24 Settembre Set 2018 1325 24 settembre 2018

Perché continuiamo a morire di parto?

Le cause principali sono infezioni ed emorragie. E quelle più a rischio sono le adolescenti. Ogni anno i decessi sono 300 mila, una donna ogni due minuti, ma potrebbe essere una sottostima.

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Decessi Gravidanza

Secondo le più recenti stime delle Nazioni unite, analizzate da The Guardian, le donne che ogni anno muoiono di parto, o per complicazioni in gravidanza sono oltre 300 mila: ciò significa che ogni giorno i decessi sono circa 830. Più o meno una madre ogni due secondi. Le cause principali, la maggior parte delle quali facilmente prevenibili grazie alle cure prenatali, sono infezioni ed emorragie, ma ci sono anche problemi legati alla pressione sanguigna, alla mancanza di parti cesarei e gli aborti clandestini. Inoltre, questi numeri sono con ogni probabilità una sottostima, infatti nella maggior parte dei Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo la racconta dei dati è discontinua. A novembre 2018 è in programma la Conferenza internazionare sulla pianificazione familiare in Rwanda e, a quasi 25 anni dalla prima conferenza tenuta a Il Cairo, questo problema richiede una discussione e un serio impegno a livello mondiale.

QUALI SONO I PAESI A RISCHIO?

La maggior parte dei decessi avvengono nei Paesi in via di sviluppo, circa i due terzi sono legati ai Paesi dell'Africa subsahariana. Nigeria e India, da soli, registrano un terzo di tutte le morti. In queste Nazioni, il rapporto è di 436 decessi ogni 100 mila parti, in netto contrasto con le statistiche dei Paesi più ricchi: solo 12. La World Bank ha stimato anche che dal 1990 al 2015 (anno al quale risalgono gli ultimi dati analizzati), l'incidenza si è ridotta del 50%, ma in Sierra Leone le morti sono 1360 ogni 100mila nascite.

QUALI SONO GLI IMPEGNI GLOBALI?

Rispetto agli impegni assunti a livello mondiale un calo del 50% in una generazione, nonostante sia un dato più che rilevante, non è sufficiente: già durante la prima conferenza internazionale sulle donne del 1975 il problema era stato sottolineato e nel 1994, durante l’International Conference on Population and Development a Il Cairo, i governi di 179 Paesi firmarono l’impegno a dimezzare i numeri entro la fine del secolo, non ci riuscirono. Ancora nel 2001 gli Stati membri delle Nazioni Unite presero accordi per ridurre le morti legate al parto di tre quarti entro il 2015, ma nuovamente l’obiettivo è stato stato disatteso: L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha infatti calcolato che tra il 1990 e il 2015 il tasso di decrescita delle morti è stato del 2.3% all’anno, di molto inferiore al 5.5% necessario al raggiungimento dell’obiettivo. E oggi i miglioramenti sembrano essersi fermati.

Yvonne Ndep, 18 anni, in un campo rifugiati in Cameroon, allatta il suo secondo figlio ed è incinta del terzo.

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PERCHÉ IL PROBLEMA NON È STATO RISOLTO?

Quando il tasso di mortalità era più alto, politiche sanitarie elementari hanno fatto una grande differenza, oggi invece c’è il bisogno di interventi più mirati e finanziamenti maggiori: «Quando si raggiunge un numero di 200 decessi ogni 100 mila nascite, ci sono molti più interventi da portare a temine per ridurre ulteriormente. Oltre ad uno staff medico competente, c’è bisogno di strutture sanitarie adatte che possano fornire trasfusioni e parti cesarei, oltre ad altri tipi di assistenza medica specialistica. Si richiedono sforzi a lungo termine e investimenti nel sistema sanitario», ha spiegato Anneka Knutsson, a capo della sezione di salute sessuale e riproduttiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA).

IL PROBLEMA DEI FINANZIAMENTI

Un dato preoccupante è proprio quello che riguarda l'impegno economico in materia di sanità: il Financing Global Health ha infatti rilevato che negli ultimi anni gli investimenti nel settore sono calati dell’11%, da 4,4 miliardi di dollari nel 2013 a 3.9 nel 2017. Per il 2020 l’UNFPA ha uno scoperto nei finanziamenti di circa 700mila dollari, causato principalmente dal ritiro dei fondi statunitensi voluto dal presidente Doldad Trump.

MA PERCHÉ SI CONTINUA A MORIRE?

Le cause della mortalità materna sono molteplici, e trovano le proprie radici nella povertà, nelle diseguaglianze e nel sessismo. La maggior parte delle donne muore in aree rurali, dove i servizi sanitari sono inadeguati o spesso inaccessibili. Nel 2014, un report dell’OMS ha rivelato che solo il 42% degli ostetrici, medici e infermieri risiede nei 73 Paesi dove avvengono la maggior parte delle morti legati alle nascite. Inoltre, nelle zone più povere del mondo, è più difficile per le donne sottoporsi agli otto controlli prenatali consigliati proprio dall’OMS, utili a prevenire le complicazioni e identificare eventuali malattie: in Africa solo il 51% delle donne ha avuto accesso ad almeno quattro di queste visite. L’Organizzazione ha stimato che se l’accesso alle cure prenatali raccomandate fosse garantito, i decessi potrebbero essere ridotti di un ulteriore 60%.

Il Juba Teaching Hospital di Juba è l'unico ospedale della capitale sudanese ad avere un reparto maternità, con solo 5 letti.

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LA PIAGA DELL'ABORTO CLANDESTINO

A milioni di donne nel mondo ancora oggi non è concesso di poter decidere della propria vita, se vogliono sposarsi o avere figli. Nei Paesi in via di sviluppo, circa 214 milioni di donne e ragazze tra i 15 e i 49 anni che non desiderano una gravidanza non usano però metodi contraccettivi affidabili, perché non vi hanno accesso o vengono loro negati dal partner e dalla comunità. Molti Paesi permettono l’aborto solo in caso di rischio immediato per la madre, mentre altri lo hanno abolito del tutto. Ciò significa che molte donne ricorrono all’aborto clandestino: l’OMS stima che il 13% delle morti sia causata proprio da queste pratiche.

A ESSERE PIÙ A RISCHIO SONO LE BAMBINE

Nelle adolescenti il rischio di mortalità è estremamente alto: l’anno scorso le complicazioni legate al parto e alla maternità sono state la causa di decessi più alta tra le ragazze (15-19 anni), questo perchè un corpo così giovane non è ancora pronto a portare a termine una gravidanza. Il Guttmacher Institute stima che nel 2016 circa 770mila neonati siano nati da bambine tra i 10 e i 14 anni, nonostante le statistiche ufficiali tengano conto solo delle donne tra i 15 e i 49. Dei venti Paesi africani nei quali i matrimoni combinati sono più diffusi, 18 sono anche nella classifica di quelli con la mortalità materna più alta. Ogni anno 7.3 milioni di bambini nascono da ragazze sotto i 18 anni, nove su 10 sono sposate. Sarah Onyago, direttrice tecnica di International Planned Parenthood Federation ha sottolineato l’importanza dell'educazione sessuale: «Le istituzioni pensano che queste conversazioni siano appropriate solo per le 18enni, ma la consapevolezza sessuale deve tenere conto di quale sia l’età necessaria, ed è molto più precoce».

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