6 Settembre Set 2018 2302 06 settembre 2018

Muore di anoressia a 26 anni: l'Asl di Chieti le aveva negato le cure in Toscana

La rabbia del fratello: «Voleva curarsi ma glielo hanno impedito due volte». Sul banco degli imputati la burocrazia del servizio sanitario che non le aveva concesso una proroga. In punto di morte pesava 28 kg.

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Maria Elena pesava 28 kg ed era malata di anoressia. Le servivano cure specializzate e urgenti, ma è morta aspettando un via libera per curarsi che non è mai arrivato. La sua storia è arrivata dalla provincia di Chieti e si mescola a un caso di mala sanità, ha raccontato a Repubblica il fratello, Alessandro Pompilio. Sette mesi prima della scomparsa aveva era stata costretta a lasciare una clinica in Toscana perché l'azienda sanitaria di Chieti non le aveva concesso la proroga per continuare i trattamenti fuori regione. E ora il fratello ha chiesto a gran voce giustizia: «Voleva farsi aiutare ma glielo hanno impedito».

MALATA DALL'ETA' DI 13 ANNI

Alessandro ha raccontato che Maria Elena era malata dall'età di 13 anni e che si era sempre rifiutata di farsi aiutare ma negli ultimi anni aveva cambiato idea. Per questo si erano rivolti al centro Madre Cabrini di Pontremoli, in Toscana. E già in quella sede i problemi con la Asl di Lanciano Vasto Chieti non erano mancati. Gli operatori sostenevano che le cure fuori regione costavano troppo e che per questo non erano percorribili. Ma alla fine la prima trance di cure era andata a buon fine: «Li avevamo convinti spiegando che un giorno di degenza in Toscana costava meno di uno a Chieti».

UN MURO BUROCRATICO TRA RIMANDI E RESPONSABILITA'

I primi mesi di cura erano andati bene ma poi dall'Abruzzo non era più arrivata la proroga, così la ragazza era stata costretta a tornare a casa. A quel punto è iniziato un rimpallo di responsabilità. Prima è arrivato un ricovero inutile all'ospedale di Chieti, poi la permanenza in una casa di cura a Ortona, il nemico rimaneva sempre lo stesso: la burocrazia. L'Asl di Chieti ha poi continuato a insistere per il ricovero in una struttura abruzzese ma la famiglia ha sempre detto "no" perché si trattava di un centro non riconosciuto dal ministero della Salute per il tipo di tipologia. Alla fine la debolezza di Maria Elena ha avuto la meglio. Il primo agosto un'infezione partita da un ago le ha compromesso l'attività celebrale portandola al decesso.

L'APPELLO DELL'ASSOCIAZIONE AL MINISTERO DELLA SALUTE

Nella battaglia di Alessandro Pompilio per la giustizia si è unita anche l'associazione nazionale dedicata ai disturbi alimentari, Consult@ Noi, che ha scritto una lettera al ministro della Salute Giulia Grillo e alla dirigenza della Asl di Chieti chiedendo giustizia: «Si chiamava Maria Elena», si legge nella lettera, «ma poteva essere Francesca, Giulia o Caterina: è l'ennesimo caso di malasanità legato a questa malattia. Una storia che riguarda migliaia di pazienti che muoiono per aver avuto negata una proroga o per aver atteso mesi in liste d'attesa troppo lunghe perché non vi sono sufficienti luoghi di cura adeguati».

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