11 Settembre Set 2018 1210 11 settembre 2018

La dipendente di Facebook costretta a dimettersi perché mamma

La lettera aperta di Eliza Khuner ai suoi ex capi sta facendo il giro del web: «Non mi vogliono perché ho bisogno di stare con i miei figli». Zuckerberg risponde: «Non possiamo fare di più».

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facebook mamma lavoratrice

Eliza Khuner è, o sarebbe meglio dire era, una data scientist di Facebook. Lo è stata fino a luglio, quando ha partorito la sua terza figlia e ha dovuto dimmetersi dal «lavoro dei suoi sogni». La denuncia della donna, pubblicata da Wired USA, non ha lasciato indifferenti i suoi (ex) colleghi, una reazione più algida è invece arrivata dai grandi capi della società di Menlo Park.

LA LETTERA: «AMO IL MIO LAVORO, MA AMO I MIEI FIGLI DI PIÙ»

«Sapevo che avrei dovuto fare questa scelta dal giorno in cui sono stata assunta», sono le prime parole della lettera aperta che Eliza ha indirizzato a Facebook, e a tutti i genitori che lavorano. «Bilanciare la maternità con il mio lavoro da espera di dati era eccitante e stremante. Ha significato lavorare facendo la pendolare, tornare a casa per dare da mangiare ai miei figli, farli addormentare, e poi crollare a letto la sera. Ho lavorato fino al giorno in cui ho dato alla luce mia figlia. Poi ho dovuto prendere la decisione più difficile della mia vita. Scegliere tra il mio lavoro e la mia bambina». Eliza continua spiegando quanto duramente abbia cercato un modo di mantenere il suo impiego: andare in ufficio con la sua piccola e una tata, prendendo qualche ora per l'allattamento e poi lavorando da casa per due giorni la settimana, anche la notte. Ma la risposta delle risorse umane è stata perentoria: niente permessi, niente part-time, niente lavoro da casa. Così, con il cuore pesante, a metà di luglio ha rassegnato le dimissioni. Ma Khuner non ha denunciato solo la condizione di Facebook, che nonostante tutto fornisce molti benefit rispetto ad altre aziente: «Gli Stati Uniti sono l'unico Paese sviluppato a non prevedere l'obbligo di una maternità pagata. Le mamme americane possono avere solo fino a 12 settimane non retribuite», continua nella sua lettera.

«HO FATTO CONGELARE I MIEI OVULI PER PAURA DI TROVARMI NELLA TUA SITUAZIONE»

Prima di rivolgersi a Wired USA, Khuner aveva già cercato un confronto con i vertici di Facebook, e in una nota interna all'azienda aveva spiegato la sua situazione. In pochi giorni oltre 5 mila colleghi le hanno risposto, una vera ondata di supporto: madri nella sua stessa condizione, padri che sentono di essere assenti nella vita dei figli, ma anche impiegati senza figli. Tantissime le testimonianze e i casi simili al suo, «ma quate altre madri lasciano, in silenzio, quando non viene riconosciuta loro la flessibilità di cui hanno bisogno? Quanti genitori vorrebbero lasciare il lavoro per la famiglia, e non possono permetterselo?»

LA RISPOSTA DEI CAPI: «NON POSSIAMO FARE ALTRO»

La prima a rispondere è stata Sheryl Sandberg, direttrice operativa di Facebook: la direzione vorrebbe muoversi in favore degli impiegati con figli, ma non è possibile, per di più concedere il part-time vorrebbe dire sovraccaricare i colleghi a tempo pieno: una scusa poco credibile secondo la neo-mamma e tutti i colleghi schierati con lei. Poco dopo è arrivata anche la risposta di Mark Zuckerberg, che solo a dicembre 2017, in un post sul suo social network, aveva annunciato la volontà di prendere un congedo parentale, proprio come quello già preso nbel 2015 dopo la nascita della primogenita. Il numero uno si dice dispiaciuto per il licenziamento di Eliza, ma fa eco alla Sandberg: il servizio che forniamo alla comunità è troppo importante, non possiamo concedere altre opzioni ai genitori. Magari un giorno. Così la lettera di Eliza Khuner si conclude: «Ho risposto a Facebook che quando faranno dei cambiamenti, sapranno dove trovarmi».

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