13 Settembre Set 2018 1230 13 settembre 2018

Ariana Grande e le accuse sessiste per la morte di Mac Miller

Aveva problemi di tossicodipendenza, ma il popolo del web ha deciso che la responsabile è la sua ex ragazza. Prima di lei è successo a Courtney Love e Asia Argento: lo chiamano «effetto-Yōko».

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Ariana Grande Mac Miller

La morte del rapper 26enne Mac Miller, apparentemente causata da un'overdose, è senza dubbio una tragedia. Ma invece che concentrarsi sui problemi che hanno portato alla morte un giovane artista di talento, che in diverse occasioni aveva espresso le sue difficoltà rispetto alla tossicodipendenza, i fan hanno preferito riversare la loro frustrazione sull'ex compagna, la cantante pop Ariana Grande. Qualcuno lo chiama «Effetto-Yō​ko», ma sarebbe più giusto considerararlo puro e semplice «sessismo».

LA ROTTURA E L'INCIDENTE

Mac Miller, nome d'arte di Malcom McCormick, e Ariana Grande sono stati insieme per due anni e la relazione, tenuta per quanto possibile lontana dai riflettori, si era conlusa a maggio 2018. Otto giorni dopo la rottura, il ragazzo, sotto l'effetto di stupefacenti, distrusse la propria auto in un incidente stradale e un paio di settimane dopo Ariana annunciò una nuova relazione con Pete Davidson. Apriti cielo. Le prime accuse non tardarono ad arrivare. L'unica risposta della popstar fu ad un'utente, Elijah Flint, che su Twitter definì l'incidente «una delle cose più tragiche mai successe ad Hollywood». «Quanto è assurdo che si possa minimizzare così il rispetto e l'autostima di una donna. Non sono una baby sitter o una madre e nessuna donna dovrebbe sentire di doverlo essere. Mi sono presa cura di lui, l'ho supportato nella riabilitazione e ho pregato per il suo equilibrio per anni (e continuo a farlo), ma incolpare una donna dell'incapacità di un uomo di tenere insieme la sua vita è un problema davvero grosso», aveva commentato lei.

IL DECESSO E LE ACCUSE

Ma quando pochi giorni fa, il 7 settembre, Mac è stato ritrovato senza vita nella sua casa della San Fernando Valley, il web si è scatenato in tutta la sua brutalità: su Twitter il nome della Grande è subito diventato trending topic e i profili social di lei sono stati inondati di accuse maligne, tanto da costringerla a chiudere la sezione commenti. Il sito di gossip TMZ aveva addirittura insinuato che la spirale autodistruttiva del rapper fosse iniziata solo dopo la separazione, nonostante entrambi gli ex-partner avessero parlato pubblicamente delle dipendenze di lui per anni.

SHANE POWERS: «LASCIATELA IN PACE»

A distanza di una settimana dalla morte di Miller, un amico di lui, Shane Power, ha deciso di provare a porre fine alla campagna d'odio contro la Grande. E twittando in sua difesa ha scritto: «Ariana e Mac erano molto innamorati e quando stavano insieme lui per la prima volta si è calmato. Nessuno come Ariana voleva che Mac restasse sobrio. Lo so, l’ho sempre vissuto. A volte Ariana mi telefonava e mi chiedeva ‘Come posso aiutarlo? Che devo fare? Che faccio ora?’, voleva che Mac si ripulisse perché non era salutare quello che faceva».

IL SESSISMO DELL'EFFETTO-YŌKO

Lo schema comunque non è nuovo, purtroppo. Una rottura o una relazione tossica - nonostante poi la tossicità arrivi proprio dall'uomo - sono una causa più tangibile che non accettare la realtà: ovvero che non importa quanto supporto abbia, ma anche il più forte dei miti può perdere le battaglie che combatte, soprattutto quando coinvolgono una dipendenza. E se è vero che il tempo guarisce le ferite, raramente riesce a fermare queste cospirazioni sessiste. Basti guardare la storia di Courtney Love, ancora oggi incolpata della morte di Kurt Cobain. Non importa che siano passati oltre 20 anni dalla tragica scomparsa del frontman dei Nirvana, o che il fatto sia avvenuto prima dell'era social: continuano a sprecarsi commenti e tribunali virtuali, sottoforma di blog complottisti, a proposito delle colpe della Love. La stessa gogna è capitata ad Asia Argento dopo il suicidio dello chef e compagno Anthony Bourdain. E non è difficile immaginare da dove giunga l'etichetta effetto-Yōko, nonostante John Lennon sia stato ucciso da Mark David Chapman con cinque colpi di pistola.

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