Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

1 Ottobre Ott 2018 1847 01 ottobre 2018

La versione di Zelda Perkins, l'ex assistente di Harvey Weinstein

Ha rotto l'accordo di riservatezza che aveva con il magnate di Hollywood accusato di abusi da decine di donne. E ha raccontato come è lavorare per lui. 

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Zelda Perkins

Zelda Perkins ha lavorato per Harvey Weinstein negli Anni '90 e per raccontare la verità sul mostro di Hollywood ha dovuto rompere un accordo di riservatezza, firmato dopo la denuncia di stupro di una collega — che il produttore nega. Stupro che ha convinto Zelda a lasciare il lavoro. E raccontare la sua storia in un'intervista a BBC Newsnight. «Condotta inappropriata», atteggiamenti da «bullo» e traumi. Questi sono i termini che ha usato lei per descrivere il suo impiego alla Weinstein Company. «Gli ultimi 20 anni sono stati dolorosi, non mi è stato permesso di parlarne con nessuno, e io non potevo essere me stessa. Nonostante quello che hanno fatto fosse legale, resta immorale», racconta la donna facendo riferimento al contratto firmato.

«INIZIAI A LAVORARE PER LUI A 22 ANNI, SENZA SAPERE CHI FOSSE»

Perkins è stata assunta dalla Weinstein company poco più che ventenne, «senza sapere chi fosse Harvey». Per lei il boss di Miramax era solo un «fastidio, un capo viscido che trattavo come tale». La vera natura di quell'uomo le fu rivelata solo diverso tempo dopo, quando una collega le confidò di essere stata stuprata durante un viaggio di lavoro a Venezia, per il festival del cinema. «Una volta che me lo disse, per me fu impossibile andare avanti in quella compagnia», ha raccontato lei. Zelda si aprì con un legale all'epoca, che però le spiego che sarebbe stato molto difficile arrivare in tribunale con un'accusa simile, per due motivi: il crimine era stato commesso in Italia, lontano dagli Stati Uniti e difficilmente perseguibile e, soprattutto, il potere di Weinstein, che fino ad allora lei non aveva compreso.

L'ACCORDO CON LO STUDIO ALLEN & OVERY

Perkins spiega nella sua intervista come si svolsero le trattative con lo studio legale di Weinstein, Allen & Overy, per la firma dell'accordo: «Nel contratto erano inserite clausole inconsuete. Secondo i termini io e la mia collega non avremmo potuto parlare nemmeno con un medico, a meno che questi non firmasse a sua volta un accordo di riservatezza, del quale saremmo state legalmente resposabili noi». La donna si sofferma poi sulla «clausola più sinistra di tutte», secondo la quale avrebbe dovuto fare del suo «meglio per non rivelare nulla in un caso civile o penale contro Weinstein». Le negoziazioni, che si svolsero alla presenza delle due vittime e Weinstein, furono, secondo il racconto che ne fornisce Perkins, estenunati, con incontri che duravano anche 12 ore. «Un giorno, dopo una mattinata di discussioni, ci ritrovammo alle 17 e concludemmo l'accordo alle 5 del mattino», spiega lei. Per vincolare le due donne al silenzio la firma includeva anche un pagamento di 168mila dollari ciascuna.

COM'È LAVORARE PER UN MOSTRO

Zelda comunque non è l'unica ex impiegata della Weinstein Company che ha deciso di parlare. Insieme a lei anche Mark Lipsy e una donna che ha voluto rimanere anonima hanno raccontato la propria esperienza a The Guardian. «Le ragazze piangevano tutte in ufficio, e poi seguivano sempre scuse e fiori. Quindi non ero così incredulo quando ho iniziato a leggere le notizie riguardo le accuse, anche se ero sorpreso. Non ho dubbi sulla veridicità delle accuse, ma la depravazione di quell'uomo mi ha lasciato senza parole», ha detto Lipsy al quotidiano britannico. Il racconto dell'impiegata londinese rimasta anonima è invece ancora più dettagliato, e inquietante: la donna parla dei due colloqui per ottenere il lavoro, rigorosamente svolti in stanze d'hotel, durante il quale le venne detto di «non togliere il cappotto e evitare di sedere sullo stesso divano con lui», perchè Harvey è «un bullo, e un perverso che va in bagno per masturbarsi durante gli incontri». Tra le mansioni che svolse per la compagnia figurano poi il compito di «tenere occupata la famiglia di Harvey, mentre lui era con le sue fidanzate. Nell'industria c'è una cultura del silenzio, e se non la rispetti sei etichettato come pudico».

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