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#MeToo

2 Ottobre Ott 2018 1320 02 ottobre 2018

Jacinda Ardern, la paladina del #WeToo

La prima ministra neozelandese ha chiesto all'Assemblea delle Nazioni Unite che la lotta alle disuguaglianze di genere diventi uno sforzo collettivo e ha ricevuto molti applausi. A differenza di Donal Trump.

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Jacinda Ardern

Il discorso della Prima ministra neozelandese, Jacinda Ardern, all'Assemblea delle Nazioni Unite del 26 settembre ha raccolto un'ovazione straordinaria, sopprattutto se paragonata alle risate derisorie di quello tenuto da Donald Trump pochi giorni prima. Ardern ha parlato di sforzi per raggiungere uguaglianza di genere, la necessità di pendere provvedimenti per il cambiamento climatico e ricordato che l'unica via di ottenere il successo in questi capi è il multilateralismo, in netto contrasto con le politiche isolazioniste e nazionaliste del presidente americano. «Dobbiamo riscoprire i nostri valori condivisi, invece che alimentare la separazione», ha spiegato alla platea.

CHI È JACINDA ARDERN

A 38 anni, Ardern è una delle più giovani leader mondiali in carica e ricopre il suo ruolo descrivendo perfettamente la sua generazione: quella di una comunità «senza confini», «cittadini globali» che esprimono ogni giorno maggiore insoddisfazione nei riguardi del sistema politico attuale. Le Nazioni Unite hanno, secondo Jacinda, il potere di ricreare una comunità con valori condivisi che possa lottare per i diritti civili e la dignità di ogni essere umano, così come per la salvaguardia dell'ambiente.

«#METOO DEVE DIVENTARE #WETOO»

La prima ministra ha concluso il suo discorso assicurando il suo contributo per la parità di genere e l'emancipazione di donne e ragazze, non solo in Nuova Zelanda, ma come impegno globale (pochi giorni fa si era presentata all'Onu con la sua bambina di tre mesi, e le foto avevano fatto il giro del mondo). Ardern si è soffermata proprio sulle problematiche legate al sessismo e alle molestie, parlando del movimento nato per denunciare gli abusi sessuali: «Me Too deve diventare We Too, perchè ci siamo dentro tutti». Un intervento molto apprezzato dai colleghi delle Nazioni presenti, che si sono spesi in un lungo applauso.

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