7 Settembre Set 2018 1939 07 settembre 2018

In Gran Bretagna c'è un problema con le mutilazioni genitali femminili

La pratica è probita dal 1985, ma un'attivista ha denunciato le pressioni subite dalle bambine nelle scuole. Firmato un accordo con gli Stati Uniti per proteggere le vittime.

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Leyla Hussein FGM

Il National Health Service segnala, nel periodo tra aprile 2015 e marzo 2018, oltre 16 mila casi di mutilazioni genitali femminili (MGF) sul territorio inglese, e si ipotizza che molti casi non siano ancora mai stati resi noti. Tra le 6195 vittime dei 12 mesi tra aprile 2017 e marzo 2018, 1750 sono nate in Africa orientale e 150 in Gran Bretagna. Nonostante nel Regno Unito queste pratiche siano illegali dal 1985, l'attivista Leyla Hussein - sottoposta a MGF all'età di sette anni, quando viveva in Somalia con la famiglia - denuncia come, ancora oggi, molte ragazze inglesi subiscano pressioni all'interno dell'ambiente familiare e, addirittura, nelle scuole primarie e secondarie. «L'insistenza è ancora lì. Alcune delle mie pazienti, ora 19enni, sono arrivate qui da bambine, o sono addirittura nate in questo Paese, e sono state spinte a partire per sottoporsi a queste procedute». Molte, spiega la psicoterapeuta, sono in pericolo perchè, nonostante la criminalizzazione, infibulazione e amputazioni simili vengono ancora considerate riti di passaggio in diverse culture.

LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Negli ultimi 15 anni, il governo britannico ha imposto a medici, ospedali e assistenti sanitari di segnalare alle autorità ogni nuovo caso, rendendo più difficile per i cittadini anglosassoni organizzare le 'operazioni' all'estero. Ma gli sforzi non sono stati sufficienti a eradicare il fenomeno e l'avvertimento di Leyla Hussein arriva proprio in occasione dell'accordo di cooperazione siglato tra Londra e Washington. «Le MGF sono crimini barbari e violenti commessi su bambine che ne subiranno le conseguenze per il resto della vita. Sono un abuso, e nessuna religione, cultura o tradizioni dovrebbe permetterli», ha dichiarato Ivan Balhatchet del National Police Chiefs' Council durante l'incontro. Il co-firmatario dell'accordo, Louis Rodi, vice-segretario del U.S. Homeland Security Investigation, ha assicurato l'impegno degli Stati Uniti nel condividere tutte le informazioni necessarie a monitorare i flussi tra gli aereoporti JFK di New York e Heathrow di Londra, facendo particolare attenzione a tutti i Paesi in cui le vittime potrebbero essere sottoposte a mutilazioni. Anche Eurostar ha aderito al progetto promettendo di prendere parte alle operazioni di controllo dei viaggiatori. Secondo il trattato, in tutte le stazioni e scali aeroportuali, ufficiali e assistenti sociali devono provvedere a informare i passeggeri a proposito delle conseguenze e della pericolosità di simili procedure. La rete di controllo è pensata anche per individuare traffici o abusi su bambini e casi di matrimoni combinati.

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