10 Agosto Ago 2018 1500 10 agosto 2018

Così l'informazione per le donne sta cambiando il mondo

Le redazioni di uomini trasmettono un punto di vista maschile. Che ci allena a sentirci inferiori. Per questo sono sempre di più i progetti editoriali femministi.

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Donne Femminismo Informazione Comunicazione 5

Facciamo spesso distinzione tra giornali di destra e giornali di sinistra, tuttavia tutte le testate che si leggono si schierano da un'unica parte: quella degli uomini. Secondo una ricerca dello European journalism observatory su 11 Paesi europei, le firme femminili sono appena il 23% ( il 21% in Italia, la percentuale più bassa di tutti gli Stati presi in esame). Ciò ha ovviamente ripercussioni ed influenze sulla narrazione di eventi, sulla selezione delle notizie e sul modo di rappresentare la figura femminile. A ruota si riflette sulla percezione che la donna ha di se stessa, del mondo che la circonda e su come esso la condiziona. Se il contenuto delle informazioni non cambia la colpa è dello status quo che si perpetua a tutti i livelli (lavorativo, d'informazione..) e che, come su un tapis roulant infinito, ci fa correre facendoci pensare solamente alla speranza di riuscire a soddisfare i canoni richiesti dalla società. A meno che non si crei un modello alternativo di informazione, una ginnastica mentale fai-da-te fatta da donne per le donne. E in effetti, molte sono riuscite a creare piccole o grandi oasi in cui praticare un po' di sano esercizio di fiducia in se stesse e di informazione differente.

L'AMBIENTE ATTORNO CI ALLENA ALLA MANCANZA DI AUTOSTIMA

Se si vuole combattere la diseguaglianza di genere servono piú informazione ed educazione sul tema. Ma se i media divengono l'eco di un sistema di canoni patriarcali, leggere i giornali rischia di equivalere ad andare in palestra e fare esercizi sbagliati. Per il neuroscienziato Marc Lewis, gli umani, come tutti i mammiferi, hanno un cervello progettato per l'apprendimento in sincronia con l’ambiente circostante ed è per questo che risulta difficile cambiare le nostre abitudini, se nulla cambia intorno a noi. Se il nostro cervello viene continuamente messo davanti a un esercizio di paragone con modelli di perfezione estetica, non è un caso che la nostra autostima e confidenza nella nostre capacitá inizi a mancare e, sapendo di non soddisfare le condizioni che l'ambiente circostante ci richiede, si tenda a sviluppare, non muscoli, ma un senso di colpa interiorizzato. Si fa una sorta di ginnastica mentale-visiva basata su un modello presentato dall’altro sesso che ci rappresenta come inferiori, sottolineando la centralità delle nostre qualità estetiche, lasciando ai margini le nostre competenze e facendo spesso riferimento al nostro modo di vestire. In un sistema che ci vuole impeccabili rispetto ai canoni maschili, pratichiamo questo esercizio anche a livello lavorativo: le donne tendono infatti a fare domanda per un posto di lavoro solamente se sono qualificate al 100%, mentre gli uomini mandano i loro curriculum anche quando il loro curriculum è solamente al 60% completo dei requisiti richiesti. Se cliccare un tasto per rispondere d un annuncio diviene cosí difficile perché la societá ci ha insegnato ad essere non all’altezza per default, è forse necessario iniziare a rivoltarsi e creare una contro-informazione, per sentirci un po' meglio con noi stesse, un po' più in forma, per riuscire a essere veramente informate, libere e emancipate. E ciò può partire soltanto da noi stesse.

L'ALTRA INFORMAZIONE EUROPEA: QUELLA SCELTA DALLE DONNE

Nel 2017 ha aperto in battenti la rivista online NewsMavens. La direttrice, la giornalista polacca Zuzanna Ziomecka, ha preso spunto da un format utilizzato dal giornale in cui lavorava, Gazeta Wyborcza, che presentava una serie di notizie sul mondo dal punto di vista del "gentil sesso". Zuzanna ha deciso di espandere il progetto a livello Europeo, ponendosi la domanda: un giornale realizzato completamente da giornaliste, darebbe una visione del mondo diversa da quella a cui siamo abituati? Ebbene, a quanto pare, noi donne parliamo di altro. Non di altro che sia futile, ma di altro che esiste, accade e che crediamo sia importante raccontare. Noi diamo rilevanza a diversi tipi di informazione, spesso molto più variegata di quella abitualmente offerta da testate a prevalenza maschile - ovvero tutte. Così molte notizie non ci vengono narrate e molti dettagli vengono tralasciati perché, secondo il giornalista, raccontare quel tema non è interessante, e non fa notizia. Dal momento che i giornali, giustificandosi con la necessità di affrontare la crisi economica, si concentrano sulla pubblicazione di più contenuti possibili sugli stessi argomenti. NewsMavens vuole dare invece risalto a notizie che passano inosservate, soprattutto quelle di attualità provenienti da Paesi europei che vengono molto spesso dimenticati dalle testate più mainstream. Con questa prospettiva, le curatrici - giornaliste - scelgono e traducono in inglese le notizie pubblicate dai giornali in cui lavorano che ritengono abbiano bisogno di un'eco internazionale, che siano legate all'uguaglianza di genere ma che raccontino fatti di cronaca e avvenimenti specifici. Per disseminare così informazioni raccontate solo a livello locale che spesso non riescono ad uscire dai confini nazionali, ma che possono dare un idea di cosa succeda veramente intorno a noi.

Rebecca Amsellem, fondatrice della newsletter femminista Les Glorieuses.

LES GLORIEUSES: DOPO LA FRATERNITÀ, CI VUOLE LA SORELLANZA

Les Glorieuses (Le Gloriose) è una newsletter femminista che viene inviata ogni mercoledì. È stato durante il suo dottorato in Economia che Rebecca Amsellem, ha sentito il bisogno di mobilitare, in qualche modo, la societá femminile francese. «Volevo creare qualcosa che facesse interessare più persone al femminismo e mostrare che esso è ovunque e è accessibile», mi dice mentre parliamo nel suo ufficio in centro a Parigi. Occupandosi di temi come la disparitá salariale di genere e l'emancipazione della donna sul lavoro, nel 2015 ha deciso di sfruttare la campagna #7Novembre16:34 - ovvero il momento in cui le lavoratrici francesi iniziano a lavorare gratuitamente, visto che i restanti 38,2 giorni lavorativi rappresentano la differenza tra i salari tra uomini e donne - per dare visibilità alla newsletter che aveva da poco creato. «Ci si aspetta tanto, anche troppo da noi. Essere belle, educate, in forma, madri perfette e lavoratrici impeccabili. Ciò è destabilizzante, perché la paura di essere criticate a tutto tondo ci rende più timorose di fare errori e di sbagliare. La newsletter serve a far sentire coloro che la leggono meno colpevoli con loro stesse» . I temi sviluppati sono principalmente quattro: politica, potere, cultura e sesso e vengono affrontati in chiave femminista. Negli ultimi tre anni la newsletter ha raccolto circa 90 mila lettrici e, visto il successo, il progetto è stato allargato anche al pubblico più giovane, Les petites glorieuses, tra i 13 e 17 anni. «È la newsletter che avrei voluto leggere quando ero una teenager», mi confessa. E a scriverla sono due ragazzine, solo un po' più grandi, che danno informazioni, spunti e incoraggiamento, tanto necessari a quest'età, ma che non si ricevono né in famiglia, né a scuola. Oltre a considerare la donna come individuo, la newsletter vuole essere un punto di partenza per sviluppare un sentimento di solidarietà e sorellanza. «'Fraternità' è una delle parole simbolo della Francia, ma dovremmo iniziare a parlare anche di 'sorellanza'. Non avverrá nottetempo, ma se continueremo a vederci come nemiche, sará ben difficile raggiungere l'emancipazione femminile>>. Il passaparola e la possibilità per molti Paesi africani di poter comprendere la lingua francese ha fatto si che Les Glorieuses uscisse dai confini nazionali. In più, insieme alla newsletter, anche il recente podcast viene ascoltato al di lá del Mediterraneo. E quest'anno Rebecca ha pubblicato il suo primo libro Les Glorieuses, chroniques d'une féministe edizioni Hoebecke, in cui parla del suo percorso e dell'esperienza de Les Glorieuses «per suscitare una piu profonda riflessione sul ruolo delle donne».

QUELLE VOCI CHE SI FANNO SPAZIO IN ITALIA

Molti esempi positivi dall'estero, e in Italia? Se non si parla inglese o francese, non bisogna demordere pensando che l'erba del vicino sia sempre più verde, irrorata da femminismo a go-go. L'esercizio di buona ginnastica femminista nel Bel Paese è più uditivo che di lettura. Negli ultimi anni sono stati realizzati molti podcast ad hoc, a partire dall’ormai ferma, ma ancora ascoltabile, “Labbrini”, una produzione che si autodefiniva «atollo radio femminista» e che presentava mensilmente «ondate di potere femminile», ovvero progetti e imprese fatti da donne. A spingere la diffusione di un'informazione più women-frendly ci sono poi "Morgana", "Senza rossetto" e "Chiamando Eva", tutte 'trasmissioni' capaci di distribuire consigli e stimolare la fiducia in noi stesse. Per chi invece ha bisogno non solo di una voce, ma anche di un luogo fisico, una palestra per praticare una certa elasticità mentale femminista, a Milano si trova la Libera Università delle Donne dove si possono seguire corsi, workshop e seminari sul femminismo. E sono solo alcuni dei tanti esempi che possono facilitare il cambiamento di prospettiva e renderci meno dipendenti dal giudizio dell'altro sesso. Come dicono Les Glorieuses, la loro newsletter è aperta a tutte «le donne e gli uomini che si interessano delle condizioni delle donne nel mondo»: non vi è la volontà di escludere i maschi anzi, abbiamo bisogno della loro solidarietà. Ma prima di tutto, è bene guardarci le spalle tra di noi e creare un mondo solidale che ci possa rispecchiare. Solo noi, del resto, noi sappiamo di cosa abbia bisogno. Possibilmente meno palestre.

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