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#MeToo

30 Agosto Ago 2018 1643 30 agosto 2018

Il caso Ronell ci racconta un altro #MeToo

Una docente della Nyu è stata ritenuta responsabile di molestie nei confronti del suo ex studente Reitman. Il modo con cui si è difesa ci racconta che l'abuso di potere è una tentazione di tutte e tutti.

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Due anni fa in Italia è stato pubblicato un romanzo distopico di Naomi Alderman, Ragazze elettriche (Nottetempo edizioni), che racconta di un mondo dove le giovani donne hanno sviluppato la capacità di fulminare con un tocco delle mani chiunque cerchi di molestarle. Grazie a questo superpotere, hanno ridotto in schiavitù gli uomini. Il libro è una riflessione sul potere e sulla tendenza ad abusarne e dà una risposta provocatoria alla domanda: cosa succederebbe se i rapporti di potere tra i generi fossero invertiti? L'abuso è una prerogativa maschile o è una insopprimibile tentazione di chiunque può esercitare un dominio su un altro? Sono le stesse domande che pone una storia pubblicata a metà agosto sulle colonne del New York Times e che racconta di una famosa docente universitaria della New York University, Avital Ronell, ritenuta responsabile di molestie sessuali nei confronti di un suo studente, Nimrod Reitman. «Cosa succede a #MeToo quando ad essere sotto accusa è una femminista?» è il titolo del pezzo. Una vicenda che, molto meglio di quella riguardante Asia Argento, aiuta a problematizzare il tema complesso del rapporto tra sesso e potere.

Ronell è una delle poche vere "star" della filosofia di questo mondo

Un collega della docente accusata di molestie

LA STORIA DI AVITAL RONELL, COLPEVOLE DI MOLESTIE

Avital Ronell, 66 anni, è una docente di tedesco e letteratura comparata alla Nyu, lesbica e femminista, definita da un collega come «una delle poche vere 'star' della filosofia di questo mondo». Dopo un'inchiesta lunga undici mesi e condotta attraverso la Title IX investigation, una procedura pensata soprattutto a tutela delle donne nell'accademia, è stata ritenuta colpevole di molestie sessuali, fisiche e verbali, ai danni di un suo studente specializzando, Nimrod Reitman, e per questo sospesa dal suo ruolo per un anno. A sua difesa sono scesi in campo alcuni dei più grandi studiosi americani, molte le femministe tra cui Judith Butler, autrice di Gender trouble, uno dei testi capitali degli studi di genere negli Usa. «Sebbene non abbiamo accesso al dossier confidenziale (che descrive le molestie, ndr.), tutti noi abbiamo lavorato per molti anni insieme alla professoressa Ronell. Tutti noi abbiamo visto come si relaziona con gli studenti e alcuni di noi conoscono l'individuo che ha alimentato questa campagna denigratoria nei suoi confronti». In un'altra parte della lettera viene richiamato il prestigio internazionale della professoressa, con una strategia di difesa che, nota il New York Times, non è molto differente da quella adottata da alcuni uomini di potere accusati nell'ambito della campagna #MeToo.

TRE ANNI DI APPROCCI NON RICHIESTI E IL PRESUNTO ASSALTO A PARIGI

Secondo le accuse di Reitman, che oggi ha 34 anni ed è sposato con un uomo, i problemi sono iniziati nel 2012 quando Ronell lo invitò a trascorrere qualche giorno a Parigi con lei, ancor prima di iniziare il suo periodo di studi a New York. Il giorno che arrivò, la professoressa gli chiese di leggergli qualche poesia in camera da letto, mentre lei faceva un pisolino. Subito dopo, lei lo avrebbe trascinato sul letto, portandogli le mani sul suo seno e spingendo le sue natiche contro i genitali di lui. Poi ci furono dei baci e una replica di quanto già successo poche ore prima. La mattina dopo, lui le disse che quanto successo non gli sembrava corretto, ma le molestie continuarono per tre anni. Ci sono decine di mail a testimoniare l'intimità con cui la docente si rivolgeva allo studente, mentre le accuse di aggressione sessuale sono cadute per mancanza di prove. Riguardo le mail, Ronell ha sostenuto durante le indagini di non avere mai avuto sentore del fatto che il suo studente potesse sentirsi in imbarazzo.

Ronell e chi la difende hanno provato a screditare l'accusatore in modi che sono familiari: "Perché non ha denunciato prima?"

New York Times

LE SIMILITUDINI CON ABUSI VISSUTI DALLE DONNE

Anche in questa risposta della professoressa si notano schemi già visti nei casi, molto più frequenti, in cui è un uomo ad abusare della sua posizione di potere rispetto a una donna. Ronell era infatti la responsabile del percorso di studi di Reitman dal cui giudizio dipendeva la sua futura carriera. «Ronell e qualcuno tra chi la difende - scrive il quotidiano americano - hanno tentato di screditare il suo accusatore in modi familiari, chiedendo come mai abbia impiegato tanti anni per riferire le molestie, e perché era così intimo con la professoressa se, in effetti, viveva con angoscia questo rapporto. Forse, ha suggerito la professoressa, Ronell era frustrato perché non abbastanza brillante. «Il suo più grande cruccio - ha dichiarato in fase di indagini - era l'incoerenza dei suoi scritti, la mancanza di un argomentare riconoscibile». Le similitudini con i racconti degli abusi subiti dalle donne che hanno aderito a #MeToo sono abbastanza evidenti, eppure Reitman ha dichiarato di non aver mai agito per diventare un caso nazionale di riflessione sul rapporto tra i generi e che, comunque, le sue accuse sono precedenti al caso Weinstein. La professoressa Ronell, però, si è lamentata di essere stata dipinta da Reitman, «come uno di quei boss di Hollywood che solitamente vanno dietro alle starlette».

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