2 Settembre Set 2018 0900 02 settembre 2018

'L'amica Geniale' di Elena Ferrante si svela a Venezia 75

Al Lido proiettate in anteprima le prime due puntate della serie-evento che sarà in autunno sulla Rai. Un marketing dell'attesa che somiglia alla carriera della misteriosa autrice: ripercorriamola.

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Elena Ferrante Amica Geniale Venezia

L'ex area industriale Saint Gobain a Marcianise dove è stato ricreato il rione Luzzatti del quartiere Gianturco, sei palazzine e una chiesa a fare da sfondo al prologo. E poi le vetrine chic di Eddy Monetti traboccanti di abiti eleganti, il negozio Elettrodomestici Russo con la pubblicità del televisore in vendita 'a lire 245', la cornice della Galleria Principe di una Napoli catapultata - magia del cinema - negli Anni' 50. La Mostra del Cinema di Venezia toglie il velo in anteprima a L'Amica geniale, kolossal tv tratto dai racconti di Elena Ferrante. Una serie evento (si parla di 150 attori, 5 mila comparse, un set da 20 metri quadrati) prodotta assieme all'americana Hbo (Il trono di spade vi dice nulla?) diretta da Saverio Costanzo, habitué di Venezia (l’ultima nel 2014 con Hungry hearts) e che come da espresso desiderio dell'autrice, ha un cast di volti nuovi: Lila e Lenù bambine sono Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio, da adolescenti hanno il volto di Gaia Girace e Margherita Mazzucco, e l’unica nota è Alba Rohrwacher alias Lenù da adulta.

DUE PUNTATE SUL LIDO IL RESTO IN AUTUNNO SULLA RAI

Due puntate sul Lido (fuori concorso of course, nelle proiezioni speciali), il resto sulla Rai in autunno (dal 27 novembre) per centellinare le vicende di Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, e il mistero della sua amica di una vita Lila. La sua migliore amica, la sua peggiore nemica. La serie Tv verrà svelata, così, un po' alla volta. Un geniale, come da titolo, mossa di marketing (in stile Young Pope di Sorrentino) che mima lo stile narrativo delle misteriosa scrittrice, maestra nel togliere un poco per volta il velo della storia, nei suoi romanzi come nella sua carriera. Un espediente che evidentemente le ha sempre portato fortuna.

UNA QUADRILOGIA LETTERARIA CHE HA VENDUTO MILIONI DI COPIE

Negli Stati Uniti è stata coniata l’espressione Ferrante fever per descrivere il suo successo. «Elena Ferrante è tra i più grandi romanzieri del nostro tempo. I suoi libri sono magnifici, coraggiosi, implacabili» ha scritto il New York Times Book Review. I 4 volumi che compongono la storia di Lila e Lenù, le amiche cresciute nello stesso rione di Napoli ma destinate a prendere strade diverse, hanno venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo. E nessuno sa ancora con certezza chi si nasconda dietro lo pseudonimo dell’autrice. Solo il suo editore e pochissimi altri sono a conoscenza della sua vera identità, per il resto rimasta nascosta al pubblico ormai per decenni.

UNA SCRITTRICE DALL'IDENTITÀ MISTERIOSA

La storia della scrittirce senza volto e velata da uno pseudonimo è partita nel 1992 col suo primo romanzo L’amore molesto (da cui è stata tratta una versione cinematografica di Mario Martone è stata realizzata nel 2000) pubblicato dall'editrice E/o: nessun dato biografico (eccetto l’origine partenopea) dell'autrice, nessuna foto, nessun intervento in pubblico. La scelta ripetuta per I giorni dell’abbandono (2002) e da La figlia oscura (2006) ha contribuito a creare l'alone di mistero. Solo il suo editore e pochissimi altri sono a conoscenza della sua vera identità, per il resto rimasta nascosta al pubblico ormai per decenni. Il successo mondiale arrivato proprio col 'ciclo dell’amica geniale', di cui L’amica geniale è il primo volume di una quadrilogia talmente riuscita da diventare bestseller negli Stati Uniti dove persino Hillary Clinton si è dichiarata fan della serie, ha acceso i riflettori sullo pseudonimo, Elena Ferrante, e innescato la corsa alla scoperta della sua vera identità.

LA PRESUNTA IDENTITÀ SVELATA DA UN'INCHIESTA DEL SOLE 24 ORE

Con gli anni in molti hanno azzardato ipotesi tirando in ballo diversi nomi riconducibili alla letteratura italiana o a figure meno note impegnate comunque nell’editoria. Fino a che un'inchiesta de Il Sole 24 ore ha fatto luce sull'arcano spiegando gli indizi «puntano il dito su Anita Raja, traduttrice 63enne residente a Roma figlia di un’ebrea di origine polacca prima sfuggita all’Olocausto e poi trasferitasi a Napoli e sposata con lo scrittore napoletano Domenico Starnone». Raja, ha spiegato il quotidiano, «ha da tempo uno stretto rapporto di collaborazione con Edizioni e/o, la casa editrice di Ferrante, per la quale da anni lavora come traduttrice dal tedesco». L’autore dell'indagine è giunto a questa risposta indagando sui compensi pagati negli ultimi anni dalle Edizioni e/o alla collaboratrice, che a suo dire avrebbero subito un incremento notevole proprio in concomitanza col successo de L’amica geniale che «è arrivato a superare di oltre sette volte il compenso del 2010, quando il successo dei suoi libri era ancora circoscritto all’Italia e ancora non era stato pubblicato il primo volume della tetralogia».

I COMPENSI SVELATI E LA RIVOLTA DEI FAN

Ma l'inchiesta si è spinta oltre e ha stabilito dei collegamenti tra il successo del libro (e quindi degli introiti dell’autrice) e alcuni beni immobili che Anita Raja e suo marito avrebbero acquistato, nel dettaglio «11 vani e mezzo per un totale di 227 metri quadri all’ultimo piano di un’elegante palazzina dei primi del Novecento in una delle strade più belle di Roma»: valore di mercato «tra 1,2 e 2 milioni». La reazione della casa editrice è stata molto decisa: «Pensiamo che questo genere di giornalismo sia disgustoso», ha detto Sandro Ferri, l’editore di Ferrante, al Guardian: «Si tratta di andare a cercare nel portafoglio di un autore che ha deciso di non rendersi pubblico». E le ricostruzioni che non sono piaciute anche al popolo di fan della Ferrante che sul web hanno difeso il diritto all’anonimato dell’autrice e criticato l'opportunità di svelare una figura che è riuscita a emozionare milioni di lettori senza svelarsi, semplicemente con la sua prosa. E chissà che ora anche le sue storie diventate immagini non facciano sognare il pubblico di Venezia.

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