Sessismo

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10 Settembre Set 2018 1711 10 settembre 2018

Serena Williams ha sbagliato, ma i media hanno peccato di sessismo

La stampa mondiale, compresa quella nostrana, ha dipinto una campionessa straordinaria e sempre correttissima come un'isterica fuori controllo. A una donna non si perdona un errore?

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Serena Williams Usopen Sessismo

La regina ha commesso un errore, lapidiamo la regina. Questa volta, non del cinema, dell’industria, della politica, ma del tennis.

La vicenda di Serena Williams che, durante gli U.S. Open si infuria in maniera sbagliata ed eccessiva con il giudice Ramos ha fatto il giro del mondo (una sfuriata che le è costata una multa da 17 mila dollari). Per la Williams, ancora a caccia della forma migliore dopo aver partorito una splendida erede, era una finale davvero importante. Vincerla sarebbe valso il superare il primato apparentemente imbattibile di Margaret Court di aver vinto ben 25 tornei dello Slam. La tensione era quindi alta e questo può essere comprensibile. Non è però in nessun modo giustificabile la sua reazione, eccessiva sin dal primo richiamo. Un provvedimento dato dal giudice perché a suo parere Serena stava parlando con l’allenatore, incorrendo nel fallo di «coaching». Probabilmente questo sentirsi dare un po’ della 'ragazzina bugiarda' ha fatto infuriare la campionessa che all’arbitro ha replicato dicendo «Guarda che piuttosto che imbrogliare, preferisco perdere». E contro Naomi Ōsaka ha perso.

Purtroppo però le occasioni per un nuovo provvedimento disciplinare non si sono fatte attendere e Ramos non ha fatto sconti alla campionessa, arrivando non solo al secondo penalty point ma alla segnalazione di una terza violazione che a Serena è costato un game decisivo. E qui l’americana ha dato effettivamente (un brutto) spettacolo, cosa che – è giusto ricordarlo – non le era capitato in 16 anni di carriera ai massimi livelli.

Naomi Ōsaka e Serena Williams.

Ora in questa vicenda, a mio parere, sarebbe molto facile stigmatizzare l’accaduto e chiuderla lì. Invece sono successe due cose sulle quali non si può tacere. La prima è che Serena Williams ha detto forte e chiaro al giudice prima e in conferenza poi che si è sentita vittima di sessismo da parte del giudice Ramos. La seconda cosa è che, innegabilmente, la stampa mondiale (tanto per cambiare con quella italiana in testa) ha dipinto una campionessa straordinaria e sempre correttissima, come una isterica fuori controllo. Addirittura un quotidiano ha accostato l’episodio della Williams a quello di Fenati, il motociclista che ha messo seriamente a repentaglio la vita di un altro corridore schiacciando il freno della moto dell’avversario. Viene il dubbio che, come al solito, siamo di fronte ad un’indulgenza culturale nei confronti della mancata gestione della rabbia degli uomini.

Mi permetto sulle due questioni due puntualizzazioni. Serena può legittimamente avanzare il dubbio (sostenuto anche da un tweet di Billie Jean King) che alle donne, quando hanno una reazione emotiva eccessiva e non gestita, si diano punizioni che mai verrebbero date ad un campione uomo se di rango pari alla statunitense. Ma resta il fatto che ha sbagliato, nella forma e nei toni.

Tuttavia quello che ho trovato decisamente sessista è stata la reazione dei media. Per Serena Williams la Divina, anche campionessa di fair play, il trattamento riservato a un’ultima arrivata incapace di comportarsi. Questo si che è, a mio parere, vergognoso. Le donne, come sempre, devono essere miti, sorridenti e infallibili. No, non ci sto e non ci stiamo. Per una volta rivendico il nostro diritto a sbagliare e anche parecchio, come ha fatto Serena con il giudice. Il rispetto per le grandi campionesse non può essere dato solo quando sorridono e quando vincono. Ricordare e ricordarsi chi sono, anche quando sbagliano, un «privilegio» che non può essere concesso solo a Federer and co.

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