3 Ottobre Ott 2018 1900 03 ottobre 2018

Le carni trattate aumentano l'incidenza del cancro al seno

Dall'America arriva la conferma alle segnalazioni dell'Oms: un consumo regolare di insaccati aumenterebbe la percentuale di rischio di tumore al seno. Ma gli esperti raccomandano cautela nella valutazione dei risultati.

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Un consumo regolare di salumi come salsicce e pancetta potrebbe incrementare la percentuale di rischio di cancro al seno. La conferma è arrivata da un team di ricercatori dell’Harvard Th Chan's School of Public Health che, comparando 15 precedenti studi sull'argomento, sono arrivati ad avanzare le medesime conclusioni tratte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che, nel 2015, aveva inserito insaccati e carni lavorate nell'elenco degli alimenti cancerogeni.

LE CARNI TRASFORMATE TRA GLI ALIMENTI CANCEROGENI

Nell'opera di revisione delle pubblicazioni degli anni passati, gli scienziati americani hanno raccolto dati su oltre 1 milione di donne. E i risultati del loro studio, resi noti sull'International Journal of Cancer, hanno mostrato un legame tra il cancro al seno e il consumo di carne lavorata, sottoposta cioè a processi come affumicamento, salatura o aggiunta di conservanti, funzionali a prolungarne il tempo di conservazione o a cambiarne il sapore. Sulla lista nera, dunque, finirebbero hot dog, salame, carne secca e prosciutto.

IL RISCHIO REALE È ANCORA MOLTO RIDOTTO

Nonostante i dati forniti dalla ricerca, però, gli esperti hanno cercato di arginare gli allarmismi. Raccomandando di prendere le informazioni con la giusta cautela e ribadendo che, per le singole donne, il rischio reale che la malattia sia determinata dal consumo di insaccati «rimane ancora molto piccolo». Maryam Farvid, autrice principale dello studio, ha consigliato di ridurre il consumo dei salumi piuttosto che eliminarli completamente dal proprio regime alimentare.

IL CANCRO AL SENO È IL TUMORE PIÙ DIFFUSO IN ITALIA

Secondo gli ultimi dati restituiti dall’Associazione italiana oncologia medica, quello alla mammella è il tumore più frequente in Italia: nel 2018 sono stati stimati più di 52 mila nuovi casi, in chiara crescita rispetto al 2017. Eppure, circa il 23% di questi può essere prevenuto, riducendo il rischio di obesità e il consumo di alcool, fumo e alimenti a rischio.

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