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#MeToo

4 Settembre Set 2018 2113 04 settembre 2018

Il #MeToo sopravviverà ad Asia Argento

Le accuse di comportamento sessuale inappropriato contro l'attrice italiana non fermeranno il movimento: «È più grande di lei». L'indagine del Guardian tra attiviste e commentatrici.

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A meno di un anno dall'inizio dello scandalo Weinstein, il movimento #MeToo vive giorni di crisi a causa dello scontro tra due delle sue principali sostenitrici: Asia Argento e Rose McGowan. L'ultimo capitolo della lite il 4 settembre: la McGowan ha dichiarato in un'intervista a una tivù britannica di «sentirsi tradita da Asia». L'attrice è a Londra per ricevere l'“Inspiration prize” durante l'evento “Men of the Year” di Gq. In molti temono che le accuse contro la Argento porteranno discredito sul #MeToo. Altri sperano che daranno una nuova sfumatura alla discussione. Il Guardian ha raccolto le opinioni di diverse commentatrici e attiviste del movimento per capire in che direzione sta andando.

Rose McGowan

Dopo che la storia sulla figlia del regista horror ha fatto il giro del mondo, Tarana Burke, che lanciò il #MeToo nel 2006, ha scritto su Twitter: «Ho detto più volte che il movimento è per tutti, inclusi i giovani ragazzi che si stanno facendo avanti adesso». La Burke ha anche enfatizzato che, per i progressi del #MeToo, dobbiamo tutti «abituarci alla scomoda realtà che non c'è una sola strada per diventare un molestatore... E non ci sono modelli immortali».

«SI PUÒ ESSERE VITTIME E CARNEFICI CONTEMPORANEAMENTE»

Laura Palumbo, direttore della comunicazione al National Sexual Violence Resource Center, ha sottolineato come spesso molte persone che sono state vittime di abusi non si sentono di impersonare quello che si considera la «vittima perfetta», e questo le ferma dal denunciare o raccontare le loro esperienze. Palumbo è convinta che il caso Argento avrà il potenziale di aumentare la consapevolezza che uno può essere contemporaneamente vittima e carnefice.

LA RABBIA DELLE ATTIVISTE

Nelle ultime settimane, c'è stata molta discussione su quanto le accuse all'attrice italiana impatteranno sul movimento. Il solo fatto che questa domanda sia stata sollevata ha irritato diverse persone, che temono che voci privilegiate di Hollywood come quella dell'Argento e della McGowan abbiano messo a repentaglio anni di lavoro, molto meno pubblicizzato, delle attiviste femministe. Lexi Alexander, una regista arabo-tedesca nominata all'Oscar, ha detto al Guardian che «la caduta dell'Argento non farà deragliare il #MeToo. Quelle che di noi hanno da sempre denunciato l'ambiente tossico di Hollywood sapevano che lo scandalo Weinstein avrebbe avuto conseguenze positive e negative. Noi guardavamo in disparte mentre gente che aveva sempre accettato le molestie improvvisamente saliva sul carro della denuncia e mentre certe celebrità si mettevano sotto i riflettori. Eravamo qua prima e saremo qua dopo la fine della bufera».

«IL MOVIMENTO È PIÙ GRANDE DI ASIA»

Anche l'acclamato avvocato per i diritti delle donne Gloria Allred, che rappresenta una delle accusatrici di Weinstein, è convinta che il dibattito sull'Argento non danneggerà il #MeToo. Quando il caso del produttore di Hollywood scoppiò, sostiene la Allred, le vittime di violenze hanno alzato la testa come mai lei aveva visto in 44 anni di carriera. «Il movimento è più grande di Asia Argento», ha detto l'avvocato, «andrà avanti e si accrescerà. Diventerà più potente che mai. Ci sono ancora molti nomi che devono venire fuori, io so in quali armadi sono nascosti molti degli scheletri, per usare un cliché. È solo questione di tempo».

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