7 Settembre Set 2018 1729 07 settembre 2018

Chi è Jocelyn Bell Burnell vincitrice del Breakthrough Prize

Nel 1974 fu Anthony Hewish a ricevere il premio Nobel per la sua scoperta delle stelle pulsar. Cinquant'anni dopo, il giusto riconoscimento donna.

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Difficile immaginare, e capire, quanto lavoro ci sia dietro la vittoria di un premio Nobel. Ancora più difficile immaginare, e capire, come ci si deve sentire ad aver lavorato abbastanza da meritarne uno, ma vederlo finire fra le mani di qualcun altro. Lo avrà capito bene Jocelyn Bell Burnell nel 1974, quando il riconoscimento della scoperta delle pulsar, stelle di neutrini fino ad allora sconosciute, fu conferito non a lei, ma al suo supervisor universitario, Anthony Hewish. Uno smacco figlio dei suoi tempi, essere una donna studiosa negli Anni '60 era qualcosa di quasi impensabile, ma che cinque decenni dopo ha trovato la sua giusta conclusione. La Bell Burnell è stata infatti insignita del Breakthrough Prize, titolo scientifico dal valore di 3 milioni di dollari (il triplo, in meri termini economici, di un premio Nobel). Nel consegnarle il premio, le motivazioni della commissione non hanno riguardato solo il peso della sua scoperta di 50 anni fa, ma anche il ruolo avuto dalla donna, in quanto tale, nel corso dei decenni successivi. A Bell Burnell viene riconosciuta «un'esistenza di leadership scientifica d'ispirazione» essendo insieme modello e riferimento per le giovani ricercatrici. Non è un caso, a tal proposito, che la scienziata abbia subito annunciato di voler devolvere l'equivalente del premio per sostenere borse di studio a favore di tutte quelle categorie ancora sottorappresentate nei laboratori di fisica.

CAMBRIDGE E LA SENSAZIONE DI NON ESSERE ABBASTANZA

A Cambridge, Jocelyn iniziò a lavorare fianco a fianco al suo supervisor, che voleva portare avanti uno studio di ricerca incentrato sui quasar. Nel 1967 i due, insieme ad altri cinque ricercatori, riuscirono a realizzare un radiotelescopio abbastanza potente da fare al caso loro. Nonostante questo primo successo, che diede poi il via alla sua scoperta delle pulsar, al tempo Burnell soffriva di quella che sarebbe stata poi definita 'sindrome dell'impostore': credeva di non meritarsi il ruolo che occupava. La sicurezza dimostrata dagli altri studenti di Cambridge era qualcosa di nuovo per lei, nata nell'Irlanda del Nord e cresciuta lontana dai campi curati dell'università. «Ero convinta che avessero fatto un errore con la mia ammissione e che quando se ne fossero accorti mi avrebbero cacciato» ha dichiarato. «Ma ero anche molto determinata: decisi che avrei lavorato più che potevo, così se mi avessero mandato via non avrei avuto la coscienza sporca».

LA SCOPERTA

Per i primi sei mesi, Bell continuò ad analizzare un'incredibile quantità di informazioni e dati, scoprendo per altro moltissimi quasar. La rilevazione che cambiò la sua vita, e il modo di fare ricerca nello spazio, avvenne il 6 agosto del 1967: sui suoi fogli apparve un primo segnale regolare ma non spiegabile, che la scienziata cerchiò con un punto di domanda lasciandolo da parte. Un'incongruenza che non avrebbe destato la sua attenzione, se non avesse continuato ad apparire per tutti i mesi successivi, proveniendo sempre dalla medesima area di cielo. Hewish, dal canto suo, era convinto che l'origine del segnale fosse artificiale, tanto da averlo soprannominato Little Green Men. Solamente dopo averne scoperto un secondo, un terzo e un quarto si capì che doveva trattarsi di qualcosa prodotto da diversi corpi celesti. Da lì, ci si mosse fino alla definizione di pulsar, e cioè stelle di neutrini con una massa dalla densità altissima.

IL PREMIO NOBEL SBAGLIATO

Nel 1974 il grandissimo lavoro di ricerca e studio di Jocelyn, che aveva analizzato tutti i dati prodotti senza poter disporre di computer, fu riconosciuto dalla comunità scientifica come meritorio per la vittoria del premio Nobel. Purtroppo però il titolo venne attribuito alla persona sbagliata: fu Anthony Hewish a portare a casa il titolo di scopritore dei pulsar. In seguito, i rispettivi meriti furono ben chiari e da tempo Bell Burnell viene considerata la 'madre' delle stelle di neutrini.

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