13 Settembre Set 2018 0800 13 settembre 2018

Kim Bowles, sopravvissuta al cancro al seno e la sua lotta per restare 'piatta'

Oggi molte donne, dopo una mastectomia, scelgono di non sottoporsi alla ricostruzione. Ma si trovano ad affrontare la volontà di medici che ignorano le loro volontà. La sua storia.

  • ...
mastectomia tumore seno

Quando Kim Bowles si svegliò nella stanza d'ospedale, dopo un'operazione durata ore, non potè resistere alla tentazione di vedere cosa ci fosse sotto le garze bianche che le avvolgevano il torace. Senza chiamare medici e infermiere, tirò i bordi della fasciatura, aspettandosi di non trovare niente, lì dove per tutta la vita aveva avuto un seno. Invece, , c'era decisamente qualcosa: due sacche di pelle vuota, come un paio di federe dalle quali fossero stati sfilati i guanciali. Fu quello il momento in cui, per la prima volta nella sua vita, provò una rabbia cieca, «del tipo che daresti fuoco al mondo», come ha raccontato uscita dall'ospedale. Kim, sopravvissuta ad un tumore al seno al terzo stadio, aveva appena subito una doppia mastectomia - operazione chirurgica che consiste nell'asportazione della mammella - e aveva chiesto di poter avete un torace 'piatto', non avendo intenzione di sottoporsi a una ricostruzione. Nessun impianto, nessun seno plasmato dalla pelle lasciata dopo l'operazione. Il chirurgo però disattese tutte le sue richieste, rimodellando il suo corpo mentre lei era incoscente in sala operatoria. «Il mio chirurgo aveva, unilateralmente, deciso di ignorare il mio consenso».

«ERO PRONTA A RINUNCIARE AL MIO SENO»

Kim, fin dall'adolescenza, aveva sempre avuto un rapporto sofferto con il proprio seno, molto abbondante. Non solo attirava l'attenzione indesiderata di molti uomini, ma, essendo un'atleta, spesso le era di intralcio: «Quando nuotavo, avevo bisogno di indossare un costosissimo reggiseno sportivo sotto il costume da gara - altriemnti il seno sarebbe uscito dai lati - e serve davvero un'imparlatura industriale per tenere su cinque chili di tette». Cinque mesi dopo la diagnosi, nel 2016, la chemioterapia aveva ridotto il tumore e Kim si era «pronta a rinunciare al seno, felice all'idea di ricominciare da zero». Determinata a ottenere ciò che desiderava, aveva espresso chiaramente le sue volontà al medico, con il marito presente come testimone, mettendo il tutto anche per iscritto e fornendo all'équipe medica delle fotografie del risultato desiderato. Rabbia e depressione hanno seguito Kim per mesi dopo l'operazione: «Non riuscivo neanche a fare la doccia perchè il mio torace era lì, simbolo della violazione che ho subito, ho ancora la nausea. Non ho partecipato al compleanno del mio bambino, perchè era una festa in piscina e io indossavo sempre tre strati di abiti, avevo sempre caldo, ma ero troppo imbarazzata», ha ammesso a Cosmopolitan.

SOPRAVVISSUTE AL TUMORE, DEVONO ANCORA LOTTARE

Due settimane dopo la sua denuncia, la commissione medica dell'ospedale dove Kim Bowles è stata operata ha chiuso il caso: il medico ha agito correttamente. Così nel giugno 2018 lei ha deciso di protestare: un sit-in a seno nudo nell'ufficio dell'amministratore delegato della struttura sanitaria. Dopo pochi minuti la sicurezza l'ha accompagnata fuori dall'edificio, ma lei è tornata, un mese dopo, con una petizione firmata da 37 mila persone chiedendo che i chirurghi fossero resi responsabili dei risultati inadeguati delle mastectomie effettuate. L'8 settembre ha organizzato una marcia in topless a Cleveland, Ohio, battezzata Not Putting On A Shirt Nationwide Walk. La donna partecipa anche alle conferenze organizzate dall'American Society of Breast Surgeons per testimoniare il suo caso. Durante uno di questi incontri, Patricia Clark, senologa di Scottsdale, Arizona ha dichiarato che «le donne dovranno vivere con questi risultati per il resto della loro vita. Il fardello è sui medici, che devono fare un buon lavoro».

TUMORE AL SENO E RICOSTRUZIONE

Ogni anno, secondo le stime dell'American Cancer Society, vengono diagnosticati 266 mila nuovi casi di tumore al seno ad uno stadio avanzato, e più di 100 mila donne sono sottoposte a mastectomia, una fase essenziale nella terapia medica. Nonostante molte pazienti scelgano di ricostruire il seno dopo l'operazione, tramite l'inserimento di protesi o il rimodellamento del tessuto cutaneo, non tutte sentono queste necessità: sono sempre di più i casi di donne che fiere di mostrare un petto liscio, come simbolo della loro lotta contro la malattia, circa il 25 per cento nei casi di doppia mastectomia e il 50 nei casi di asportazione di una sola mammella, secondo quanto riportato dal Journal of Clinical Oncology. «Molte donne lo fanno anche per la comodità, come le atlete, ma altre semplicemente non vogliono impianti di silicone, vogliono essere il più semplici e naturali possibile», spiega la dottoressa Clark. Un altro aspetto importante per molte donne, al di là del fattore estetico, è l'eventualità di una seconda operazione: molte pazienti sottoposte a chemioterapia sono immunodepresse a causa dei farmaci e non vogliono rischiare la propria vita tornando in sala operatoria, per non parlare del recupero post operatorio, che è molto difficile nei casi di ricostruzione post-tumorale.

LA SCELTA DEI MEDICI

«Nella mia esperienza, ho scoperto che molte donne restano sorprese dal risultato quando escono dalla sala operatoria», spiega Gayle Sulik, medico e fondatore del Breast Cancer Consortium. Non solo molti medici non discutono la possibilità della ricostruzione, dandola per scontata, ma diversi non informano neanche le pazienti della possibilità di restare 'piatte'. E molte donne, come Kim Bowles, si risvegliano dall'anestesia scoprendo di avere della pelle in eccesso, utile nel caso avessero cambiato idea. Molti medici giustificano la procedura chiamata skin sparring mastectomy affermando di voler lasciare alle donne la possibilità di ripensarci con mente lucida. Il problema però non è solo la volontà dei medici, ma anche la loro capacità, secondo quanto denuncia la Bowles: negli Stati Uniti le mastectomie vengono considerate procedure di chirurgia generale e molti medici ne praticano solo una o due ogni mese, ma per ottenere risultati soddisfacenti servirebbe molta più esperienza. I chirurghi spesso non sono veramente capaci di ottenere un petto liscio e in molti di questi le donne non sporgono denuncia per non compromettere il percorso terapeutico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso