27 Settembre Set 2018 1110 27 settembre 2018

Knitted Knockers, le protesi in cotone per la post mastectomia

Dopo l'intevento il suo dottore le chiese: «Sai lavorare a maglia?». Nacque così la no-profit americana che le fornisce gratuitamente alle sopravvissute al tumore al seno. Ce lo racconta la fondatrice.

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Protesi Seno Cotone Knitted Knockers

Dopo una vita in salute, all’improvviso, il cancro al seno. Da lì la necessità di una mastectomia. Era il 2011. Dopo l’operazione, Barbara Demorest era seduta nello studio del suo medico. Che le aveva parlato di protesi e le aveva spiegato che diverse pazienti non erano soddisfatte di quelle tradizionali, in silicone. Per molte risultavano calde, appiccicose, pesanti e troppo costose. Inoltre, in alcuni casi, non era possibile applicarle nelle prime sei settimane dopo l’intervento. «Gli domandai allora che cosa potessi fare io. Il dottore mi chiese se sapessi lavorare a maglia. Disse di aver sentito parlare di supporti di cotone da mettere al posto delle protesi in silicone ma di non averne mai visti. Mi suggerì di provare. La mia amica Phillys, brava con i ferri, cucì le prime. Che cambiarono letteralmente la mia vita».

L’INIZIO DI KNITTED KNOCERS

Barbara Demorest, fondatrice di Knitted Knockers Support Foundation (conosciuta anche come knittedknockers.org), una no-profit americana che fornisce protesi gratuite alle sopravvissute al tumore al seno, racconta così, a LetteraDonna, l’inizio di tutto. Un’associazione di volontari, sparsi in tutto il mondo, pronti a cucire centinaia di «nuovi seni», a maglia, a tutti coloro che ne avessero avuto bisogno. Gratis. «Le protesi di Phyllis erano morbide, leggere e potevano essere indossate con un reggiseno normale. In più erano state fatte da una persona a cui importava della mia vita e della mia salute. Ho capito immediatamente che dovevamo fornire quei supporti agli studi dei nostri medici, in modo che le pazienti potessero sceglierli e portarli a casa quando ne avessero avuto bisogno. E poi ho capito che ognuno poteva essere 'la Phyllis' di altre donne», ci ha raccontato la fondatrice.

DI COSA SONO FATTE

Le protesi di Knitted Knockers, lavorate a maglia o all’uncinetto, sono fatte per lo più di cotone. «I benefici rispetto a quelle in silicone sono tanti: per esempio sono lavabili, non hanno bisogno di un reggiseno speciale, possono essere utilizzate in piscina per il nuoto e possono essere aggiustate all’occorrenza», puntualizza Demorest. Tutti i filati, poi, devono passare un test di morbidezza e durata prima di essere approvati per l’utilizzo.

LA PRIMA IMPRESSIONE

«Barb, vorrei che tu fossi qui quando tiriamo fuori le Knitted knockers per consegnarle alle persone, piangono di gioia!, mi disse una delle mie infermiere. Le risposi che non avevo bisogno di essere presente in quei momenti perché io ero una di loro», ha raccontato Demorest. «A ogni ordine percepisco, da parte delle altre donne, un forte senso di gratitudine: ci ringraziano per il dono del conforto e della dignità in un momento così importante e impegnativo della loro vita», continua lei. Che per prima sperimentò quel sentimento e quella novità.

CHI LE PRODUCE

«Nella nostra associazione non ci sono impiegati pagati: la Knitted Knockers non vende niente ma dona gratuitamente. Ci sostentiamo rigorosamente solo tramite donazioni», chiarisce Demorest. Le protesi a maglia, infatti, sono realizzate da volontari registrati: «Attualmente sono circa 5 mila e si tratta di persone in pensione, giovani, sopravvissuti alla malattia, gruppi parrocchiali, ospiti nelle case di cura, gente che si dedica alla beneficenza e mette a disposizione la propria arte per aiutare gli altri».

KNITTED KNOCKERS OVUNQUE

Sulla piattaforma della no-profit americana sono registrati gruppi di lavoro presenti in più di 30 Paesi, in tutto il mondo. «In ogni caso, qualsiasi donna, anche chi vive in luoghi dove non ci sono team di lavoratori a maglia, può ordinarle gratis sul sito knittedknockers.org. Saranno spedite ai loro indirizzi perché nessuna resti senza», aggiunge la fondatrice. Le utenti vengono a conoscenza delle protesi grazie ai social network, ai giornali, alla tv, agli spot e agli eventi promossi dall’associazione. Attualmente, la no-profit ne distribuisce circa un migliaio al mese e, tendenzialmente, ogni donna può utilizzarle ma Demorest consiglia sempre di consultarsi prima con il proprio medico.

PERCHÉ LA MASTECTOMIA FA ANCORA PAURA

Quello dell’asportazione del seno è ancora un elemento centrale della malattia. Che spesso provoca vergogna, imbarazzo e sofferenza. Da molti è ancora considerato un tabù. «Io ero estremamente consapevole di ciò che mi stava succedendo e volevo solo apparire normale», ricorda Barbara della sua malattia. «Oltre ad avere a che fare con il cancro e tutto ciò che comporta, non volevo essere vista come quella malata, né volevo quello sguardo su di me: desideravo essere semplicemente io», chiarisce Demorest. Che oggi è soddisfatta nel pensare che grazie a tutta la pubblicità attorno alle Knitted Knockers le persone parlino di più di mastectomia: «In tanti, oggi, sono sbalorditi nel sapere che ci sono circa 50 mila interventi all’anno, solo negli Stati Uniti. Sicuramente parlarne di più potrebbe rimuovere parte della stigmatizzazione».

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