IIROKO ONLUS – si dichiarano contro «contro l'idea che la legge Merlin offenda, anziché difendere, la libertà femminile». Ma ascoltiamola meglio, la voce di queste donne. Innanzi tutto non è vero, come ha scritto qualcuno, che si sono costituite nel procedimento dinanzi alla Consulta: «Avremmo dovuto farlo», spiega Donatella Martini, presidente di Donne in quota, «all’inizio del processo, ma non sapevamo che sarebbe stata posta la questione. Non lo sapeva nessuno, a dirla tutta, e questo sarebbe un altro punto su cui riflettere». Hanno quindi potuto presentare un atto di intervento, che ha sì una valenza principalmente simbolica, però rappresenta anche uno strumento importante: «L’avvocata Antonella Anselmo, che ci rappresenta, ha potuto andare in Corte Costituzionale e depositare l’atto, che sarà letto da tutti i membri. I giudici, inoltre, dovranno sentire la nostra avvocata».

«CI BATTEREMO COL SANGUE»

Importante sottolineare che tutte le associazioni scese in campo sono molto attive sul tema della prostituzione: «Lavoriamo da anni – continua Martini – affinché questa piaga della società venga finalmente sconfitta. Qualcuno si ostina a dire che è il mestiere più antico del mondo; in realtà è la discriminazione più vecchia del mondo. E non è affatto vero, inoltre, che quella della escort è una figura ‘nuova’, come sostengono gli avvocati di tarantini: forse si dimentica che esistevano le cortigiane. Come si può mettere in discussione la legge Merlin davanti alla Corte Costituzionale con questa falsa tesi?». Le donne chiedono a gran voce che la Merlin, «una legge di civiltà approvata dopo dieci anni di battaglie e che ha messo l’Italia sullo stesso piano dei Paesi civili, non venga toccata. Ci batteremo col sangue».

«LA PROSTITUZIONE NON È UN LAVORO»

I difensori di Tarantini e Verdoscia identificano quello delle escort come una «peculiare forma di lavoro autonomo», ma «il lavoro – replica Martini – deve dare soddisfazione, sicurezza di sé, prestigio. La prostituzione non può essere considerato un lavoro e lo dimostra il fatto che la prostituta non è ben vista da nessuno, è considerata una paria». L’iniziativa dell’atto di intervento è partita da Rosanna Oliva, presidente di Rete per la parità: «È una sorta di richiesta di ascolto, verrà letto nella fase preparatoria, presentato in udienza dall’avvocata Anselmo». È vero che «la Corte, per prassi, accetta l’atto se la parte si è costituita» ma queste donne, come abbiamo spiegato (e bisogna sottolinearlo), non sono state messe nelle condizione di farlo. «Noi ci avvaliamo lo stesso di questo strumento», afferma Oliva con voce determinata, «perché almeno arriviamo all’udienza come parte. Se poi non saremo accettate, alzeremo le mani. Ma sapendo di aver fatto il nostro dovere nei limiti del possibile».

«IL PARAGONE CON LE OLGETTINE È INSENSATO»

Come Donatella Martini, anche Rosanna Oliva è categorica nell’affermare che la Legge Merlin deve essere lasciata così com’è, soprattutto nella parte relativa all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione. La volontarietà non può bastare a parlare di «un lavoro come un altro», anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non è effettiva. «Lei ha visto – chiede Oliva – le ragazze coinvolte nel processo? Io le ho viste l’altro giorno, in tv. Avevano sguardi che dicevano tutto. Forse le olgettine usavano i soldi per comparsi borse e vestiti firmate, ma queste no. Per esempio fra loro c’è una ragazza madre, che probabilmente avrà pensato di risolvere in quel modo i suoi problemi economici. E allora non si può parlare di libera scelta».

«LA LEGGE DEVE RESTARE IMMUTATA»

Rosanna Oliva fa presente che la Merlin potrebbe essere ulteriormente migliorata, «ma non è il momento giusto. È comunque molto attuale e può essere applicata nella sua interezza. Se un domani si potesse avere come interlocutore un legislatore davvero intenzionato a compiere passi avanti, si potrebbe per esempio prevedere sanzioni per i fruitori, come fanno la Svezia e la Francia. Però ripeto: per ora è già importante che resti immutata». Essere sulla stessa lunghezza d’onda della Presidenza del Consiglio è senza dubbio un infinito sollievo: «Ho trascorso tanti giorni in preda all’ansia: il Governo Gentiloni non si era schierato a difesa della legge, ce l’ha fatta soltanto all’ultimo momento. Ed è estremamente significativo che il Governo, rappresentato dall’Avvocatura di Stato, sostenga che quella parte della legge non è affatto illegittima. Possiamo essere ottimisti: credo che la Corte respingerà la richiesta».

«TUTELA LA LIBERTÀ SESSUALE DELLE DONNE»

Sulla questione è intervebuta anche Stefania Cantatore dell’Udi di Napoli: «’Loro’ vogliono attaccare la parte della legge che riguarda il favoreggiamento. In parole povere, sostengono che il reato ci sia soltanto nel caso di coinvolgimento di organizzazioni criminali. Se qualcuno si mette a organizzare incontri e reclamizza la ‘merce’, invece, deve essere sdoganato dall’illegalità. La conseguenza sarebbe ammettere e autorizzare il commercio, quindi lasciare indisturbati i siti di incontri, i locali di lap dance che vanno ‘oltre’ e via dicendo». Innegabile che «le donne consenzienti sono libere si fare quello che vogliono, ma se gli incontri diventano oggetto di commercio e passaggio di denaro, è prostituzione e non si discute. La Legge Merlin va difesa anche perché tutela la vera libertà sessuale delle donne». La questione è complessa, lo dicevamo all’inizio. L’iter sarà lungo. Bisogna aspettare che venga fissata la prossima udienza e che arrivi la decisione finale della Corte. Ma per una volta possiamo essere ottimisti, ha ragione Rosanna Oliva.

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