1 Ottobre Ott 2018 1147 01 ottobre 2018

L'intervista a Non è l'Arena e il coraggio di Asia Argento

L'hanno chiamata «prostituta» e «pedofila». Ha affrontato la scomparsa del compagno e il tradimento di un'amica. Ma ha trovato la forza di raccontarsi. Mettendosi a nudo nel salotto di Massimo Giletti.

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Asia Argento Non È L'arena

Ha fatto sentire la sua voce e tutto il suo dolore. Tirando fuori le unghie, durante un'intervista dettagliatissima e impegnativa, quella di Non è l'Arena su La7, dove si è presentata sola, assieme solo alla sua verità e alle sue fragilità. Mentre la domenica precedente il suo accusatore Jimmy Bennet aveva parlato in compagnia del suo avvocato, Asia Argento è stata ancora una volta coraggiosa; piegata dalla sofferenza di quest'annus horribilis iniziato a ottobre 2017 e diventato mese dopo mese sempre più doloroso e soffocante, ha voluto raccontare la sua versione senza sconti e, seppur addolorata, con una consapevolezza: non avere meritato tutto quello che le è successo. E di voler tornare a vivere. Perché no?, a partire da X Factor.

DA «PROSTITUTA» A «PEDOFILA»

Prima lo scandalo Weinstein, la gogna mediatica dopo il suo impegno nei confronti del movimento #MeToo mai davvero finita, il suicidio del compagno Anthony Bourdain, poi un'estorsione (come l'ha definita lei) da parte di un attore con cui ha lavorato 15 anni fa, Jimmy Bennet, le accuse di violenza sessuale, una nuova gogna mediatica più potente della prima, e l'esclusione da X Factor. Ma non è finita: a tutto questo si è aggiunto il tradimento dell'amica e paladina di #MeToo Rose McGowan e della compagna Rain Dove, che ha venduto gli sms di Asia al sito Tmz. Quando Massimo Giletti le ha chiesto quale fosse stata la cosa che più l'ha ferita in questi mesi, Asia Argento ha risposto: «Quella di essere chiamata pedofila». Spiegando che, avendo dei figli, «quello è uno stigma che non auguro a nessuno». «Per la morte di Anthony, per tutto quello che è successo, non so come riesco stare in piedi». Sempre parlando dei suoi due figli, Asia ha spiegato di non sentirsi sola grazie a loro, che però hanno sofferto tantissimo: «Mio figlio ora sta vivendo negli Stati Uniti perché quando hanno iniziato a chiamarmi pedofila, prima che l'opinione pubblica iniziasse a cambiare idea su di me grazie a X Factor, l'ho mandato dal padre. Avevo paura ci fossero contro di lui episodi di bullismo... non è un momento facile», ha detto in lacrime. «Vorrei tornare a X Factor, tornare a fare il mio lavoro, perché i miei figli sono fieri di me, l'Italia mi vuole e non ho fatto niente di quello di cui sono accusata».

LA RELAZIONE DELLA PSICOTERAPEUTA

Commentando l'intervista di Jimmy Bennet a Non è l'Arena, la Argento ha spiegato di aver provato rabbia nel vederla, ma soprattutto pena: «Mentre parlava i suoi occhi erano vitrei e non c'era nessuna espressione sul suo volto. L'ho visto come un bambino che poi non è riuscito a proseguire la sua carriera, un'anima persa». Ha ribattuto punto per punto, decisa e combattiva, alle accuse del giovane attore, portando anche "prove" a discolpa, come i messaggi che si era scambiata con il compagno, Anthony Bourdain («Lui ha deciso che sarebbe stato meglio pagare Bennett, io invece non volevo perché erano menzogne») e la relazione di una psicoterapeuta, per alcune sedute di Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), terapia per il superamento di traumi, fatte a luglio 2013, qualche mese dopo l'incontro con Bennett. Un testo in cui si legge che «una delle parti peggiori del ricordo per lei (Asia Argento) è che non avesse reagito per difendersi». E lei aggiunge: «Non mi ero difesa neanche nell'incontro con Weinstein, penso sia a causa di qualche trauma infantile».

IL RAPPORTO IN QUELLA CAMERA D'ALBERGO

Di quel famoso incontro avvenuto tra lei e Bennet nel 2013, dopo che non si vedevano da 10 anni, ha raccontato per filo e per segno i dettagli. Lei lo contatta per fargli sapere che dopo pochi giorni sarà a Los Angeles e che sarebbe felice di rivederlo. Era emozionata, perché durante il loro ultimo incontro Jimmy era un bambino, aveva otto anni. «Abbracciandoci, ha iniziato a baciarmi e toccarmi, non da bambino, da figlio, come lo vedevo io, ma come un ragazzo con gli ormoni impazziti. Questa cosa mi ha congelata. Lui mi è saltato addosso, mi ha messo sul letto, e con me ha avuto senza preservativo un rapporto completo. È durato due minuti. Io non mi muovevo e non ho provato niente. Sconvolta, gli ho chiesto perché l'avesse fatto e mi ha detto che ero il suo desiderio sessuale da quando aveva 12 anni». Al momento del famoso selfie fatto da Bennett, «sono tornata alla realtà, ho capito di essere il suo trofeo, la milf di cui vantarsi», però «ho sbagliato, perché ho cercato di normalizzare la situazione». Asia ha raccontato che in seguito Bennet continuò a mandarle su Snapchat (il social dove i messaggi si autodistruggono) immagini di lui nudo che si masturbava.

LA FORZA DI UNA DONNA CHE NON SI PIEGA

Quello che resta dopo un'intervista così impegnativa è il coraggio. Si è presentata in tivù da sola, spaventata ma decisa ad affrontare il mondo a viso aperto, nonostante il suo ultimo anno vissuto in una fossa dei leoni dove è stata chiamata «prostituta» prima, «pedofila» poi. Dal 19 agosto - giorno in cui il caso Bennet è finito sui giornali del mondo - al primo ottobre, è stata quasi in silenzio. Solo un paio di comunicati stampa, niente interviste né apparizioni televisive. Poi, finalmente, la sua versione. Con la volontà - non scontata - di prestarsi a un'intervista piena di dettagli e di vissuto assolutamente personale (come le privatissime sedute dalla psicoterapeuta) che con fatica ha dovuto tirar fuori per non permettere più di essere schiacciata dai giudizi violenti e gratuiti. E assieme al coraggio emergeva preponentemente, tra il dolore, una voglia di riscatto che non riusciva più a stare in un angolo. Finalmente è riuscita a rialzare la testa e dire: «Io devo vivere. Io non meritavo tutto questo». Una forza rara, di una donna con un vissuto complesso e piegata dalla sofferenza, ma che ha le risorse necessarie per rialzarsi.

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