10 Agosto Ago 2018 2049 10 agosto 2018

Discriminazioni e molestie, ex dipendenti accusano Nike

Pagate meno dei colleghi uomini e importunate sul lavoro citano l'azienda a Portland, Oregon. E puntano a far diventare la loro causa una class action. 

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Nuova grana per Nike. Due ex dipendenti hanno fatto causa al colosso dell'abbigliamento sportivo accusandolo di averle discriminate sia sul fronte degli stipendi sia su quello delle promozioni. L'azione legale segue le varie denunce interne alla società che hanno portato nei mesi scorsi all'addio improvviso di 11 manager per comportamento inappropriato sul posto di lavoro.

20 MILA DOLLARI MENO DI UN UOMO

La causa presentata da Kelly Cahill e Sara Johnston punta a diventare una class action. Le accuse sono state depositate giovedì 9 agosto presso la Corte di Portland, in Oregon. Nike ha «deliberatamente e volutamente discriminato», si legge nella documentazione presentata, nella quale le due ex dipendenti chiedono di recuperare per intero le perdite in termini di compensi e benefit. Cahill, ex manager dal 2012 al 2017, accusa Nike di averla pagata in media 20 mila dollari in meno rispetto a un collega uomo dello stesso livello: nonostante le lamentele ripetutamente presentate, lo staff delle risorse umane - sostiene Cahill - non ha intrapreso alcuna azione. Johnston riferisce invece di essere stata assunta con un salario iniziale di 33 mila dollari: due mesi dopo di lei Nike ha invece ingaggiato un uomo con meno esperienza e credenziali decisamente inferiori per uno stipendio iniziale di 35 mila dollari.

DENUNCE DI MOLESTIE DAI COLLEGHI

A questo si aggiunge - prosegue Johnston - il comportamento di un suo ex collega, che le ha inviato una sua foto nudo e continuato a tempestarla di messaggi non legati al lavoro, nonostante le richieste della donna di smetterla. L'uomo ha in seguito iniziato a trattarla male, rifiutandosi di partecipare agli incontri che organizzava e nascondendole informazione che le sarebbe state necessarie per svolgere le sue funzioni lavorative. «Gli arbitri di queste politiche e di queste pratiche sono un piccolo gruppo di manager di alto livello che sono per la maggioranza uomini» hanno aggiunto le due ex dipendenti nell'azione legale, definendo l'atteggiamento di Nike ostile nei confronti delle donne.

L'AZIENDA ADEGUA GLI STIPENDI DOPO INDAGINI INTERNE

Si tratta di accuse pesanti che gravano sull’azienda in un momento molto delicato: in primavera era già partita una causa collettiva contro Nike proprio per discriminazione, in quello che i media hanno chiamato the Nike’s MeToo, in riferimento al movimento nato dopo lo scandalo Weinstein.

Negli ultimi mesi 10 manager hanno lasciato la società, fra i quali Trevor Edwards, l'ex numero due dimessosi in seguito alle denunce di comportamento inappropriato sul posto di lavoro, e Jayme Martin, l'ex vice presidente. Per far fronte allo scandalo, Nike ha di recente annunciato al termine di un'indagine interna sui salari un aumento dei compensi per 7 mila dipendenti, circa il 10% della forza lavoro totale, cercando di rassicurare sulla parità salariale e ridisegnare la cultura interna.

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