1 Ottobre Ott 2018 1400 01 ottobre 2018

La California vuole le donne nei cda (per legge)

La proposta del governatorie Jerry Brown imporrà a tutte le società quotate in Borsa di rispettare una quota antidiscriminatoria di genere entro il 2019.

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Governatore Jerry Brown

La California è il primo Stato americano a esigere che le donne siedano ai tavoli dei consigli di amministrazione. Sulla scia dello scandalo abusi scoppiato intorno al produttore di Hollywood Harvey Weinstein, il disegno di legge proposto dal governatore Jerry Brown spera di fornire una soluzione efficace alla disparità di potere tra i sessi. Questa ‘cultura dell’abuso’ avrebbe ugualmente raggiunto i vertici delle grandi aziende, come la Weinstein Company, se ci fosse stata una quota femminile nella dirigenza? Dovremo aspettare per vedere quali saranno gli effetti della proposta di Brown.

UNA LEGGE PER LE SOCIETÀ QUOTATE

Il 30 settembre il governatore Brown ha firmato il documento che richiede a tutte le società quotate in Borsa, con sede sul suolo californiano, di avere almeno una donna nel board entro la fine del 2019. Le quote rosa promosse dalla legge saranno legate alla grandezza delle compagnie: quelle con cinque o più dirigenti dovranno quindi avere almeno due donne, secondo una logica proporzionale. Chi non rispetterà questi paletti sarà sanzionato. «È arrivato il momento che i cda includano anche rappresentati dell’altra metà della popolazione [quella femminile ndr]», ha dichiarato Brown annunciando la sua decisione.

PRIME CRITICHE: PENALIZZATI GLI UOMINI QUALIFICATI

Il progetto di legge ha però anche dei critici: la Camera di Commercio californiana ha denunciato l'incostituzionalità di una normativa simile, che «rischierebbe di negare ruoli a uomini qualificati per garantire il posto alle donne». Mentre, ancora prima della approvazione, in settembre Joseph Grundfest, docente di Giurisprudenza della Stanford University, aveva inviato una nota al governatore Brown per segnalare alcune lacune del disegno di legge: nonostante le buone intenzioni, il legislatore non avrebbe tenuto conto del fatto che sono relativamente poche le società site in California — molte delle multinazionali preferiscono infatti spostare le sedi legali in Delaware, Stato che garantisce un quadro giuridico favorevole alle aziende — e rischierebbe quindi di condizionare solo le società più piccole.

CAMBIAMENTI NELLA SILICON VALLEY

L’approvazione della legge avrà impatto su un limitato numero di società in un primo periodo, dal momento che solo una porzione minoritaria di società è quotata, ma garantirà alle donne un posto in tutti i consigli di amministrazione delle start up tecnologiche della Silicon Valley che si apriranno a Wall Street nei prossimi anni. Secondo la nuova logica proporzionale, anche giganti come Facebook Inc. e la società partner di Google Alphabet Inc. — entrambe già con due donne tra i sei amministratori delegati — dovranno aggiungerne una terza entro il 2021 per non incorrere nelle multe previste dalla legge.

UNA RIFORMA CHE PIACE AGLI INVESTITORI

La misura appena approvata potrebbe accelerare la parità nei vertici di tutte le società statunitensi, anche fuori dallo Stato della California, grazie al contributo dei grandi investitori: le società di gestione di investimento State Street Global Advisors e BlackRock Inc. stanno spingendo le compagnie tutte al maschile a promuovere le donne, in alcuni casi anche bloccando le candidature di amministratori delegati uomini nelle compagnie delle quali detengono delle quote. Le società statunitensi controllate da State Street Global Advisors ad aver promosso delle donne nei consigli di amministrazione nell'ultimo anno sarebbero già 215.

L'EUROPA CI ERA GIÀ ARRIVATA

Politiche simili a quella californiana sono state promosse in molti Paesi europei: la Francia con una legge del 2011 impone che tutte le società blue-chip [quelle ad alta capitalizzazione azionaria ndr] riservino minimo il 40% della dirigenza alle donne, mentre in Italia la legge 120, anch'essa entrata in vigore nel 2011, in materia di quote antidiscriminatorie di genere prevede che gli organi sociali delle società quotate debbano riservare una quota pari ad almeno un quinto dei propri membri al genere meno rappresentato: le donne. La Gran Bretagna ha invece imposto che, entro il 2020, tra gli ad delle società azionarie almeno un terzo siano donne.

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