Me Too Times Up

#MeToo

11 Settembre Set 2018 1940 11 settembre 2018

Com'è cambiato il Toronto film festival nell'era di #Metoo

Codice anti-molestie ferreo e apertura massiccia alle donne: la nuova pelle della rassegna dopo gli scandali che hanno coinvolto Hollywood e Harvey Weinstein.

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Toronto Film Festival Metoo

Venezia e Toronto non potrebbero essere più lontane. E non solo geograficamente. Pur avendo molti film in comune, la rassegna canadese ha mostrato un deciso cambio di marcia sul fronte #Metoo. Il festival veneziano è stato criticato per la scarsa presenza femminile, mentre la rassegna del TIFF ha mostrato un passo decisamente diversa, si è aperta alle donne in ogni ruolo arrivando a creare iniziative ad hoc.

IL DIRETTORE ARTISTICO: «PARITA' ENTRO IL 2020»

Cameron Bailey, il direttore artistico e neo responsabile della rassegna ha promesso che entro il 2020 verrà raggiunta la partità di genere, 50/50, con una mossa che riflette le promesse delle grandi major di Hollywood. «Il cambiamento è difficile, ma necessario», ha detto. Intanto è stata implementata la policy di condotta, con una linea diretta per segnalare comportamenti inappropriati ed eventuali abusi. Addirittura pare che le regole anti-Weinstein, vengano incluse in ogni mail e comunicato ufficiale. Continua quindi il percorso dell'organizzazione per cancellare l'ombra dell'ex magnate della Miramax, che proprio nella città canadese presentò alcuni film che poi sarebbero arrivati agli Oscar, come Il discorso del Re, Lion e The Imitation Game.

UNA MARCIA PER TENERE ALTA LA GUARDIA

Intanto sabato 8 settembre la rassegna ha fatto da sfondo alla marcia Share Her Journey capitanata da Geena Davis e Mia Kirshner che recentemente ha fondato il movimento #AfterMeToo. L'obiettivo era quello di tenere alta la tensione nel mondo del cinema, tra produttori, registi e sceneggiatori, di continuare a spingere per fare in modo che le donne abbiano una voce in capitolo sempre più forte.

GEENA DAVIS: «MIGLIARARE LA RAPPRESENTAZIONE DI GENERE»

Madrina e animatrice della marcia è stata Geena Davis, che nel 2004, ha fondato un'istituto di ricerca che porta il suo nome, il Geena Davis Institute of Gender in Media, con l'obiettivo di monitorare la rappresentazione delle donne nei media. «Questa è la soluzione più semplice. È anche la più urgente, perché ha a che vedere con il modo in cui educhiamo i nostri figli a vedere rappresentati in modo equo i generi sessuali. Ci sono molti casi di disuguaglianza di genere, ma l’unica area che può essere risolta durante la notte è proprio la rappresentazione su schermo. È semplice: il prossimo progetto, il prossimo programma televisivo, il prossimo film deve essere equilibrato in base al genere. Si può fare subito, adesso».

IL 35% DEI FILM IN GARA DIRETTO DA DONNE

La svolta del TIFF è arrivata anche nella costruzione stessa della rassegna, dei 343 film presentati, in concorso e non, il 34% sono di cineaste donne. Tra queste Rashida Jones, che porta un documentario sul padre Quincy Jones, la francese Claire Denis, Karyn Kusama e Sam Taylor- Johnson, che in realtà ha diretto il suo film, A Million Little Pieces, con il marito Sam.

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