3 Settembre Set 2018 1748 03 settembre 2018

Il protocollo per la parità di genere firmato a Venezia 75

Artefice il movimento 50/50 2020 che si batte per arrivare a una rappresentanza egualitaria entro due anni. Per Jasmine Trinca «una lotta comune».

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Al Festival del Cinema di Venezia sono non sono state le poche le critiche sulla scarsa rappresentanza femminile: una sola regista in concorso, l'australiana Jennifer Kent, un 22% di film diretti da donne proposti alla selezione della, Venezia sarà pure contraria alle quote rosa perchè l'arte non dovrebbe averne - come ci ha detto Lina Wertmüller - ma un problema di rappresentanza c'è e pure bello forte. Che non riguarda solo la Biennale ma tutta il settore: «Dati di fatto che corrispondono ad una situazione evidentemente sbilanciata e inaccettabile», ha ammesso il direttore Alberto Barbera. Così un protocollo di impegno, trasparenza, osservatorio, nella speranza che le cose migliorino, è stato firmato ufficialmente nel week end dal presidente della Biennale Paolo Baratta. Artefice il movimento 50/50 2020 che si batte per arrivare ad una rappresentanza paritaria entro due anni, attraverso le componenti italiane: Dissenso Comune (Jasmine Trinca in delegazione) e Women in Film Italia (la presidente Kissy Dugan e la vice Margherita Chiti).

L'IMPEGNO PER LA CONTINUITÀ

Se le donne a maggio avevano messo sotto accusa, con un dossier preciso di numeri e indagini, il 'maschilista' Festival di Cannes, a Venezia è andata decisamente meglio: i dati proposti dal presidente Paolo Baratta sono vicini ad una rappresentanza di parità anche a livello dirigenziale e così il protocollo impegna sì ma nel segno della continuità: continuare a mantenere un elevato numero di donne nell'organizzazione, continuare a mantenere la massima trasparenza nell'elenco dei membri dei comitati di selezione e dei programmatori con l'obiettivo di eliminare ogni sospetto di mancanza di diversità e parità, continuare a presentare pubblicamente statistiche per sostenere i movimenti contro il gender gap con dati certi.

«UNA LOTTA COMUNE, NON SOLO DELLE DONNE»

«Non è una battaglia delle donne», ha sottolineato Jasmine Trinca, «ma una lotta comune perché tutte le voci servono a rappresentare la complessità». Ogni anno a Venezia, hanno spiegato Baratta e Barbera, «ci sarà un momento dedicato per vedere i progressi di questo percorso». Ma, come ha ricordato la Trinca, il problema è anche a monte: «Dalle scuole di cinema escono uomini e donne in proporzione ma solo il 20% dei film prodotti sono di registe», un blocco che accade nella produzione dove tantissimi, troppi sono i pregiudizi sulle donne, «muri», ha concluso Barbera, «ancora da abbattere».

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