20 Agosto Ago 2018 1328 20 agosto 2018

«Niente donne in curva Lazio»: finalmente il sessismo viene preso sul serio

Il volantino che voleva escluderci dalle prime dieci file questa volta ha scandalizzato anche gli uomini. E sono state avviate delle indagini: l'ipotesi di reato è quella di discriminazione.

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Lo Sport non sempre regala gioie, questo lo sappiamo. Chiaramente non mi riferisco al lato agonistico con sconfitte e vittorie, ma ai messaggi che consegna alla sterminata platea di amanti del calcio. Lo sanno bene UEFA e FIFA che da sempre tentano di promuovere messaggi sociali coinvolgendo i grandi campioni: campagne sul fair play, poi contro il razzismo, l’impegno di alcuni giocatori contro l’omofobia. Nel week end, però, a far discutere è stato un volantino che in molti abbiamo sperato fosse solo uno scherzo di pessimo gusto. Un volantino con firma riconducibile al coordinamento dei tifosi laziali 'Diabolik Pluto' (gruppo che ha sostituito gli Irriducibili), diceva chiaramente che nelle prime 10 fila della curva non fossero ammesse donne, mogli fidanzate. La sollecitazione si ammantava anche di una certa vena 'epica' quando sottolineava che «Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori». Se non fosse tutto vero, onestamente ci sarebbe da piegarsi in due dalle risate. E invece no, tutto serissimo, al punto che sono state avviate doverose indagini: l'ipotesi di reato che si configurerebbe è quella di discriminazione, scrive l'Ansa, e nelle prossime ore potrebbero scattare le prime denunce.

Ammetto che la vicenda mi ha lasciata stupita prima di tutto per una cosa: le donne allo stadio sono notevolmente aumentate e proprio in un recente articolo sottolineavo come il tifo organizzato 'femminile' non sia più un’eccezione, ma una vera realtà in molti stadi. Bruttissimo quindi ritenerci ancora 'un corpo estraneo' alla passione e al tifo più devoto. Ma un secondo dopo questa considerazione sportiva, non ho potuto non avere un attimo di sconforto ragionando su come sia possibile che, nel 2018, qualcuno ancora si sogni di decidere dove e come una donna possa partecipare a una partita di calcio.

«Beh, dopotutto dal mondo degli ultras ci si può aspettare una cosa simile», direbbe qualcuno, e invece a questo concetto mi oppongo con fermezza. Al di là di qualche individuo avvezzo a gesti che tifo non sono e che vanno solo annoverati tra le 'esperienze' da codice penale, io ho un grande rispetto per chi vive una passione sportiva con trasporto. Chi sente la propria squadra di calcio come un pezzo della propria vita sa bene cosa vuol dire condividere con un altro individuo, donna o uomo che sia, questo amore viscerale. L’essere un tifoso di una squadra va oltre le differenze di genere e non a caso sono stati moltissimi gli uomini che si sono indignati per quel volantino. Per una volta, quindi, mi sento di dire che la tracotanza prevaricatrice di questo messaggio non ha infastidito solo le donne, ma tutti quanti. Ed è un segnale positivo, soprattutto perché sono finalmente gli uomini a ribadire che il sessismo e la discriminazione siano una violenza inaccettabile.

Concetto che ha giustamente ribadito Carolina Morace, mito del calcio femminile e ora allenatrice del Milan donne. La serietà con cui la Digos e la SS Lazio hanno preso la questione ci conforta e non poco. Il portavoce della squadra biancoceleste, Arturo Diaconale, non ha esitato a prendere le distanze della Società dal volantino, ribadendo la condanna ad ogni forma di discriminazione. Dalle Forze dell’Ordine attendiamo a momenti i primi nomi degli indagati. Insomma, per una volta ci sembra che l’Italia abbia reagito con la giusta determinazione, davanti a un gesto inaccettabile e violento contro le donne. Ora ci aspettiamo di vedere, alla prossima partita in casa della SS Lazio, tante tifose, soprattutto tra quelle prime dieci file.

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