6 Settembre Set 2018 1850 06 settembre 2018

Liliana Cavani alle giovani registe: basta con l'autosacrificio

A Venezia 75 per il restauro de Il portiere di notte, l'autrice invita le colleghe e le donne a vivere meglio, a credere di più in se stesse.

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Se a Venezia ci si è lamentati della scarsa, scarissima, presenza femminile fra i titoli in gara (di donna ce n'è una sola, Jennifer Kent), al Lido non sono mancate altre occasioni per dare spazio e risalto ad attrici e registe. Dopo il premio in apertura di festival a Vanessa Redgrave, è arrivata in Laguna anche Liliana Cavani, fra i protagonisti di Venezia classici con il suo Il portiere di notte restaurato. Per l'occasione, oltre a parlare della fredda accoglienza italiana riservata alla sua pellicola al momento dell'uscita, la regista di Carpi ha anche commentato l'attuale situazione dell'industria cinematografica, invitando le giovani autrici a credere di poter fare i film che desiderano.

IMPARARE A VIVERE MEGLIO

Cavani ha detto che non è facile comprendere perché ci siano così poche donne dietro la macchina da presa. Da una parte una tradizione di finanziamenti pubblici pronta a sostenere in larga parte progetti maschili («Bisognerebbe vedere anche i numeri del ministero che attribuisce i fondi, capire come scelgano i film»), dall'altra una 'cattiva educazione' che non permette di vedere le bambine di oggi come future intelletuali di domani. Un limite che non è solo esterno, ma che finisce per essere interiorizzato e accettato anche dalle ragazze, che «spesso si autocensurano, non propongono i loro progetti sapendo di avere poco spazio», continua Cavani. Una tendenza al sacrificio che andrebbe combattuta imparando a vivere meglio ed essendo più solidali. Riflessioni che l'autrice di Al di là del bene e del male estende anche oltre i confini del grande schermo: «Anche a casa dei miei amici, a volte vedo coppie, in cui dopo una giornata di lavoro di entrambi lui sta davanti alla tv mentre lei è in cucina o a fare i lavori di casa, mica bisogna essere donna per passare un' aspirapolvere».

FERMATA DALLA CENSURA NEL 1970

Con il restauro de Il portiere di notte si augura invece che venga finalmente compreso, nel nostro Paese, un film che negli Anni '70 venne considerato pornografico, e per questo osteggiato dalla censura e dalle associazioni cattoliche. La pellicola, invece, voleva essere una riflessione sui modi in cui si combatte e si insabbia il proprio senso di colpa. Una tendenza, ricorda la regista, a cui tutti siamo portati: «Si parlava "di 'nazisti' che si curavano il senso di colpa, mi pare che ormai se lo siano curato tutti». E aggiunge: «Non c'è coscienza del passato. Non pensiamo che quel tipo di orrore possa verificarsi, poi accade. Dove tutto è considerato lecito si realizzano aberrazioni terrificanti. Ci ritroviamo al punto in cui siamo anche perché non si insegna la storia, e la Rai su questo non fa il suo dovere, dovrebbe creare nuovi programmi sul nostro passato e trasmetterli in orari che non siano a notte fonda».

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