11 Settembre Set 2018 1853 11 settembre 2018

La picchiò a colpi d'ascia: dopo cinque anni lui è libero, lei paralizzata

La terribile storia di Gianangela Gigliotti, in sedia a rotelle per colpa dell'ex marito. Nessuno l'ha avvisata della scarcerazione: «Il mio aguzzino si trova a due passi da me, ma la legge non mi ha informata».

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Gianangela Gigliotti aggressione

Era il 24 luglio 2013 quando Stefano Rizzo, impiegato 54enne, entrò in casa dell'ex moglie, Gianangela Gigliotti e, aggredendola con un ascia, la ridusse in fin di vita. Per colpa di quel brutale attacco, oggi è costretta a vivere su una sedia a rotelle, invalida al 90%. Di lei si prende cura il figlio, che ha cambiato il cognome del padre.

LA SCARCERAZIONE

L'uomo, dopo aver scontato solo cinque anni della sua condanna, è uscito di prigione ottenendo la semilibertà, ma nessuno si è preso la briga di avvertire lei, che ha appreso la notizia per caso. «Non è giusto che la notizia faccia parte delle chiacchiere di paese, mentre la legge non prevede che io sia informata, quando il mio aguzzino si trova a due passi da me», ha commentato Gianangela Gigliotti alla Tribuna di Treviso. E il suo oggi è anche un grido d'allarme: «Noi donne dobbiamo allearci e pretendere che le istituzioni ci proteggano. Fatico a ripercorrere quei momenti, sto provando a togliermi il male di dosso e a pensare un po' a me».

IL CASO

Quella sera di luglio di cinque anni fa Stefano Rizzo era uscito di casa lasciando un biglietto alla compagna, dalla quale aveva da pochi mesi avuto un figlio: «Mi sono tolto un peso e l’ho fatta fuori», disse. Gianangela, che stava chattando con un amico, fece in tempo a digitare «Oh Dio, mio marito», prima di essere colpita. Quando i soccorritori, chiamati dal conoscente della donna, arrivarono nella sua abitazione di Conegliano, in provincia di Treviso, la trovarono in una pozza di sangue dopo più fendenti al collo, alle braccia e alla schiena sferrati con violenza, tanto da tranciare di netto alla vittima tre dita della mano. Il marito, rintracciato dopo quattro giorni dalle forze dell'ordine a casa della madre, era stato condannato in primo grado a 12 anni e 2 mesi per tentato omicidio aggravato. La Corte d'Appello aveva in seguito ridotto la pena a 11 anni, un mese e mezzo di reclusione: secondo i giudici di secondo grado infatti non c'era alcuna premeditazione.

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